Petizione: “L’inchiesta sulla scomparsa di mia sorella Emanuela Orlandi non sia archiviata”

22 Lug

Carissimi lettori, inserisco questo post per contribuire a diffondere l’invito a prendere visione, e possibilmente firmare, la petizione lanciata da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, affinché l’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori non venga archiviata ma possa proseguire per cercare di scoprire la verità su questa triste e misteriosa vicenda. Questo è il link che porta alla pagina web dove è riportato il testo della petizione e da dove è possibile sottoscriverla. Invito tutti a diffondere questo importante messaggio per cercare di raggiungere la soglia delle 75.000 firme. Grazie a tutti!

https://www.change.org/p/l-inchiesta-sulla-scomparsa-di-mia-sorella-emanuela-orlandi-non-sia-archiviata?recruiter=342764111&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

Quota periscopio! (1959)

22 Lug

In ricordo di James Garner

(7 aprile 1928 – 19 luglio 2014)

TRAMA

1942, Seconda guerra mondiale. Il sommergibile americano Barracuda agli ordini del comandante Stevenson (Edmond O’Brien) è impegnato in una difficile missione di guerra. Il suo compito è quello di trasportare nei pressi di un’isola del Pacifico presidiata dai giapponesi un uomo scelto, il tenente Braden (James Garner), a cui spetta la parte più rischiosa dell’impresa: raggiungere a nuoto l’isola e infiltrarsi di nascosto in una stazione radio nemica per impossessarsi del codice di trasmissione. Durante le fasi iniziali della missione, il clima all’interno del sommergibile è piuttosto teso perchè gran parte dell’equipaggio non vede di buon occhio il comandante Stevenson per un episodio avvenuto in una precedente missione: la scelta di attenersi scrupolosamente al regolamento militare del comandante fu, infatti, la causa indiretta della morte di un membro dell’equipaggio. Anche Braden non condivide alcune decisioni di Stevenson ma comincia a cambiare idea sul suo conto quando questi dirige brillantemente le operazioni di attacco a un cacciatorpediniere nemico. Arrivati nei pressi dell’obiettivo, Braden si avvia per la parte finale e più delicata della missione che riesce a portare a termine perché il suo comandante, per la prima volta, decide di agire in contravvenzione al regolamento. Prima di fare ritorno alla base, Stevenson scrive una lettera da presentare al comando in cui si autodenuncia per non aver rispettato il regolamento militare nella suddetta circostanza, ma Braden e gli altri membri dell’equipaggio fanno in modo che questa lettera non giunga mai a destinazione.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Il film si inserisce nella vasta produzione di film bellici che Hollywood ha prodotto negli anni ’50. Ricordiamo in particolare che nell’ambito della guerra sottomarina uscirono poco prima di questa pellicola il bellissimo Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, Mare caldo (1958) di Robert Wise e Inferno sul fondo (1958) di Joseph Pevney. Quota periscopio! pur non proponendo la ricchezza di aspetti tecnici e tattici del sopra citato film di Powell e pur non raggiungendo la tensione e l’approfondimendo psicologico dei protagonisti come invece avviene brillantemente nel predetto film di Wise, rimane una pellicola dalla visione godibile e fluida, diretta con linearità e precisione dal regista Gordon Douglas. Certamente non si tratta di un lavoro innovativo perché non introduce nulla di originale rispetto agli standard dei film bellici dell’epoca ma, soprattutto per gli appassionati del genere di guerra e, in modo particolare, di guerra sottomarina, rappresenta sicuramente un’opera da tenere in degna considerazione.

Quota Periscopio! è il secondo film in cui James Garner ricopre un ruolo da protagonista – il primo è stato Commandos (1958) diretto da William Wellman. Sia in questo film che nel precedente, l’attore americano si distingue per la sua solidità nel ruolo di uomo di guerra dotato di grande temperamento. Ma nel corso degli anni emergerà e sarà valorizzata soprattutto la sua sottile venatura ironica che, sovrapposta alla prestanza fisica e ai lineamenti da duro, nè faranno un attore molto versatile e particolarmente adatto a certi tipi di commedie raffinate. L’altro protagonista del film in esame, Edmond O’Brien, aveva invece alle spalle già diversi film fra cui ricordiamo, in particolare, il giallo ad alta tensione Due ore ancora (1950) di Rudolph Maté e la trasposizione del romanzo 1984 di Orwell intitolata Nel 2000 non sorge il sole (1956) diretto da Michael Anderson. In Quota Periscopio! il bravo attore fornisce una recitazione più sobria e lineare rispetto ad altre occasioni ma senza dubbio efficace.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale:  Up Periscope
Anno: 1959
Genere: guerra, azione
Regia: Gordon Douglas
Sceneggiatura: Richard Landau
Soggetto: da un libro di Robb White
Musica: Ray Heindorf

