Archive | gennaio, 2012

Il cavaliere della valle solitaria (1953)

31 Gen
Articolo già pubblicato il 03/11/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

Un uomo chiamato Shane scende dalle montagne in sella al suo cavallo e giunge in una vallata dove trova ospitalità e lavoro presso la casa degli Starrett. Johnny Starrett, sua moglie Marian e il loro figlioletto Joey, sono una delle diverse famiglie di coloni che coltivano la terra nella vallata. Tra il piccolo Joey e Shane si instaura presto un profondo rapporto di amicizia e il giovane ragazzo vede in quest’uomo dai modi gentili, silenzioso e misterioso, il suo grande eroe. La vita nella valle è resa difficile dalla presenza dei fratelli Rykes e della loro banda che con le loro scorrerie cercano di indurre i coloni ad abbandonare le loro terre per poterle sfruttare come pascolo per il proprio bestiame. Johnny Starrett è uno dei più tenaci e cerca di incoraggiare anche gli altri coltivatori a non cedere alle angherie dei Rykes; Shane gli dà man forte in questa battaglia.
I Rykes decidono così di usare le armi per stroncare ogni ulteriore tentativo di resistenza dei coloni e assoldano un abile tiratore di pistola, Jack Wilson. Questi uccide Torrey, uno dei contadini che si era dimostrato più combattivo. La sua morte demoralizza gli altri coloni ma non Johnny Starrett che, più che mai, è deciso a non darla vinta agli spietati Rykes e convince anche i suoi compagni a non demordere. Così facendo attira su di se l’odio dei Rykes che, in un primo tempo cercano di convircerlo a vendere loro la sua terra, ma vedendosi la richiesta negata, decidono di tendergli un agguato per farlo fuori. Shane impedisce a Johnny di andare all’appuntamento con i Rykes e ci va lui al suo posto. Con grande abilità Shane riesce a far fuori i fratelli Rykes e il temibile Wilson riportando così la pace nella vallata. Dopo la sparatoria Shane, ferito, andrà via da quel luogo proseguendo il suo cammino verso nord.

QUALCHE COMMENTO PERSONALE:

Se si considera che La dominatrice e Il gigante non sono dei veri e propri western, Il cavaliere della valle solitaria rimane l’unico film di questo genere girato dal regista americano George Stevens. Ma il risultato è degno dei migliori cineasti western perchè si tratta veramente di un film molto bello e ben fatto sotto tutti i punti di vista. A cominciare dalla splendida cinematografia a colori di Loyal Griggs (premiato con l’Oscar) che esalta sia la spettacolarità dei paesaggi (eccezionali le prime inquadrature della vallata) sia gli scenari negli ambienti chiusi. Alla bellezza delle immagini si aggiungono le straordinarie musiche composte da Victor Young che, certamente, avrebbero meritato maggior considerazione da parte della critica.
La trama, senza dubbio molto semplice ma non convenzionale, risulta ben delineata e permette di scavare nelle personalità dei protagonisti e, soprattutto di rappresentare con intensità i rapporti umani (in modo particolare quello sopraccitato fra Shane e Joey). Sotto questo aspetto George Stevens è stato veramente un regista molto abile: già, ad esempio, nel precedente Un posto al sole era riuscito a disegnare molto bene i rapporti umani e i sentimenti fra i protagonisti, così come lo fece benissimo in seguito nel sopra menzionato Il gigante.
Alan Ladd, che all’epoca aveva già alcuni western alle spalle – oltre che numerosi altri film polizieschi e noir in particolare – probabilmente quì incarna il personaggio “più memorabile”, ma anche più particolare, della sua carriera: Shane è, infatti, un uomo apparentemente tranquillo, gentile e schivo ma capace di trasformarsi quando si tratta di dare una mano a delle persone in difficoltà. Come tutti gli eroi del west è abilissimo con la pistola ma, in fondo, è un eroe autentico perchè così viene visto dagli occhi ‘limpidi’ di un ragazzino.

QUALCHE CURIOSITA’:

Il giovane Brandon De Wilde aveva 11 quando interpretò il ruolo Joey Starrett, ma l’anno precedente aveva già preso parte a un altro film importante intitolato Il membro del matrimonio e diretto da Fred Zinnemann. In seguito partecipò ad altri film ma la sua carriera, purtroppo, finì presto perchè il promettente attore morì di incidente a soli 30 anni.
La principale interprete femminile, Jean Arthur (classe 1900), quando fu girato il film aveva 53 anni – portati benissimo – ed era più grande sia di Van Heflin (classe 1910) che di Alan Ladd (classe 1913). Dopo questo film l’attrice si ritirò per diversi anni dalle scene per ritornarvi nel 1965-1966 quando accettò di recitare in due serie televisive.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Shane
Anno: 1953
Genere: western
Regia: George Stevens
Sceneggiatura: A.B. Guthrie Jr.
Soggetto: da un racconto di Jack Schaefer
Musica: Victor Young

