Archive | dicembre, 2011

La grande guerra (1959)

16 Dic
Articolo già pubblicato il 02/12/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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In occasione della recente scomparsa del grande regista Mario Monicelli ho rivisto uno dei suoi capolavori: “La grande guerra”. Mi è sembrato il modo migliore per rendere omaggio a un maestro del cinema italiano che ci ha lasciato. Assieme a “Orizzonti di gloria”, “La grande illusione” e “All’ovest niente di nuovo”, considero “La grande guerra” uno dei migliori film in assoluto ambientati durante la prima guerra mondiale. I personaggi chiave del film sono due giovani italiani che, loro malgrado, vengono arruolati e inviati verso il fronte per combattere contro gli austriaci. Uno dei due, Giovanni Busacca (Vittorio Gassman), è un milanese estroverso con qualche guaio con la giustizia, mentre l’altro, Oreste Jacovacci (Alberto Sordi), è un romano simpatico ma poco coraggioso. Il filo conduttore della pellicola sono, appunto, le vicende di questi due personaggi che si trovano a dover affrontare la dura realtà della guerra e, per mancanza di coraggio, cercano ripetutamente di evitare di essere mandati in prima linea a combattere contro i nemici. Aiutati anche da un po’ di fortuna riescono così a scampare agli scontri diretti col nemico, ma poi devono fare i conti con la loro coscienza quando vedono molti dei loro compagni caduti. L’occasione di riscatto si presenta loro quando, all’ennesimo tentativo di ‘imboscarsi’, vengono fatti prigionieri degli austriaci e minacciati di morte se non avessero rivelato al nemico il piano di attacco degli italiani sul Piave. Giovanni, l’unico dei due a conoscenza  del piano esatto, mosso da un improvviso senso del dovere verso la patria, si rifiuta di parlare e viene fucilato. Anche a Oreste toccherà la stessa sorte. E’ il finale amaro di questa pellicola che è, nello stesso tempo, tragedia e commedia: i due toni, quello comico e quello drammatico, si alternano in maniera armoniosa grazie a una sceneggiatura molto ben curata e accorta e ad una interpretazione straordinaria di Sordi e Gassman. “La grande guerra” è un film che fornisce degli affreschi sulla guerra, e su ciò che ad essa gira attorno, veramente realistici e a tratti molto commoventi. Il film ricevette diversi riconoscimenti da parte della critica; vale la pena ricordare: un Leone d’oro alla XX mostra del cinema di Venezia come miglior film (in compartecipazione con “Il generale Della Rovere” di Roberto Rossellini); un David di Donatello ad Alberto Sordi e Vittorio Gassman come miglior attore e una Nomination all’Oscar come miglior film straniero.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: La grande guerra
Anno: 1959
Genere: guerra, drammatico, commedia
Regia: Mario Monicelli
Soggetto e sceneggiatura: Age-Scarpelli, Vincenzoni, Monicelli
Musiche: Nino Rota

Cast:
Vittorio Gassman interpreta il soldato Giovanni Busacca
Alberto Sordi interpreta il soldato Oreste Jacovacci
Folco Lulli interpreta il soldato Bordin
Livio Lorenzon interpreta il sergente Barriferri
Silvana Mangano interpreta Costantina
Romolo Valli interpreta il tenente Gallina
Bernard Blier interpreta il capitano Castelli
Vittorio Sanipoli interpreta il maggiore Venturi
Nicola Arigliano interpreta il soldato Giardino
Mario Valdemarin interpreta il sottotenente De Renzi
Tiberio Murgia interpreta il soldato Rosario Nicotra

Alcune immagini:

I soldati della compagnia fanno la fila per il rancio. Il primo di tutti è Oreste Jacovacci (Alberto Sordi).

Giovanni (Vittorio Gassman) e Oreste (Alberto Sordi) indugiano nel tentativo di sparare un soldato austriaco.