Cast:

James Garner……………………Ten. Kenneth Braden
Edmond O’Brien………………..Com. Paul Stevenson
Andra Martin…………………….Sally Johnson
Alan Hale………………………….Malone
Carleton Carpenter……………Ten. Carney
Frank Gifford…………………….Mount
Richard Bakalyan………………Ten. Doherty
Edward Byrnes………………….Peck

Alcune immagini:

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Cinema e scuola

23 Giu

Il tour de force del TFA che mi vede impegnato dal mase di marzo mi sta tenendo lontano dai miei hobby e dalle attività del tempo libero; tra queste anche la visione di film e il conseguente aggiornamento di questo blog. Per cercare di interrompere questo lungo silenzio, ho pensato di scrivere qualcosa che lega il mondo della scuola a quello del cinema: in particolare vorrei frugare nella mia memoria per tirare fuori, tra i film che ho visto, quelli che hanno un’ambientazione scolastica o che trattano problemi in qualche modo legati al mondo della scuola. Il primo film che mi viene in mente è L’attimo fuggente (1989) di Peter Weir, con un grandissimo Robin Williams che interpreta un professore innovativo e coraggioso che riesce a far appassionare i suoi allievi alla letteratura. Oltre al grande Robin, il film si distingue per l’ottima prova di un gruppo di giovani attori tra cui spiccano Ethan Hawke e Robert Sean Leonard.

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Andando indietro con gli anni troviamo una pellicola per me straordinaria, Il seme della violenza (1955) di Richard Brooks; un professore (interpretato da Glenn Ford) viene mandato a insegnare in una scuola frequentata da ragazzi difficili e si troverà coinvolto in un episodio di violenza. Riuscirà a farsi rispettare e a trasmettere segnali positivi ai suoi alunni, in particolare a un ragazzo di colore (prima prova importante di un giovanissimo Sidney Poitier). Dramma robusto ed efficace con importanti riscontri su tematiche sociali care al grande regista e sceneggiatore Richard Brooks.

Il seme della violenza1

Lo stesso Sidney Poitier – bravissimo attore, tra i miei preferiti di sempre – lo ritroviamo ormai maturo in un film con qualche punto di contatto col precedente: La scuola della violenza (1967) di James Clavell. L’attore veste i panni di un professore che insegna in una classe di un college inglese: con ciascuno dei suoi alunni cercherà di stabilire un rapporto positivo e umano rompendo progressivamenta le iniziali diffidenze e pregiudizi e riuscendo a farsi amare da essi.

la scuola della violenza2

Concludo questa breve panoramica con un altro film degli anni 60: L’anno crudele (1962) di Peter Glenville. Ancora una volta la scuola fa da sfondo alla vicenda centrale del film: un professore attempato (un immenso Laurence Olivier) non cede alle avance di una sua intraprendente allieva (una sorprendente Sarah Miles) invaghitasi di lui. Questa, per ripicca lo accusa di averla violentata durante una gita scolastica. Nel corso del processo l’allieva si pente e ritratta le accuse. Film raffinato di scuola inglese, con dialoghi ben curati e grandissime interpretazioni dei protagonisti: oltre a quelle dell’indiscutibile Lord Olivier e della grande promessa Sarah Miles, ricordiamo quelle della bravissima attrice francese Simone Signoret e dell’altra rivelazione del film: Terence Stamp.

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l'anno crudele2

Addio a Mariangela Melato

11 Gen

Di articoli, dediche e messaggi in ricordo di Mariangela Melato ne sono stati scritti e se ne scriveranno tanti. Io mi unisco al ricordo di questa grande attrice scrivendo semplicemente

Grazie Mariangela!

Mariangela Melato

Ultimi film visti … nonostante i tanti impegni….