Cast:
Alan Ladd interpreta Shane
Van Heflin interpreta Johnny Starrett
Jean Arthur interpreta Marian Starrett
Brandon De Wilde interpreta Joey Starrett
Jack Palance interpreta Jack Wilson
Ben Johnson interpreta Chris Calloway
Edgar Buchanan interpreta Fred Lewis
Emile Meyer interpreta Rufus Rykes
Elisha Cook Jr. interpreta Torrey
Douglas Spencer interpreta Shipstead
John Dierkes interpreta Morgan Rykes
Ellen Corby interpreta la signora Torrey

Alcune immagini:

Fronte del porto (1954)

30 Gen
Articolo già pubblicato il 24/10/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA (contiene spoiler):

In un settore del grande porto di New York, l’impiego degli operai addetti ai lavori di scarico delle merci è gestito da un’organizzazione disonesta. I lavoratori, infatti, vengono sfruttati e costretti a lavorare per un misero stipendio. Uno di loro, Joey Doyle, decide di denunciare la situazione a una commissione d’inchiesta ma i vertici dell’organizzazione, venuti a conoscenza delle sue intenzioni, lo fanno assassinare. Il capo dell’organizzazione si chiama Johnny Friendly e il suo braccio destro è Charlie Malloy. Il fratello più giovane di Charlie, Terry, lavora anch’egli nello scalo merci ma viene trattato con molto riguardo in cambio della sua collaborazione nelle losche attività dell’organizzazione. Terry, infatti, è stato usato come esca per attirare Joey Doyle nell’imboscata che gli è costata la vita. Il parroco del quartiere, padre Barry, si prende a cuore la situazione di sfruttamento degli operai e cerca di incitarli a ribellarsi contro le ingiustizie a cui sono soggetti ma tutti hanno paura delle conseguenze. Soltanto uno di loro, Dugan, decide di parlare ma farà la stessa fine del povero Doyle. La tragica fine di Dugan, le forti parole di denuncia di padre Barry e l’amore per Edie Doyle, la sorella di Joey, smuovono la coscienza di Terry Malloy, il quale decide di non collaborare più con l’organizzazione e di denunciare i fatti alla commissione d’inchiesta. Friendly si rende conto che Terry potrebbe diventare un pericolo per lui e affida proprio a Charlie il compito di convincere il fratello a non aprire bocca altrimenti sarebbe stato fatto fuori. Charlie, però, non trova il coraggio di fare del male a suo fratello quando questi gli fa capire che sarebbe andato fino in fondo nella faccenda e così lo lascia andare via ma pagherà con la vita questo gesto.
Quando Terry trova il corpo di Charlie appeso in una strada del quartiere è colto da un incontenibile senso di rabbia e di dolore e si mette alla ricerca di Friendly e collaboratori per vendicare l’assassinio del fratello. Padre Barry, però, riesce a fermarlo in tempo e lo convince che la cosa più saggia da fare è presentarsi in tribunale per testimoniare contro Friendly e i suoi scagnozzi. Nonostante la testimonianza di Terry, il processo si conclude senza prove sufficienti per incastrare Friendly, in quanto i suoi collaboratori, la sera prima, avevano fatto sparire tutti i registri della contabilità della società (i ‘libri mastri’), facendo credere che si sia trattato di un furto. Friendly, dunque, può continuare la sua attività ma per ora è costretto a fare le cose in regola con i suoi operai. Terry, invece, viene additato come una spia e tenuto in soggezione anche da molti dei suoi amici e compagni di lavoro. Sì, perchè purtroppo la sua testimonianza viene interpretata come un gesto di vigliaccheria anzichè come un legittimo e doveroso atto di rivendicazione dei diritti di tanti lavoratori. Quando l’indomani mattina Terry si presenta al posto di lavoro è l’unico a essere scartato. Allora, con grande coraggio, egli va da Friendly e lo accusa delle sue soperchierie davanti agli occhi di tutti i suoi compagni di lavoro; solo dopo aver visto Terry massacrato di botte dagli uomini di Friendly, i suoi compagni finalmente capiscono il significato del suo gesto e trovano il coraggio di rifiutarsi di lavorare alle dipendenze dello spietato boss.

COMMENTI PERSONALI:

Fronte del porto è un dramma sociale di enorme spessore, basato fu fatti di cronaca realmente accaduti. Il film esprime una denuncia contro lo sfruttamento dei lavoratori proponendo una storia ben strutturata, coinvolgente che si impernia soprattutto su due personaggi chiave: uno di essi, padre Barry, è colui che, in un certo senso, lancia il messaggio di denuncia e di riscossa; l’altro, Terry, è colui che coglie questo messaggio, lo fa suo e ne diventa alla fine l’eroico paladino. L’autore del soggetto e della sceneggiatura, Budd Schulberg, si è ispirato a una serie di 24 articoli scritti dal giornalista Malcolm Johnson e pubblicati sul quotidiano New York Sun. I fatti raccontati da Johnson si sono svolti, presumibilmente verso la fine degli anni ’40, in varie banchine portuali tra Manhattan e Brooklyn, mentre il film è stato girato nel porto di Hoboken, nel New Jersey, quindi a nord di New York.
Elia Kazan (premio Oscar per la miglior regia) si avvalse, in questa pellicola, del duo formato da Marlon Brando e Karl Malden, che già gli aveva dato grandi soddisfazioni con Un tram che si chiama desiderio. La recitazione dei due attori – nei panni di Terry Malloy e padre Barry, rispettivamente – è di altissimo livello e Brando, soprattutto nella seconda parte del film, è stato a dir poco monumentale. Credo che raramente un premio Oscar come miglior attore protagonista sia stato così meritato come in questo caso. Per Malden, invece, una nomination come miglior attore non protagonista al pari degli altri due grandi interpreti del film: Lee J. Cobb e Rod Steiger – rispettivamente nelle parti di Johnny Friendly e Charlie Malloy. Nessuno dei tre, però, vinse la statuetta che fu assegnata quell’anno a Edmond O’Brien per la sua interpretazione nel film La contessa scalza. Di grande spessore anche la prova di Eva Marie Saint nel ruolo di Edie Doyle: interpretazione che colpisce per precisione ma soprattutto per l’estrema naturalezza. L’attrice vinse l’Oscar come miglior interprete femminile non protagonista. La pellicola fu premiata agli Awards anche per la miglior sceneggiatura e soggetto, miglior film (a Sam Spiegel), miglior fotografia in bianco e nero (a Boris Kaufman), miglior montaggio (a Gene Milford) e miglior direzione artistica (a Richard Day). Innumerevoli i riconoscimenti anche da parte di altre istituzioni e manifestazioni (Golden globes, BAFTA, Mostra di Venezia, ecc.). Film immortale.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: On The Waterfront
Anno: 1954
Genere: drammatico
Regia: Elia Kazan
Sceneggiatura: Budd Schulberg
Soggetto: Budd Schulberg, Malcolm Johnson
Musica: Leonard Bernstein

Cast:
Marlon Brando interpreta Terry Malloy
Karl Malden interpreta padre Barry
Eva Marie Saint interpreta Edie Doyle
Lee J. Cobb interpreta Johnny Friendly
Rod Steiger interpreta Charlie Malloy
Pat Henning interpreta Dugan
Leif Erickson interpreta Glover
James Westerfield interpreta ‘Big’ Mac
Tony Galento interpreta Truck

Alcune immagini:

Giungla d’asfalto (1950)

30 Gen
Articolo già pubblicato il 08/10/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA (contiene spoiler):

San Francisco, anni ’40. Appena uscito di prigione, il ‘teorico’ del crimine di origine tedesca Riedenschneider ha in mente un piano per svaligiare una gioielleria. Per poterlo attuare ha bisogno di denaro e uomini fidati: si rivolge perciò a Cobby, un noto biscazziere. Questi lo mette in contatto con il potenziale finanziatore del progetto, il potente avvocato Emmerich, e gli procura gli esecutori materiali dell’operazione: Luigi, lo scassinatore; Giulio, l’autista e Dick, il tiratore scelto nonché il ‘palo’. L’avvocato Emmerich si offre anche di ricettare i gioielli rubati una volta conclusa l’azione, ma in realtà egli bleffa perchè si trova in bancarotta e il suo intento è quello di fuggire con l’intero bottino. Il furto alla gioielleria va a buon fine ma uno della banda, Luigi, rimane ferito da un colpo accidentale di pistola. Quando Riedenschneider e Dick si recano da Emmerich per farsi pagare il bottino, questi, con la collaborazione di un suo uomo di fiducia armato, Bob, cerca di impadronirsi dei preziosi; Dick, riesce a eliminare l’uomo di Emmerich rimanendo a sua volta ferito. A questo punto Riedenschneider e Emmerich trovano un accordo sul modo di cambiare i gioielli: Emmerich avrebbe dovuto trovare un ‘compromesso’ con la compagnia di assicurazione della gioielleria.
Intanto la polizia inizia a indagare sull’accaduto e proprio grazie a un tenente corrotto, Dietrich, si riesce a dare una svolta alle indagini: questi, infatti, sino a quel momento aveva chiuso un occhio sulle losche attività di Cobby in cambio di denaro ma, una volta messo alle strette dal suo capo, costringe Cobby a parlare e così i nomi della banda del furto alla gioielleria saltano fuori. Oltre Cobby, anche Giulio viene subito arrestato mentre Luigi morirà in seguito alla ferita riportata dopo il furto. Una volta scoperto il cadavere del suo collaboratore, anche Emmerich viene incastrato dalla polizia e, non vedendo altra via d’uscita, si toglie la vita. Gli unici rimasti ancora a piede libero sono, dunque, Riedenschneider e Dick. I due decidono di allontanarsi dalla città prendendo strade diverse ma non andranno molto lontano: Riedenschneider si dirige con i gioielli verso Cleveland ma viene catturato dalla polizia all’uscita di un locale; Dick, invece, nonostante sia gravemente ferito, cerca di raggiungere la tenuta del padre nel Kentucky assieme alla sua ragazza Olga ma, rifiutando di farsi curare, morirà dissanguato.