Costantina (Silvana Magnano), una giovane donna di uno dei paesi vicini al fronte costretta a prostituirsi per sopravvivere.

Giovanni e Oreste dopo esser stati catturati sono condotti dal capitano austriaco per essere interrogati.

Addio a Tony Curtis

16 Dic
Articolo già pubblicato il 01/10/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Un altro grande attore di Hollywood ci ha lasciato: Tony Curtis si è spento il 29 settembre 2010 all’età di 85 anni a causa di un arresto cardiaco. Nella sua lunga carriera cinematografica, Tony Curtis ha avuto modo interpretare i più svariati ruoli e si è distinto per la sua professionalità accompagnata da uno spiccato senso dell’umorismo. Caratteristica, quest’ultima, che lo ha reso particolamente adatto alle commedie: su tutte il capolavoro “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder in cui Tony duetta magistralmente con il grande Jack Lemmon e fa innamorare Marylin Monroe. Ma  i film famosi interpretati dall’attore americano di origine ebrea sono tanti: vale la pena ricordare “Trapezio” del 1956 diretto da Carol Reed, film di ambientazione circense con Burt Lancaster; l’impegnativo “La parete di fango” del 1958 diretto da Stanley Kramer, in cui recita al fianco di Sidney Poitier; e poi l’esilarante “Operazione sottoveste” del 1959 diretto da Blake Edwards, commedia ambientata in un sottomarino; e ancora, il kolossal “Spartacus” del 1960 diretto da Stanley Kubrick, nel quale interpreta il valoroso Antonino al fianco di Kirk Douglas.
Attore dotato di un grande fascino, Tony Curtis ha spesso interpretato ruoli di rubacuori come ad esempio il soldato in “Cenere sotto il sole” di Delmer Daves del 1958, ma ha saputo anche adattarsi ai ruoli drammatici e di personaggi negativi come in “Lo strangolatore di Boston” di Richard Fleischer del 1968. Tony Curtis ha lavorato spesso anche per la televisione: molto famosa la serie televisiva “Attenti a quei due” assieme a Roger Moore. La sua carriera è stata molto lunga: iniziò a recitare alla fine degli anni quaranta per ritirarsi soltanto qualche anno fa. Il suo ricordo continuerà a vivere attraverso i suoi film.

Dove osano le aquile (1968)

13 Dic
Articolo già pubblicato il 25/07/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Una squadra di soldati inglesi viene inviata in Germania con lo scopo di liberare un generale americano tenuto prigioniero dai nazisti in un castello quasi inespugnabile situato in mezzo alle montagne innevate. Il gruppo è comandato dal maggiore Smith (Richard Burton) e fra essi vi è anche un americano, il tenente Schaffer (Clint Eastwood). L’obiettivo ufficiale del difficile compito è di impedire che il prigioniero possa rivelare ai tedeschi preziose informazioni circa lo sbarco alleato in Europa. In realtà la missione è una messa in scena predisposta allo scopo di smascherare il controspionaggio tedesco infiltratosi nei vertici del comando britannico. Il prigioniero che i tedeschi credono sia il generale americano, infatti, altro non è che un attore al servizio degli inglesi.
La trama apparentemente articolata e macchinosa rende invece il film avvincente e meno scontato rispetto a molti altri appartenenti a questo genere. Molto belle e spettacolari le tante scene d’azione anche se alcune sono un po’ al limite del realistico. Per quanto riguarda il cast, tutti sono stati all’altezza della situazione: Richard Burton solido e convincente, nonostante non fosse più giovanissimo; Clint Eastwood preciso e in forma smagliante e Mary Ure decisa e pimpante. Da sottolineare anche le buone prove di Patrick Wymark, del veterano Michael Hordern e di Anton Diffring, attore già collaudato nel vestire i panni di ufficiale tedesco.
Il soggetto del film è tratto da un romanzo di Alistair MacLean e fu lo stesso autore a curarne la sceneggiatura. Ai Laurel Awards del 1970 questa pellicola ricevette due nominations per il Golden Laurel: una per la categoria film drammatico d’azione (Action Drama) e l’altra a Clint Eastwood come performance d’azione. Il film ebbe un ottimo riscontro sul pubblico e ancora oggi è molto conosciuto e apprezzato: per gli amanti del genere si tratta di un vero e proprio cult!