28 Nov

Periodo denso di impegni quest’ultimo (soprattutto concorso TFA, concluso proprio oggi… è andata bene); la mia assenza dal blog ne è una testimonianza. Le visioni di film – così come gli altri interessi – sono state, purtroppo, limitate ma ho cercato comunque di tenermi in contatto con questo universo straordinario che è il cinema. In attesa di riprendere a scrivere delle recensioni complete mi limiterò, come l’ultima volta, a fare una rassegna veloce degli ultimi film visti sperando, per alcuni di questi, di poterne riparlare con calma in futuro. Comincerei subito con un film che mi ha colpito molto; si tratta de Il fantasma dell’opera (1943) di Arthur Lubin una delle varie trasposizioni (la seconda in ordine cronologico) dell’omonimo classico della letteratura. Premetto che si tratta del primo film che ho visto diretto da Lubin, regista che sicuramente merita di essere approfondito. La pellicola ha un’impostazione molto ricercata e mescola bene l’aspetto drammatico con la commedia humor. I protagonisti principali sono attori che non conoscevo, a parte Claude Rains, interprete che stimo moltissimo. E in questo film il bravissimo attore conferma quanto di buono avevo già avuto modo di vedere in precedenza: anzi, credo proprio che questa interpretazione di Rains si possa collocare fra le sue migliori in assoluto e che costituisce uno dei punti di forza di questo lavoro. Forse i diversi e un po’ lunghi intermezzi dedicati ai brani di opera rendono il film frammentario nello sviluppo della storia a tal punto da poterlo considerare quasi una sorta di musical operistico. Ma al di là di questo aspetto ci sono delle scene che meritano veramente di essere viste: su tutte il finale concitato quando il fantasma-Rains rapisce la cantante (Susanna Foster) di cui si era follemente innamorato e la porta nei sotterranei del teatro. Un’altro film di cui vorrei parlare è Lo specchio scuro (1946) diretto da Robert Siodmak. Questo è un noir straordinario, che vede come protagonista una grandissima Olivia DeHavilland in un doppio ruolo e molto particolare: l’attrice interpreta infatti due sorelle gemelle, Terry e Ruth, una delle quali ha assassinato un uomo ma la polizia non ha gli indizi per provare se sia stata lei oppure la sorella a compiere il delitto. Dal momento che ambedue si dichiarano innocenti, e non potendole condannare entrambe, il caso sembra irrisolvibile ma, grazie alla collaborazione di un medico (Lew Ayres) che studia la psiche delle due ragazze, si riesce a capire quale delle due sia l’assassina. Componente psicologica e suspense, unite a una grande direzione della fotografia b/n, sono gli ingredienti migliori di questa pellicola sceneggiata dal bravo Nunnally Johnson e diretta da un regista esperto e particolamente brillante nel genere noir come Siodmak. Concludo questa breve carrellata con un film che mi ha un po’ sorpreso: I diavoli della guerra (1969) del regista italiano Bitto Albertini. Mi ha sorpreso nel senso che è stato meno peggio di quanto mi aspettavo: dico questo perché prima di vederlo avevo già sentito parlare del film e sapevo che trattavasi di un lavoro appartenente a un sottogenere di film di guerra a medio-basso costo che venivano prodotti in Italia negli anni 60-70, spesso in collaborazione con altri paesi europei come Francia e Germania. Potremmo definire questo filone cinematografico col termine di “Combat Film all’italiana”, genere che recentemente è stato ribattezzato dal regista Quentin Tarantino come “Maccheroni Combat”, forse facendo una sorta di parallelismo o analogia con lo “spaghetti western”. Ad ogni modo, sapevo più o meno cosa aspettarmi dal film in questione, avendo anche già visto qualche altra pellicola di questo genere come Quel maledetto treno blindato e La battaglia di Inghilterra di Enzo Castellari e L’urlo dei giganti di cui ahimé ora non ricordo il regista. Carenze nello sviluppo del contesto storico, molta azione spesso al limite dell’incredibile, storie talvolta troppo banali e cast formato da attori di modesta caratura a parte qualcuno dei protagonisti che sono attori di livello ma che magari sono a fine carriera o in declino e accettano di partecipare a film di seconda fascia; queste sono le caratteristiche che emergono da questo tipo di pellicole e anche I diavoli della guerra non si discosta molto da questa scia anche se, come accennavo, qualcosa di buono è riuscita a colpirmi: il rapporto umano dei due protagonisti, il tenente americano Vincent (Guy Madison) e il capitano tedesco Meinike (Venantino Venantini). Dopo essere rimasti tagliati fuori dalle loro compagnie in seguito a uno scontro nel deserto tunisino (siamo nella campagna d’Africa, II guerra mondiale) i due ufficiali con alcuni dei loro uomini cominciano collaborare per cercare di sopravvivere alle insidie del deserto. Quando il gruppo riesce ad arrivare nei pressi di un accampamento tedesco il capitano Meinike lascia liberi gli americani anziché farli prigionieri. Tempo dopo, in Europa, durante una missione per liberare un ufficiale inglese (Anthony Steel), Vincent e Meinike si ritrovano faccia a faccia: il tedesco potrebbe sparare all’americano ma esita e nel frattempo viene colpito da un altro soldato americano. Finale amaro per un film che vale la pena di essere visto solo per questo aspetto che ho sottolineato: il rispetto e l’amicizia che può nascere tra uomini di schieramenti opposti, che contrasta con quello che è lo scopo di una guerra e ne fa emergere in qualche modo l’inutilità e la follia. Il resto del film è veramente poca roba; tra l’altro, un attore come Anthony Steel poteva senz’altro essere sfruttato meglio e non limitato a una piccola parte.