COMMENTI PERSONALI:

Oltre che direttore, John Huston è anche autore della sceneggiatura di questo film assieme a Ben Maddow. La trama molto ben strutturata e i dialoghi veramente ben curati e efficaci rendono questa pellicola coinvolgente, interessante e, per certi aspetti, anche affascinante nonostante la drammaticità e la durezza degli argomenti trattati. Uno spaccato della realtà cruda e inquietante del mondo criminale viene rappresentato in maniera molto chiara grazie alla grande potenza comunicativa del regista americano. E le interpretazioni degli attori sono state funzionali alla causa: Sterling Hayden e Louis Calhern, senza strafare, sono stati precisi e intensi nel disegnare i loro personaggi, Dick e Emmerich, molto diversi fra loro; Jean Hagen ha dimostrato di avere buone doti di recitazione drammatica nel ruolo di Olga, mentre Sam Jaffe è stato straordinario nel dare vita al personaggio apparentemente più pacato ma più ricco di sfumature rispetto agli altri, Riedenschneider. Molto bravi anche gli altri interpreti. Fra questi vi è anche una giovane Marilyn Monroe in una delle sue prime prove cinematografiche. Il film ha avuto buoni riscontri dalla critica e vale la pena ricordare, fra i vari riconoscimenti, la Coppa Volpi assegnata a Sam Jaffe come miglior interpretazione maschile alla Mostra del cinema di Venezia del 1951.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The Asphalt Jungle
Anno: 1950
Genere: drammatico
Regia: John Huston
Sceneggiatura: Ben Maddow, John Huston
Soggetto: da un racconto di W.R. Burnett
Musica: Miklos Rozsa

Cast:
Sterling Hayden interpreta Dick
Louis Calhern interpreta Emmerich
Sam Jaffe interpreta Riedenschneider
Jean Hagen interpreta Olga
James Whitmore interpreta Giulio
John McIntire interpreta il commissario Hardy
Marc Lawrence interpreta Cobby
Barry Kelley interpreta il tenente Dietrich
Anthony Caruso interpreta Luigi
Brad Dexter interpreta Bob
Marilyn Monroe interpreta Angela
Teresa Celli interpreta Maria, la moglie di Luigi

Alcune immagini:

La spia che venne dal freddo (1965)

28 Gen
Articolo già pubblicato il 23/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

Negli anni della guerra fredda, l’agente Alec Leamas lavora a Berlino per conto dei servizi segreti britannici. Leamas è in attesa che uno dei suoi agenti infiltrati all’est gli passi delle informazioni, ma quando questi cerca di passare il confine tra zona est e zona ovest viene assassinato. Si pensa che il mandante sia un certo Mundt, capo del servizio segreto sovietico che opera nella Germania dell’est. Il servizio britannico organizza allora un piano per eliminare Mundt chiamando in causa l’agente Leamas. Una volta rientrato a Londra, Leamas, come stabilito dal piano, deve fingere di essere stato licenziato dagli inglesi, cercarsi un’altro lavoro e farsi vedere frustrato e amareggiato: tutto ciò per fare in modo che il controspionaggio sovietico lo assuma come loro collaboratore. Una volta entrato nell’ambiente dei servizi segreti nemici, il compito successivo di Leamas è quello di prendere contatto con Fiedler, il vice di Mundt, e fornirgli delle prove che Mundt sia un traditore. Sfruttando il fatto che tra i due gerarchi non corre buon sangue, l’obiettivo è quello di indurre Fiedler a fare fuori il suo capo e a prenderne il posto.
Tutto va secondo i piani finché, durante il processo istituito per decidere le sorti di Mundt, la situazione subisce un brusco ribaltamento: l’avvocato difensore dello stesso Mundt dimostra infatti che Leamas sta facendo il doppio gioco. Così Mundt viene riabilitato mentre il suo antagonista Fiedler viene condannato. Anche per Leamas la situazione si fa difficile, ma un nuovo colpo di scena cambia il corso degli eventi: una volta concluso il processo, Mundt rivela a Leamas di essere effettivamente un agente del controspionaggio inglese e lo aiuta a fuggire. Leamas si rende conto di essere stato soltanto una pedina di un progetto di cui non conosceva importanti dettagli e che ha visto coinvolta anche la sua ragazza Nancy, conosciuta a Londra poco prima di essere assoldato dai servizi sovietici. Per i due amanti il finale sarà molto amaro.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Martin Ritt dirige con grande mestiere questo bellissimo film di spionaggio tratto da un apprezzato romanzo dello scrittore John Le Carré. La pellicola colpisce per la bella direzione della fotografia in bianco e nero, l’ambientazione suggestiva e la dinamica coinvolgente con cui le vicende vengono narrate, nonostante il fitto intreccio di nomi e fatti. Il cast di attori è di grandissimo livello. Richard Burton è fenomenale nei panni del protagonista Alec Leamas: crea un personaggio vero, un uomo senza grandi ideali, disilluso e consapevole della precarietà e pericolosità di un mestiere come il suo. Per questa interpretazione l’attore britannico ricevette una nomination agli Oscar e vinse un BAFTA, un David di Donatello e un premio ai Laurel Awards. Da segnalare anche le ottime interpretazioni di Claire Bloom, Oskar Werner (un Golden Globe per lui) e Peter Van Eyck. Bella la colonna sonora scritta da Sol Kaplan che si sposa bene con le atmosfere cupe e malinconiche del film.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The spy who came in from the cold
Anno: 1965
Genere: spionaggio, drammatico
Regia: Martin Ritt
Sceneggiatura: Paul Dehn, Guy Trosper
Soggetto: da un romanzo di John Le Carré
Musica: Sol Kaplan