PS:
Per i più curiosi, esiste un sito internet non ufficiale in inglese dedicato a questa pellicola dove si possono trovare tantissime informazioni e curiosità. Ecco il link: http://www.whereeaglesdare.com

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Where eagles dare
Anno: 1968
Genere: spionaggio, guerra, azione
Regia: Brian G. Hutton
Sceneggiatura: Alistair McLean
Soggetto: da un romanzo di Alistair MacLean
Musica: Ron Goodwin

Cast:
Richard Burton interpreta il maggiore Smith
Clint Eastwood interpreta il tenente Schaffer
Mary Ure interpreta Mary
Patrick Wymark interpreta il colonnello Turner
Michael Hordern interpreta l’ammiraglio Rolland
Robert Beatty interpreta il generale Carnaby
Anton Diffring interpreta il colonnello Kramer
Ferdy Mayne interpreta il generale Rosemeyer
Ingrid Pitt interpreta Heidi
Derren Nesbitt interpreta il maggiore Von Hapen
Donald Houston interpreta il capitano Christiansen
Peter Barkworth interpreta Berkeley
William Squire interpreta il capitano Thomas
Brook Williams interpreta il sergente Harrod
Neil McCarthy interpreta il sergente MacPherson

Alcune immagini del film:

Smith (Richard Burton) e Schaffer (Clint Eastwood) osservano da lontano la roccaforte nazista.

Smith spiega il piano d'azione a Mary (Mary Ure) sua collaboratrice nonchè amante.

L'intervento di un ufficiale delle SS mette a repentaglio l'esito della missione.

La spettacolare scena della lotta sulla teleferica.

Immagini e musica dal cinema: Un dollaro d’onore (Rio Bravo, 1959)

11 Dic
Articolo già pubblicato il 27/05/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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La musica ha sempre avuto un ruolo importante nel mondo del cinema: le immagini di un film accompagnate da un appropriato sottofondo musicale sono sempre più profonde e coinvolgenti. Il video che propongo è tratto dal leggendario film western Un dollaro d’onore del 1959 diretto da Howard Hawks e che ebbe come attori principali John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson, Angie Dickinson e Walter Brennan. La scena nel video è quella in cui Dean Martin e Ricky Nelson cantano il brano country My Rifle, My Pony and Me accompagnati all’armonica da Walter Brennan, mentre John Wayne assiste compiaciuto alla performance dei compagni. L’intera colonna sonora del film è stata scritta dal grande Dimitri Tiomkin.

A prova di errore (1964)