Aggiornamento blog, finalmente! Flash sugli ultimi film visti.

31 Lug

Dopo un periodo piuttosto intenso, sono riuscito a trovare un po’ di tempo per scrivere di nuovo qualcosa su questo blog. Nonostante gli impegni pressanti (corsi di recupero, preparazione e sostenimento di due test preliminari TFA, qualche piccolo problema familiare), sono comunque riuscito a visionare diversi film sia in TV sia su disco; non avendo avuto modo di preparare dei singoli articoli per ognuno di questi film, ne faccio una breve rassegna in questo post cercando di limitarmi solo qualche commento, anche se si tratta di pellicole che avrebbero meritato ben altro spazio. L’ordine con cui li presento non è necessariamente quello temporale in cui li ho visti.

  • Joe, il pilota (USA, 1943) – GENERE: fantastico, guerra. REGIA: Victor Fleming. INTERPRETI PRINCIPALI: Spencer Tracy, Irene Dunne, Van Johnson, Ward Bond. Un buonissimo film di ambientazione militare con una prima parte più incentrata sulla storia d’amore tra i due protagonisti mentre la seconda parte è caratterizzata dall’elemento fantastico. Pellicola che colpisce per i rapporti umani intensi e la sensibilità dei dialoghi. Ottimo Spencer Tracy (attore che adoro) ma anche Irene Dunne (per me è stata una piacevole scoperta) si dimostra attrice di grande spessore e di notevole simpatia. Positiva anche la prova di un giovane Van Johnson. La direzione saggia e precisa è di Victor Fleming, regista che ha firmato lavori straordinari come il pluripremiato e celebre Via col vento e Il dottor Jeckyll e mister Hyde (ancora con il grande Spencer Tracy) ottimo remake dell’omonimo film già diretto da Rouben Mamoulian.
  • Fortapàsc (ITALIA, 2009) – GENERE: drammatico, biografico, crimine. REGIA: Marco Risi. INTERPRETI PRINCIPALI: Libero De Rienzo, Valentina LodoviniMichele Riondino. L’ultima parte della vita di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ucciso nel 1985 dalla camorra perchè considerato scomodo a causa delle sue inchieste contro la criminalità organizzata. Pellicola di impegno civile ben diretta da Marco Risi (il figlio del grande Dino, a cui il film è dedicato) che fa emergere soprattutto il lato umano e più intimo del protagonista, il suo modo di affrontare la vita quasi con leggerezza ma in fondo animato da grande passione e motivazione. Un personaggio straordinario del quale ho apprezzato il modo di fare e nel quale mi ci sono in parte identificato. Ottime le musiche, soprattutto successi italiani di metà anni ’80, epoca in cui è appunto ambientato il film.
  • La maschera di cera (USA, 1953) – GENERE: horror, mistero, crimine. REGIA: André De Toth. INTERPRETI PRINCIPALI: Vincent Price, Frank Lovejoy, Phyllis Kirk, Carolyn Jones, Paul Picerni. Interessante per certi aspetti, con qualche difetto sotto altri punti di vista; queste sono le impressioni che ho ricavato da questo film diretto da André De Toth. Si tratta di una delle prime pellicole girate inizialmente con tecnica stereoscopica (3D), contraddistinta da un ottimo colore e validi effetti speciali ma che, come accennavo, presenta alcuni aspetti negativi in alcune sue parti: in particolare, la direzione degli attori appare a tratti non ottimale (la Phyllis Kirk, per esempio, è brava ma non viene impiegata al meglio) e l’impostazione di alcune scene non è stata felicissima perché, seconde me, il livello di realismo non è risultato proprio altissimo. Da rimarcare, fra gli aspetti positivi, una convincente prova di Vincent Price, attore simbolo del genere horror. Si segnala, infine, la partecipazione di un giovane Charles Buchinsky, in seguito Charles Bronson, in un ruolo secondario ma molto inquietante.
  • Lo sperone nudo (USA, 1953) – GENERE: western. REGIA: Anthony Mann. INTERPRETI PRINCIPALI: James Stewart, Janet Leigh, Robert Ryan, Ralph Meeker, Millard Mitchell. L’accoppiata Anthony Mann/James Stewart ha regalato dei western indimenticabili e di livello assoluto. Questo è uno di quelli che mi sono piaciuti particolarmente, sebbene lo ritengo un po’ inferiore agli (per ora) inarrivabili Là dove scende il fiume e Winchester ’73. Questo, fra quelli che ho visto, è forse uno dei western più psicologici di Mann, anche se non mancano le scene d’azione sullo sfondo di paesaggi meravigliosi e selvaggi. Cast magnifico di attori fra i quali spicca una strepitosa interpretazione di Robert Ryan in un ruolo da cattivo (indimenticabile il suo sorriso sarcastico e beffardo) che forse toglie lo scettro del miglior interprete al pur grandissimo (non me ne voglia la sua anima) Jimmy Stewart. Notevoli anche l’esuberante Ralph Meeker e la caratterizzazione efficace del veterano Millard Mitchell.