Cast:
Richard Burton interpreta Alec Leamas
Claire Bloom interpreta Nancy Perry
Oskar Werner interpreta Fiedler
Sam Wanamaker interpreta Peters
Peter Van Eyck interpreta Mundt
George Voskovec interpreta l’avvocato difensore di Mundt
Rupert Davies interpreta Smiley
Cyril Cusack interpreta Control
Michael Hordern interpreta Ashe
Robert Hardy interpreta Dick Carlton
Bernard Lee interpreta Patmore

Alcune immagini:

Addio a Cliff Robertson

27 Gen
Articolo già pubblicato il 15/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Qualche giorno fa, precisamente il 10 settembre 2011, è scomparso all’età di 88 anni l’attore americano Cliff Robertson. Iniziò la sua carriera partecipando a film di un certo livello come Picnic (1955), Foglie d’autunno (1956) e Il nudo e il morto (1958) nei quali recitò al fianco di nomi importanti del cinema come William Holden, Kim Novak, Joan Crawford e Raymond Massey. L’attore dimostrò subito il suo valore e successivamente ottenne spesso ruoli da protagonista, supportato anche da una bella presenza. Cliff Robertson 3Due sue interpretazioni importanti sono state quelle nel bellico Pt 109 – Posto di combattimento (1963) dove vestì i panni di J.F. Kennedy e nel politico L’amaro sapore del potere (1964) di Franklin J. Schaffner al fianco di Henry Fonda. Personalmente ricordo Cliff Robertson bravo protagonista nel film bellico Squadriglia 633 (1964) e nel bellissimo Non è più tempo di eroi (1970) di Robert Aldrich dove duetta alla grande con Michael Caine. Ricordo, inoltre, una sua brillante interpretazione nella commedia-thriller Masquerade (1967) diretta dal grande Joseph L. Mankiewicz. Partecipa in un ruolo da co-protagonista, invece, nel robusto I tre giorni del condor (1975), mentre è una delle diverse guest-stars nel rievocativo e spettacolare La battaglia di Midway (1976). Cliff vinse un Oscar come miglior attore protagonista per l’interpretazione di un ritardato mentale nel film I due mondi di Charly (1968) di Ralph Nelson.

I ragazzi venuti dal Brasile (1978)