9 Dic
Articolo già pubblicato il 13/04/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Nel periodo della corsa agli armamenti nucleari, Stati Uniti e Unione Sovietica controllano i movimenti militari dei rispettivi avversari facendo uso di mezzi aeronavali e di sofisticati sistemi di comunicazione. Tutto questo, ovviamente, in un clima di reciproca diffidenza e grande tensione. A causa di un errore del sistema di sicurezza militare degli Stati Uniti, una squadra di bombardieri americani dotati di bombe H, mentre si trova in volo per un normale pattugliamento, riceve l’ordine di attaccare Mosca. Un’interferenza provocata dai sistemi sovietici impedisce al comando statunitense di comunicare alla propria squadra che si tratta di un errore e gli aerei perciò si dirigono verso la capitale sovietica. Naturalmente scatta immediatamente lo stato d’allarme e i vertici militari e politici americani, compreso il presidente (ottimamente interpretato da Henry Fonda), si attivano per trovare un rimedio alla situazione drammatica venutasi a creare. In un primo momento, su richiesta del presidente, il generale Bogan (Frank Overton), capo di stato maggiore, ordina allo stormo di caccia che in quel momento si trova più vicino ai bombadieri, di cercare di raggiungerli ed abbatterli ma il tentativo fallisce perchè il combustibile non è sufficiente.
A questo punto, il presidente americano si mette in contatto telefonico con il presidente dell’Unione Sovietica per metterlo al corrente dell’errore del sistema e che Mosca rischia di essere distrutta. Il premier russo si dimostra disposto a collaborare col suo collega, così i due presidenti cercano di trovare assieme una soluzione alla difficile situazione. Una volta entrati in territorio sovietico, i bombardieri americani vengono attaccati dalla contraerea sovietica la quale, grazie anche alle indicazioni fornite degli americani, riesce ad abbatterne alcuni, ma non tutti. Il presidente Usa, intanto, pensando al caso in cui non si riuscisse a fermare tutti i bombardieri, allo scopo di scongiurare lo scoppio di una guerra nucleare, propone come contropartita al premier sovietico la distruzione della più importante città americana: New York. L’incarico increscioso viene affidato al generale Black (Dan O’Herlihy), amico di infanzia del presidente; questi si mette in volo verso l’obiettivo assegnato con uno stato d’animo che possiamo ben immaginare, reso ancora più doloroso dal fatto che a New York vive la sua famiglia.
Nel frattempo, solo uno dei bombardieri americani è riuscito a superare le difese sovietiche e si avvia verso Mosca. Essendo cessato il disturbo alle comunicazioni, il presidente degli USA si gioca l’ultima disperata carta mettendosi in contatto radio con il pilota dell’ultimo bombardiere, il colonnello Grady (Ed Binns), per cercare di convincerlo a non eseguire l’ordine errato ma l’ufficiale, attenendosi al regolamento, dice che non può più ricevere dei contrordini. Neanche le parole di sua moglie riescono a convincerlo che si tratta di un errore e così Mosca viene bombardata. Allora, come stabilito, il presidente ordina all’amico “Blackie” di bombardare New York. La guerra nucleare è scongiurata ma due città con milioni di persone sono state distrutte! E’ l’epilogo amaro, straziante di uno dei migliori film del grande Sidney Lumet.
Una pellicola memorabile, coinvolgente, ben diretta e con un’ottima sceneggiatura. Bravissimi gli attori, in particolare il grande Henry Fonda nei panni di un presidente che prende in mano una difficile situazione e la affronta con grande carattere e buon senso. Assolutamente dentro il personaggio Dan O’Herlihy: interpretazione efficace e drammatica, di grande impatto. Solido ed essenziale Frank Overton, mentre Walter Matthau disegna bene il personaggio cinico e calcolatore del professor Groeteschele che cerca di convincere i vertici USA a sfruttare la situazione per annientare l’Unione Sovietica. Ed Binns è quasi irriconoscibile dietro la tuta da pilota. Con pochissime scene girate all’esterno, senza particolari effetti speciali, il film punta tutto sui dialoghi efficaci mettendo in rilievo gli stati d’animo dei protagonisti. Forte è il messaggio antimilitarista che questo splendido film lascia all’umanità. Estremamente originale e geniale la scelta di cominciare il film con un misterioso sogno da parte del generale Black che troverà la sua spiegazione soltanto nel finale drammatico. Questi i riconoscimenti da parte della critica, ma a mio avviso, “Fail-safe” ne avrebbe meritati molti di più:
– nomination ai BAFTA, categoria premio Nazioni Unite, per Sidney Lumet nel 1965;
– nomination ai Laurel Awards, categoria interpretazione drammatica, per Henry Fonda nel 1965;
– nomination ai Laurel Awards, categoria film drammatico, per il film nel 1965.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Fail-safe
Anno: 1964
Genere: drammatico
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Walter Bernstein
Soggetto: da un racconto di Eugene Burdick e Harvey Wheeler