Preparazione al test di ammissione per il TFA

9 Mag

Come già accaduto in passato, a causa di impegni vari non ho potuto inserire nuovi post sul cinema in questo blog e non ho potuto seguire neanche le novità sugli altri blog amici con cui talvolta ho condiviso delle opinioni. In particolare, in quest’ultimo periodo ho cominciato a studiare con una certa intensità per prepararmi al test di ammissione per il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) il nuovo percorso fissato dal MIUR per chi vuole ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Come me ci sono tante altre persone, in particolare molti laureati negli ultimi 4-5 anni, che hanno la passione per l’insegnamento e che quindi intendono partecipare a questo concorso. Concorso che si prospetta piuttosto duro da superare proprio perché si attende un gran numero di candidati e anche perché il numero di posti messi a disposizione per ogni classe di concorso che verrà attivata è mediamente esiguo (il numero varia di molto da ateneo ad ateneo, ma comunque anche nei casi più felici non ci sono numeri altissimi). Gli argomenti sui quali verteranno i test di ammissione sono piuttosto vasti come stabilito dai vari decreti ministeriali e bisogna anche tenere conto del fatto che molti insegnamenti sono stati soggetti a variazioni e aggiornamenti sulla programmazione in seguito al riordinamento di alcuni tipi di scuole (in particolare gli istituti tecnici e professionali). Ad ogni modo la struttura delle prove di accesso, in particolare il test preliminare uguale a livello nazionale, sarà strutturato in maniera simile a quello che permetteva l’accesso alle vecchie SSIS. Quindi un modo utile per esercitarsi per la prova preselettiva di ammissione al TFA è quello di lavorare sui testi delle prove di ammissione SSIS reperibili sui siti web di alcune università italiane. A tale proposito di seguito ho indicato i link alle pagine web di alcuni atenei in cui si possono appunto scaricare queste prove di accesso (molte di queste hanno anche le risposte corrette dei quesiti) sperando di rendere un utile servizio a tutti gli interessati che si trovano nella mia stessa situazione.

Università di Pisa (Test di ammissione SSIS Toscana)

Università di Bari (Test di ammissione ai corsi SSIS Puglia)

Università di Genova (Test di ammissione SSIS)

Università di Milano (Test di ammissione SILSI-MI + Materiale Didattico)

Università di Ferrara (Test di ammissione SSIS)