26 Gen
Articolo già pubblicato il 07/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

1974 – Il giovane Barry Kohler si trova in Paraguay per seguire i movimenti di un gruppo di ex ufficiali nazisti che si trovano a piede libero in sudamerica. Kohler intuisce che c’è sotto qualcosa di grosso e si mette in contatto con Ezra Lieberman, un famoso cacciatore di criminali nazisti, ormai anziano, che vive a Vienna con la sorella Esther. Lieberman capisce che il ragazzo si sta mettendo nei guai e gli consiglia di desistere da questa pericolosa impresa e di andarsene immediatamente dal Paraguay. Ma Kohler continua la sua personale indagine e scopre che il gruppo di ex nazisti ha intenzione di riunirsi nella villa di uno di essi; con la collaborazione di un servo della villa, il piccolo Ismael, Kohler riesce a far piazzare un ricevitore radio nella sala riunioni per poter ascoltare e registrare la conversazione dall’esterno dell’abitazione. La riunione è presieduta da Josef Mengele, colui che, durante il nazismo, fu il medico del campo di concentramento di Auschwitz e autore di innumerevoli atroci esperimenti nei confronti di tantissimi deportati. Mengele espone ai suoi camerati un inquitante progetto di rinascita del nazismo il quale, per poter essere attuato, prevede l’assassinio di 94 uomini di 65 anni di età che vivono in varie nazioni del mondo. Questi delitti devono avvenire secondo una tabella di marcia ben definita e con scadenze temporali più precise possibili. Qualcosa però non và per il verso giusto e si scopre la presenza del ricevitore: la riunione viene subito interrotta e il piccolo collaboratore di Kohler, una volta scoperto, è costretto a rivelare l’identità della spia. Kohler, intanto, giunto al suo appartamento, si mette subito in contatto telefonico con Ezra Lieberman e gli rivela quanto scoperto, ma prima che la conversazione si concluda, il giovane viene assassinato dagli uomini di Mengele. Quest’ultimo capisce che all’altro capo del telefono c’è Lieberman, ma nonostante ciò è fermamente deciso a proseguire nell’attuazione del suo progetto, convinto che gli indizi sono troppo vaghi e sconnessi perchè il piano possa essere scoperto. Lieberman, dal canto suo, vorrebbe fare luce sulla situazione ma effettivamente le informazioni a sua disposizione non gli consentono di capire cosa stia tramando l’ex medico del terzo Reich.
L’anziano cacciatore di nazisti decide allora di raccogliere informazioni su tutti gli uomini di 65 anni che vengono assassinati nelle nazioni di cui gli ha parlato Kohler e di andare a trovare le vedove di questi uomini. La maggior parte di queste visite si rivela infruttuosa, però il nostro arguto signore scopre che due dei figli di questi uomini assassinati sono identici fra loro sia come aspetto che come comportamento. Egli scopre, inoltre, che questi ragazzi, che hanno circa 14 anni, capelli neri e occhi azzurri, non sono figli naturali ma sono stati adottati tramite un’agenzia sudamericana e l’intermediario delle adozioni era una donna tedesca. Lieberman pensa che la donna dell’agenzia possa essere Frieda Maloney, una ex guardiana di un campo di concentramento che ora si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso tanti bambini ebrei. Fu proprio Liberman che la trovò dopo tanti anni dalla caduta del nazismo e la fece condannare. Dal colloquio in carcere con la donna, Lieberman ottiene delle informazioni decisive per la sua indagine: Frieda Maloney, infatti, ammette di aver effettivamente lavorato in una agenzia di adozioni gestita da ex nazisti e che il suo compito era quello di affidare dei bambini provenienti dal Brasile a una ventina di famiglie americane. Il nostro riesce anche a farsi dare il nome di una di queste famiglie a cui è stato affidato uno dei bambini in questione: si tratta della famiglia Wheelock che vive in Pennsylvania. Lieberman telefona subito a questa famiglia e avverte il signor Wheelock che qualcuno potrebbe ucciderlo e decide di andare là di persona.
Intanto si viene a sapere presso l’organizzazione neonazista che finanzia il progetto di Mengele, che Lieberman oramai conosce troppe cose e si decide di sospendere l’operazione e di richiamare tutti i sicari. Mengele non demorde e vuole continuare da solo a portare avanti il suo folle progetto e, quindi, proseguire con l’assassinio dei rimanenti uomini della sua lista. Il primo di questi che deve essere ucciso è proprio il signor Wheelock che vive in Pennsylvania. Per Lieberman ormai è chiaro che i bambini provenienti dal Brasile e che sono stati dati in affidamento da Frieda Maloney sono stati creati dal dottor Josef Mengele. Ma non riesce ancora a comprendere perchè i padri adottivi di questi bambini vengono assassinati una volta raggiunta l’età di 65 anni e, nel contempo, quando i loro figli adottivi ne hanno compiuto 14. La risposta a quest’ultimo interrogativo Lieberman la trova dopo una chiacchierata col professor Bruckner, dell’Università di Vienna, il quale gli fornisce delle spiegazioni sul meccanismo della clonazione e come questa possa essere potenzialmente applicata anche sugli esseri umani. In quest’ultimo caso la clonazione potrebbe consentire di ottenere delle repliche di grandi uomini come Mozart o Einstein, per esempio. Bruckner spiega anche che per ottenere una copia identica di un essere umano sia dal punto di vista fisico che intellettuale è necessario che il nuovo essere clonato viva in un contesto ambientale che assomigli il più possibile a quello in cui ha vissuto la persona che si vuole replicare. Lieberman focalizza la sua attenzione sull’ambiente familiare in cui hanno vissuto i ragazzi provenienti dal Brasile che, nei i casi a lui noti, presenta delle forti analogie: padre un po’ anziano e autoritario con un posto di dipendente statale, madre un po’ giovane e permissiva; infine il padre muore all’età di 65 anni. La conclusione di Lieberman è agghiacciante: il piano di Mengele è quello di cercare di creare un altro Adolf Hitler!