Cast:
Dan O’Herlihy interpreta il generale Black
Henry Fonda interpreta il presidente degli Stati Uniti
Walter Matthau interpreta il professor Groeteschele
Frank Overton interpreta il generale Bogan
Ed Binns interpreta il colonnello Grady
Fritz Weaver interpreta colonnello Cascio
Larry Hagman interpreta Buck, l’interprete
William Hansen interpreta il ministro Swenson

Alcune immagini:

Il colonnello Cascio (Fritz Weaver) e il generale Bogan (Frank Overton) seguono dal centro di controllo il movimento dei bombardieri.

 

Il presidente americano (Henry Fonda) affiancato dall'interprete Buck (Larry Hagman), discute col premier sovietico.

 

Il generale Black (Dan O'Herlihy) e il professor Groeteschele (Walter Matthau) esprimono pareri contrastanti sulla drammatica situazione.

 

Il colonnello Grady (Ed Binns) a bordo del suo aereo poco prima del bombardamento su Mosca.

Mare caldo (1958)

7 Dic
Articolo già pubblicato il 05/02/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Nel 1942, un sommergibile statunitense agli ordini del comandante Richardson (Clark Gable), durante un tentativo di attacco nei confronti di un convoglio di navi giapponesi nello stretto di Bungo, nel Pacifico, viene colpito e distrutto da un cacciatorpediniere nipponico. Alcuni membri dell’equipaggio, Richardson compreso, riescono a portarsi in salvo ma da quel momento al comandante non viene più assegnato il comando di un’imbarcazione. Nel giro di un anno altri sommergibili USA vengono affondati nella stessa zona per opera del temibile caccia nipponico. Richardson, voglioso di riscattarsi dalla sconfitta subita, riesce a ottenere nuovamente il comando di un sommergibile prendendo, però, il posto che in principio sarebbe dovuto essere del tenente Bledsoe (Burt Lancaster). Questi, rammaricato per il mancato comando, inizialmente si rifiuta di prendere parte alla missione come vice-comandante, ma Richardson non accoglie la sua richiesta e decide di portarlo con sè.
Il sommergibile parte, quindi, dalla base di Pearl Harbour per una nuova missione che non prevede azioni nella pericolosa zona di Bungo; Richardson, però, contravvenendo agli ordini del comando, decide a un certo punto di andare proprio là con l’obiettivo di scovare e attaccare la nave giapponese. Bledsoe si dimostra contrario all’iniziativa del suo comandante e con lui il resto dell’equipaggio, ma Richardson rimane fermo nelle sue intenzioni. Dopo un primo scontro con il caccia nipponico, il comandante Richardson rimane gravemente ferito; a quel punto Bledsoe assume il comando dell’imbarcazione e dà l’ordine di abbandonare la zona per fare ritorno alla base ma poi cambia idea e decide di portare avanti il piano del suo superiore. Al secondo tentativo, il sommergibile statunitense riesce ad affondare il caccia ma deve vedersela anche con un sommergibile giapponese che si è messo al suo inseguimento. Bledsoe, aiutato dai consigli di Richardson, riesce a guidare brillantemente il contrattacco e ad affondare anche il sommergibile nemico. La conclusione del film è struggente perchè Richardson muore durante il viaggio di ritorno alla base.
“Mare caldo”, secondo me, è un ottimo film di guerra sottomarina che, nonostante non metta molto in risalto i dettagli tecnici e non abbia particolari effetti speciali – ricordiamo che il film è del 1958 – può contare su una buona trama, lineare ma molto efficace e coinvolgente, e su un duo di attori di indiscusso valore: Clark Gable e Burt Lancaster. Un tema interessante del film è, senza dubbio, l’evoluzione dei rapporti umani fra i due protagonisti: inizialmente l’atteggiamento di Bledsoe nei confronti di Richardson è freddo e distaccato ma col tempo si trasforma in un sentimento di stima e di profondo rispetto. Alcune idee del film, come il siluro che cambia direzione e torna verso il sommergibile da cui è partito oppure il tentativo di ammutinamento, hanno ispirato senz’altro altre pellicole successive. Consigliato a tutti gli amanti del genere.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Run silent, run deep
Anno: 1958
Genere: guerra
Regia: Robert Wise
Sceneggiatura: John Gay
Soggetto: da un racconto del comandante Edward L. Beach
Musica: Franz Waxman

