Archivio | marzo, 2012

Prima linea (1956)

28 Mar

TRAMA (contiene spoiler)

1944 – II guerra mondiale, fronte occidentale in Belgio.

Una delle compagnie americane dislocate vicino alla linea di contatto col nemico è comandata dal capitano Cooney, uomo vile e incompetente che con i suoi piani e ordini scellerati ha causato la perdita di parecchi dei suoi uomini. Due degli ufficiali suoi subordinati, il tenente Costa e il tenente Woodroof, lamentano le incapacità del loro capitano al comandante di battaglione, il colonnello Bartlett; questi però, essendo amico di Cooney, non prende alcun provvedimento nei suoi confronti, soprattutto perchè vuole tenersi nelle grazie del padre dello stesso Cooney che è un potente uomo politico e dal quale spera di essere aiutato per fare carriera in polica una volta conclusa la guerra. Quando la compagnia riceve l’ordine di prendere una cittadina, Cooney manda in avanscoperta un plotone comandato da Costa assicurandogli dei pronti rinforzi nel caso vi fossero ingenti truppe tedesche a presidiarla. Costa obbedisce ma promette al suo superiore che lo avrebbe ucciso se non avesse mandato i rinforzi in caso di necessità.

I timori di Costa si avverano: appena entrati nella cittadina il suo plotone si trova subito sotto il fuoco nemico e i pochi superstiti rimangono bloccati in una casa periferica. Il tenente chiede invano dei rinforzi via radio e intanto i tedeschi passano al contrattacco. Costa e i suoi uomini sono costretti così a ripiegare. Giunta al comando di compagnia la notizia dell’imminente avanzata tedesca, Cooney cerca di vincere le sue paure con l’alcool mentre il saggio tenente Woodroof prende in mano la situazione e cerca di organizzare le difese. Quando Costa raggiunge la sua compagnia il suo unico pensiero è quello di trovare Cooney per farlo fuori come promesso, ma ormai anche i carri armati tedeschi sono a ridosso della compagnia e il coraggioso tenente, nel tentativo di fermare un carro nemico viene travolto e perde l’uso di un braccio.

I tedeschi riescono a sfondare ma un gruppo di americani, tra cui Woodroof, Cooney e i pochi uomini di Costa sopravvissuti, riescono a trovare rifugio in una cantina ed eludere l’assalto nemico. Anche Costa, gravemente ferito, riesce a raggiungere il gruppo e vorrebbe vendicarsi del vile capitano ma non trova la forza e muore davanti agli occhi dei suoi compagni. A quel punto Cooney vorrebbe consegnarsi al nemico ma viene sparato a morte da Woodroof. Di lì a poco giungono sul posto i rinforzi americani che respingono nuovamente il nemico. Quando il colonnello Bartlett viene a sapere dell’uccisione di Cooney, chiede a Woodroof di testimoniare che la sua morte è avvenuta in seguito ad una azione eroica e, per far apparire la cosa un po’ più sensata, propone una medaglia anche per Costa. Woodroof però ammette di essere stato lui ad uccidere Cooney perché questi voleva consegnarsi al nemico per viltà, ma il colonnello preferisce, per tornaconto personale, far figurare che Cooney sia caduto per un atto di eroismo. Woodroof si ferma davanti al corpo senza vita dell’amico Costa e gli dice: “Tu sai quello che devo fare, Joe… l’avresti fatto anche tu”; consapevole del rischio di essere impiccato dalla corte marziale, si dirige alla stazione radio, si mette in contatto col quartier generale e racconta come sono andate realmente le cose riguardo la morte di Cooney.

COMMENTI PERSONALI

Prima linea è un film diretto, forte, carico di tensione e straordinariamente intenso nella descrizione delle vicende umane. Possiamo dire che è l’emblema dello stile del suo regista, Robert Aldrich, uno che non usa certo le mezze misure per raccontare storie scomode e soprattutto per portare la sua denuncia verso qualcosa. Quì la denuncia non è diretta alla guerra in senso ideologico ma si rivolge a quei personaggi che, come Cooney e Bartlett, sono gli anelli difettosi di un sistema che già di per se è sbagliato (la guerra) e che lo rendono ancora più crudele perchè le conseguenze del loro operato sono pagate da coloro che stanno più in basso nella gerarchia militare, coloro che vengono mandati a combattere al fronte e rischiano più di tutti di morire. E sono proprio questi ultimi uomini, per contro, quelli che vengono valorizzati in questa pellicola che ne evidenzia il coraggio, la solidarietà e anche l’ironia.