Come previsto, Lieberman parte alla volta della Pennsylvania per trovare la famiglia Wheelock ma Josef Mengele arriva poco prima di lui. Il signor Wheelock in quel momento si trova solo in casa e quando apre la porta e chiede all’uomo che gli sta davanti se si tratta di Lieberman, Mengele astutamente annuisce. Wheelock ha in casa dei doberman addestrati ad attaccare chiunque cerchi di minacciare il loro padrone. Lo spietato medico tedesco allora, con una scusa, riesce a convincere Wheelock a rinchiudere i suoi cani in una stanza e subito dopo lo uccide con alcuni colpi di pistola. Nel frattempo giunge alla casa dei Wheelock anche Lieberman: appena questi vede Mengele gli si avventa contro ma quell’altro, essendo armato, riesce ad avere la meglio. Lieberman è ferito ma, nonostante Mengele gli tenga puntata contro la pistola, riesce con uno scatto ad aprire la porta della stanza in cui si trovavano rinchiusi i cani di Wheelock. Le bestie si avventano subito su Mengele facendogli perdere l’arma e rendendolo inoffensivo. A quel punto il figlio adottivo dei Wheelock, Bobby, rientra a casa da scuola e si trova davanti agli occhi i due uomini feriti. Alla vista del ragazzo, Mengele è colto da un senso di compiacimento per una delle sue creature e cerca di spiegargli lo scopo a cui è stato predestinato. L’agonizzante Lieberman dice a Bobby che Mengele ha ucciso suo padre e quando il ragazzo vede il corpo del genitore riverso in cantina ordina ai cani di attaccare a morte Mengele. Lieberman viene ricoverato in ospedale e riesce a sopravvivere nonostante le gravi ferite riportate. La morte di Mengele porta via con sè l’inaudito tentativo di creare un nuovo Adolf Hitler, ma ora un nuovo problema si presenta nei pensieri di Lieberman: se si venisse a conoscenza dei nomi di tutti i ragazzi clonati da Mengele, qualcuno potrebbe decidere di soppriemerli perchè potenzialmente pericolosi. Per evitare che ciò possa accadere, Lieberman brucia la lista con i loro nomi che era riuscito a prelevare dalla giacca di Mengele dopo che questi era stato ucciso dai doberman in casa Wheelock.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Dopo aver diretto film di grande spessore come Il pianeta delle scimmie, Patton generale d’acciaio e Papillon, Franklin J. Schaffner dimostra tutta la sua abilità e consolidata esperienza con questo I ragazzi venuti dal Brasile. Certamente fare una trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Ira Levin poteva essere un’impresa rischiosa viste le tematiche in gioco (neonazismo e clonazione umana) e soprattutto si poteva correre il rischio di cadere nel thriller-fantastico convenzionale. Invece, grazie anche a una sceneggiatura che rispecchia l’impostazione del romanzo, il buon regista riesce a sfornare un robusto film, teso e coinvolgente, basato su una iniziale vicenda misteriosa che viene svelata gradualmente con un crescendo ben ritmato. Forse l’unico momento in cui si eccede nel tentativo di enfatizzare la tensione è nella parte finale del film quando i due protagonisti-antagonisti si incontrano nella casa dei Wheelock. Ma si tratta di un piccolo peccato veniale che non può certo compromettere l’efficacia di questa pellicola. Altro grande punto di forza è il cast di attori scelti per questo film. Per il ruolo dei due protagonisti, Mengele e Lieberman, sono stati designati due grandissimi nomi del cinema: Gregory Peck e Laurence Olivier. Per Gregory Peck si è trattato di un ruolo insolito; infatti l’attore è stato quasi sempre impiegato in parti di personaggi positivi. Quì la sfida per lui è stata difficile ma è riuscito a cavarsela bene e grazie alla sua grande esperienza ha dato vita a un personaggio senza scrupoli, esaltato, con i suoi scatti d’ira e i suoi folli vaneggiamenti. Dall’altra parte c’è l’interpretazione assolutamente monumentale di Lord Olivier: intensa, precisa, a tratti anche ironica, con una espressività e una gestualità impressionanti. Ottimi anche gli altri interpreti di supporto a cominciare dall’inossidabile James Mason e dalla bravissima Lilli Palmer, senza dimenticare Uta Hagen e Steven Guttemberg. Degna di menzione anche l’efficace colonna sonora firmata da Jerry Goldsmith basata su un valzer cupo e inquietante.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The boys from Brazil
Anno: 1978
Genere: drammatico, fantastico
Regia: Franklin J. Schaffner
Sceneggiatura: Heywood Gould
Soggetto: da un romanzo di Ira Levin
Musica: Jerry Goldsmith