Cast:
Clark Gable interpreta il comandante Richardson
Burt Lancaster interpreta il tenente Bledsoe
Jack Warden interpreta Mueller
Brad Dexter interpreta Cartwright
Don Rickles interpreta Ruby
Nick Cravat interpreta Russo

Alcune immagini del film:

Il comandante Richardson (Clark Gable) e il tenente Bledsoe (Burt Lancaster) durante uno scambio di opinioni. Dietro si intravedono Mueller (Jack Warden) e Cartwright (Brad Dexter).

Le bombe di profondità lanciate dal cacciatorpediniere giapponese insidiano il sommergibile statunitense.

Il caccia nipponico sta per essere colpito dai siluri lanciati dagli americani.

Addio a Jean Simmons

7 Dic
Articolo già pubblicato il 23/01/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Ieri, 22 gennaio 2010, nella sua casa di Santa Monica in California si è spenta all’età di 80 anni l’attrice Jean Simmons. E’ stata una delle più grandi protagoniste del cinema degli anni 50′ e 60′ lavorando con quasi tutti i migliori attori e registi di quel periodo. Jean Simmons nacque a Londra il 31 gennaio del 1929 e iniziò la sua carriera di attrice all’età di 14 anni. Fra i suoi primi film ricordiamo “Grandi speranze” del 1946 diretto da David Lean e tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens. Due anni più tardi, nel 1948, recitò in “Amleto” di Laurence Olivier interpretando il ruolo di Ofelia. Nel 1952 l’attrice esordì a Hollywood con la commedia “Androclo e il leone” e successivamente fu protagonista di una serie di fim notevoli fra cui il kolossal biblico “La tunica” del 1954 al fianco di Richard Burton e la commedia “Bulli e pupe” del 1955 al fianco di Marlon Brando. Notevole anche la sua prova nel western impegnato “Il grande paese” del 1958 diretto dal grande William Wyler. Nel 1960 l’attrice, ormai giunta alla sua piena maturità artistica, è protagonista di altri due film memorabili:  “Il figlio di Giuda” di Richard Brooks , in cui  interpreta alla perfezione un ruolo drammatico al fianco del grande Burt Lancaster, e “Spartacus”, altro grande kolossal diretto da Stanley Kubrik e avente come protagonista Kirk Douglas. Negli anni 70′ le sue apparizioni cinematografiche furono meno frequenti perchè  l’attrice preferì dedicarsi maggiormente al teatro. Jean Simmons partecipò anche a produzioni televisive e fra queste ricordiamo la mini serie “Uccelli di rovo” del 1983. L’attrice ricevette diversi riconoscimenti da parte della critica fra cui: due nominations all’Oscar, una nel 1949 come miglior attrice non protagonista in “Amleto” e l’altra  nel 1969 come miglior attrice protagonista in “The happy ending”; una coppa Volpi a Venezia sempre per “Amleto” e un David di Donatello per “I perversi” del 1955. Nel 1988 le fu consegnato un premio alla carriera al festival di Cannes.
Il mio giudizio personale su Jean Simmons è molto positivo: è un’attrice che mi è sempre piaciuta nelle sue interpretazioni e alla quale sono sempre stato particolarmente affezionato forse per quel suo modo di fare molto fine ed elegante, mai volgare, e per la sua semplice ma straordinaria bellezza. Addio Jean!