La direzione degli attori è stata straordinaria così come le loro interpretazioni. Un grandissimo Jack Palance (già sotto la guida di Aldrich ne Il grande coltello e in seguito in Dieci secondi col diavolo) offre una prestazione sicura e intensa nei panni dell’eroico tenente Costa, mentre l’esperto Eddie Albert si cala perfettamente nei panni del codardo e infame capitano Cooney. Estremamente efficace e robusta anche l’interpretazione di William Smithers nel ruolo del saggio e coraggioso tenente Woodroof. Per questo attore si tratta di una delle rare apparizioni in un film per il cinema perchè la sua attività principale è stata nella TV. L’altro grande protagonista è il sempre affidabile Lee Marvin, altrettanto bravo a disegnare un colonnello Bartlett cinico e accecato dagli interessi personali. Degne di menzione le interpretazioni degli altri attori co-protagonisti a cominciare dal vigoroso Buddy Ebsen, passando per l’ironico Robert Strauss e senza dimenticare il preciso Richard Jaeckel. Piccola parte per Peter Van Eyck nel ruolo di un ufficiale tedesco.

Opera memorabile, un ottimo film di guerra con alcune scene d’azione ben costruite inserite in una storia abilmente strutturata e che offre diversi motivi di riflessione. Tratto dal racconto Volpe fragile di Norman Brooks, originariamente scritto per un lavoro teatrale e poi adattato per il grande schermo dal bravo sceneggiatore James Poe.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Attack!
Anno: 1956
Genere: guerra
Regia: Robert Aldrich
Sceneggiatura: James Poe
Soggetto: da un racconto di Norman Brooks
Musica: Frank Devol

Cast:

Jack Palance interpreta il tenente Joe Costa
Eddie Albert interpreta il capitano Erskin Cooney
William Smithers interpreta il tenente Harry Woodroof
Lee Marvin interpreta il tenente colonnello Clyde Bartlett
Robert Strauss interpreta Bernstein
Richard Jaeckel interpreta Snowden
Buddy Ebsen interpreta il sergente Tolliver
Jon Shepodd interpreta il caporale Jackson
Peter van Eyck interpreta il capitano tedesco (prigioniero)
Steven Geray interpreta il soldato tedesco (prigioniero)
James Goodwin interpreta Ricks

Alcune immagini:

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La storia di una monaca (1959)

24 Mar

TRAMA

Gabrielle van der Mal è una giovane ragazza belga dotata di grande fede religiosa e di profondo altruismo che la portano a intraprendere il cammino per diventare suora; l’altro suo grande sogno è quello di diventare infermiera e di andare in missione in Africa per portare il suo contributo in favore delle popolazioni povere e disagiate. Il percorso per ottenere i voti comporta l’osservanza di norme e abitudini molto severe ma la ragazza, nonostante qualche incertezza, è decisa a mantenere i suoi propositi. Divenuta monaca col nome di suor Lucia, la giovane frequenta la scuola di medicina tropicale ad Anversa riscuotendo ottimi consensi – la sua passione per la medicina è favorita dal fatto che suo padre è un ottimo medico di fama internazionale. Una volta superato l’esame, suor Lucia avrebbe avuto la possibilità di essere mandata ad operare come infermiera in una missione del Congo; ma le viene chiesto dalla madre superiora che gestisce la scuola di fare in modo di non passare l’esame finale come gesto di umiltà nei confronti di un’altra suora che l’aveva ingiustamente accusata di vantarsi delle sue capacità. La ragazza non riesce a fingere e supera brillantemente l’esame ma non viene mandata subito in Congo, come ella sperava, bensì in un ospedale psichiatrico di Bruxelles. Quì la giovane suora è protagonista di un episodio drammatico: per eccessiva fiducia e incurante delle prescrizioni, apre la cella di una donna demente per porgerle un bicchiere d’acqua e viene subito aggredita da questa. Fortunatamente, suor Lucia riesce a divincolarsi e a chiedere aiuto alle altre sorelle.
Dopo la parentesi Bruxellese, suor Lucia finalmente ottiene il permesso di andare in Congo: lì viene assegnata come assistente del dottor Fortunati, persona schietta e dotata di grande professionalità. Questi apprezza da subito la dedizione e le capacità di suor Lucia come infermiera ma osserva in lei una certa incompatibilità fra la sua passione per la medicina e le regole rigide del monacato a cui la ragazza riesce a convivere con fatica. Quando suor Lucia si accorge di avere contratto la tubercolosi, il dottor Fortunati si prodiga per curarla e poterla riavere ancora come sua assistente. Suor Lucia riesce a guarire dalla malattia e tornare così al suo amato lavoro finchè non viene richiamata al convento per rinnovare il cammino di fede. Tornata in Belgio si trova ad affrontare un periodo molto difficile a causa dello scoppio della guerra e l’invasione dei tedeschi. La notizia della morte del padre, assassinato dai nazisti mentre cercava di curare dei profughi, fa nascere in suor Lucia un sentimento di odio verso gli invasori e, contravvenendo al regolamento monacale, aiuta un’altra infermiera a proteggere dei partigiani. La suora si rende conto di non essere adatta a mantenere gli impegni presi con i voti, di non riuscire, nonostante gli sforzi, a rispettare la disciplina impostale dallo stato monacale e di non provare alcun sentimento di odio verso altre persone. Decide così di abbandonare i voti per poter continuare come laica la sua opera di missionaria.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Come la maggior parte dei film di stampo biografico, anche questo diretto dall’ottimo Fred Zinnemann, risulta denso di avvenimenti e personaggi e alcuni aspetti vengono invevitabilmente approfonditi maggiormente rispetto ad altri. Senza dubbio il tema centrale è il conflitto interiore della protagonista: la sua grande capacità di donarsi totalmente agli altri e la grande passione e dedizione alla medicina si scontrano inerosabilmente con il formalismo, le rigide prescrizioni della disciplina imposte dallo stato monacale. La consapevolezza di non essere adatta per quel tipo di vita matura in lei nel corso degli anni e delle esperienze vissute e culmina quando ella sceglie di non rimanere indifferente all’oppressione nazista, come invece le veniva richiesto dalla sua congregazione.
La pellicola è straordinaria per solidità, intensità dei personaggi e pulizia narrativa. La regia di Zinnemann è stilisticamente ineccepibile, a tratti forse il formalismo appare particolarmente rigoroso ma le finezze e la classe non mancano di certo. Indimenticabile la prova di Audrey Hepburn che testimonia l’eccezionale bravura dell’attrice anche sul versante drammatico. Il ruolo da protagonista affidatole in questo film presentava un coefficiente di difficoltà elevatissimo ma lei è riuscita a fornire un’interpretazione di livello assoluto che, unita ad altre prove drammatiche straordinarie come in Guerra e pace e Gli occhi della notte, ha fatto di questa attrice non solo un’icona di eleganza e di simpatia per via delle famose commedie cui ha preso parte, ma uno dei nomi massimi della storia del cinema.
Oltre alla fenomenale Audrey, notevoli sono state le interpretazioni degli altri attori a cominciare dal bravissimo e intenso Peter finch (il suo dottor Fortunati è un personaggio cruciale del film) e dal sempre valido e navigato Dean Jagger. La pellicola si avvale, inoltre, della classe di una straordinaria veterana del cinema quale Edith Evans, e delle esperte Mildred Dunnock e Peggy Ashcroft.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The Nun’s Story
Anno: 1959
Genere: drammatico
Regia: Fred Zinnemann
Sceneggiatura: Robert Anderson
Soggetto: da un romanzo di Kathryn Hulme
Musica: Franz Waxman

Cast:
Audrey Hepburn interpreta suor Lucia/ Gabrielle van der Mal
Peter Finch interpreta il dott. Fortunati
Edith Evans interpreta madre Manuela
Peggy Ashcroft interpreta madre Matilda
Dean Jagger interpreta il dott. van der Mal
Mildred Dunnock interpreta sorella Margherita
Beatrice Straight interpreta madre Cristina
Patricia Collinge interpreta sorella Giulia
Rosalie Crutchley interpreta sorella Eleonora
Ruth White interpreta madre Marcella

Alcune immagini:

Lunedì film – Lucio Dalla & Stadio

2 Mar

Nel mio blog che tratta di cinema, questo mi è sembrato l’articolo forse più adatto per salutare, ringraziare e ricordare un grande artista come Lucio Dalla che ci ha lasciato. Il video proposto è la sigla che negli anni ’80 introduceva al film che Rai Uno trasmetteva immancabilmente ogni lunedì in prima serata. Ricordo che a casa mia questo appuntamento raramente veniva perso e grazie al quale ho iniziato sin da bambino a vedere grandissimi film del passato e avuto la possibilità di conoscere attori e attrici straordinari come Burt Lancaster, Humphrey Bogart, Kirk Douglas, Deborah Kerr, Kim Novak, Jean Simmons, Robert Mitchum e tantissimi altri. La musica di questa sigla è stata composta dagli Stadio con la collaborazione di Lucio Dalla. Il pezzo è prevalentemente strumentale ma è arricchito dai “giochetti” vocali del grande cantautore bolognese. Indimenticabile.