Cast:
Gregory Peck interpreta il dottor Josef Mengele
Laurence Olivier interpreta Ezra Lieberman
James Mason interpreta Eduard Seibert
Lilli Palmer interpreta Esther Lieberman
Uta Hagen interpreta Frieda Maloney
Steven Guttenberg interpreta Barry Kohler
John Dehner interpreta Henry Wheelock
Rosemary Harris interpreta la signora Doring
Anne Meara interpreta la signora Curry
John Rubinstein interpreta David Bennett
Jeremy Black interpreta Jack Curry, Simon Harrington, Erich Doring, Bobby Wheelock
Denholm Elliott interpreta Sidney Beynon
David Hurst interpreta Strasser
Bruno Ganz interpreta il professor Bruckner
Walter Gotell interpreta Mundt
Wolfgang Preiss interpreta Lofquist
Sky Dumont interpreta Hessen

Alcune immagini:

Ombre rosse (1939)

25 Gen
Articolo già pubblicato il 20/08/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Il film racconta l’avventuroso viaggio di un gruppo di uomini e donne a bordo di una diligenza in partenza da una località dell’Arizona e diretta verso la cittadina di Lordsburg nel New Mexico. Fanno parte della comitiva: Dallas, una giovane prostituta, e il dottor Boone, un medico ubriacone – entrambi cacciati dal loro villaggio; Lucy Mallory, moglie di un capitano dell’esercito e in dolce attesa; Hatfield, un giocatore d’azzardo; Gatewood, un austero banchiere e Peacock, un rappresentante di liquori. La diligenza è condotta dal simpatico, ma non tanto coraggioso, Buck mentre il maresciallo Curley rappresenta le forze dell’ordine. Il percorso da seguire prevede l’attraversamento di una regione in cui è stata segnalata la presenza dei pericolosi indiani Apache; per questa ragione è stato previsto che la diligenza venga scortata da un gruppo di soldati a cavallo dell’esercito federale. Dopo qualche miglio dalla partenza, la diligenza incontra un giovane cowboy rimasto senza cavallo che chiede di poter salire a bordo per raggiungere anch’egli Lordsburg; si tratta di Ringo, ricercato dalle forze dell’ordine perchè evaso di prigione. Il maresciallo Curley lo riconosce subito e lo dichiara in arresto ma il giovane non tenta in alcun modo di scappare perché è deciso ad ogni costo a giungere a Lordsburg: egli, infatti, è sulle tracce di tre uomini responsabili dell’uccisione di suo padre e di suo fratello. Fra Ringo e Dallas nasce da subito una certa simpatia e il giovane sarà il primo del gruppo a trattarla dignitosamente, come un essere umano uguale a tutti gli altri e non come un rifiuto della società.
Giunta alla prima tappa del viaggio, la compagnia di viaggiatori si ritrova a dover procedere senza scorta perché i soldati dell’esercito vengono richiamati dal loro comando per un’azione di emergenza. Così il viaggio prosegue in un clima di tensione, sia per la paura di un possibile assalto da parte degli Apache, sia per i difficili rapporti umani fra i vari personaggi. Ma saranno proprio le difficoltà incontrate durante il proseguo del viaggio a mutare in senso positivo i rapporti umani e a rompere le barriere dei pregiudizi. Quando la meta sembra ormai vicina, arriva il temuto attacco da parte degli indiani; la diligenza riesce a resistere eroicamente, grazie soprattutto all’abilità di Ringo e di Curley, finchè non arriva l’intervento provvidenziale della cavalleria federale che respinge definitivamente gli indiani. Arrivati a Lordsburg, Ringo chiede a Curley di concedergli la possibilità di affrontare in duello i tre uomini che assassinarono suo padre e suo fratello. Ringo riesce a uccidere i tre uomini e quando si consegna a Curley per essere processato, questi lo lascia andare via assieme all’amata Dallas.
Con Ombre rosse John Ford ritornò dopo 13 anni a cimentarsi col western. E ne è venuto fuori un vero è proprio pilastro del genere, girato con grandissima abilità e ricco di elementi caratteristici come i paesaggi sconfinati, il combattimento in corsa con gli indiani, il duello per le strade del villaggio. Ma non si tratta soltanto di un grande film western: Ombre rosse è un film di rapporti umani disegnati con estrema efficacia dal grande regista americano che vuole rappresentare una denuncia dell’emarginazione sociale. I personaggi principali della pellicola sono, infatti, delle persone relegate dalla società che però troveranno un’occasione di riscatto e usufruiranno del diritto di essere trattate come tutti gli altri esseri umani. Ottime le interpretazioni degli attori, sia dei protagonisti principali sia dei comprimari. Per John Wayne si tratta probabilmente della prima grande interpretazione in un film western, genere che porterà grande fortuna all’attore americano. In Ombre rosse non mancano neanche i momenti di ironia, altro elemento caro a Ford; in questo senso, fondamentale è stato l’apporto dei due personaggi più stravaganti del film: Buck, il conducente della diligenza, e il dottor Boone, magnificamente tratteggiati da Andy Devine e Thomas Mitchell, rispettivamente. I 2 Oscar vinti (a T. Mitchell come miglior attore non protagonista e alle musiche) e altre 5 nominations testimoniano l’enorme valore di questa pellicola.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Stagecoach
Anno: 1939
Genere: western
Regia: John Ford
Sceneggiatura: Dudley Nichols
Soggetto: da un racconto di Ernest Haycox
Musica: canzoni tradizionali americane adattate da Richard Hageman, Franke Harling, Louis Gruenberg, John Leipold, Leo Shuken

Cast:
John Wayne interpreta Ringo
Claire Trevor interpreta Dallas
Thomas Mitchell interpreta il dottor Boone
George Bancroft interpreta il maresciallo Curley
John Carradine interpreta Hatfield
Andy Devine interpreta Buck, il postiglione
Louise Platt interpreta Lucy Mallory
Donald Meek interpreta Peacock
Benton Churchill interpreta Gatewood

Alcune immagini: