L’uomo che non è mai esistito (1956)

4 Apr

TRAMA (contiene spoiler)

Londra, primavera del 1943. Conclusa in favore degli alleati la campagnia africana, la mossa successiva degli anglo-americani sarebbe stata quella di attaccare i tedeschi in Europa effettuando uno sbarco in Sicilia. Ma anche i tedeschi si aspettano che l’attacco alleato sarebbe avvenuto nell’isola italiana e così concentrano là il grosso delle loro forze. Gli alti vertici inglesi affidano al capo dei servizi segreti della marina, tenente Ewen Montagu (Clifton Webb), il compito di elaborare un piano per depistare i tedeschi e indurli a credere che l’attacco alleato sarebbe cominciato dalla Grecia e dalla Sardegna anziché dalla Sicilia; in tal modo i nazisti avrebbero certamente spostato buona parte delle loro forze dalla Sicilia rendendola così più vulnerabile.
L’idea di Montagu è quella di abbandonare nelle acque vicine alla Spagna (nazione soggetta a una forte influenza dei tedeschi) un cadavere vestito da ufficiale inglese con addosso dei documenti segreti appositamente predisposti per il depistaggio con la speranza che questo corpo, una volta ritrovato, venga ispezionato dai servizi segreti nazisti. Ottenuta l’approvazione da parte di Churchill, Montagu e il suo collaboratore, tenente George Acres (Robert Flemyng), si attivano per mettere in pratica il piano cercando di curare al massimo tutti i dettagli. Ottenuto il consenso del padre, viene utilizzato allo scopo il corpo di un giovane morto di recente di broncopolmonite. L’identità fittizia che gli viene assegnata è quella del maggiore William Martin, ufficiale dell’aviazione inglese. Al corpo viene legata una borsa con alcuni documenti di depistaggio, il principale dei quali è una lettera appositamente scritta da un generale inglese e indirizzata a un’altro generale inglese in cui vengono riportate informazioni su un imminente sbarco massiccio in Grecia e, in proporzioni minori, in Sardegna.
Per rendere ancora più credibile l’identità dell’uomo, oltre a vari accessori personali, gli viene infilata anche una lettera scritta da quella che sarebbe dovuta essere la sua ragazza. La persona che si presta a fingere di essere la fidanzata dell’ipotetico maggiore Martin è Lucy Sherwood (Gloria Grahame) un’amica di Pam (Josephine Griffin), la segretaria e collaboratrice di Montagu e Acres. Conclusi i preparativi, il corpo viene lasciato in mare da un sommmergile e, spinto dalle correnti, viene portato su una spiaggia nei pressi di Huelva in Spagna.
Ritrovato da alcuni pescatori, il cadavere finisce presto nelle mani dei servizi segreti tedeschi proprio come si auguravano gli inglesi. Quando il consolato tedesco di Spagna rimanda in Inghilterra tutti gli effetti personali del corpo, documenti compresi, Montagu sottopone questi ultimi a un’accurata ispezione dalla quale emerge che le lettere sono state aperte e richiuse e questo fornisce un forte indizio che le informazioni siano state captate dal nemico. In effetti le cose sono andate proprio così, ma i tedeschi sospettano che potrebbe trattarsi di un bluff e perciò inviano un loro agente a Londra per verificare se il maggiore Martin sia una persona veramente esistita. L’agente è Patrick O’Reilly (Stephen Boyd) un insospettabile irlandese il quale, basandosi sui pochi indizi a sua disposizione, cerca di indagare sulla vita del presunto maggiore Martin.
O’Reilly riesce a trovare l’abitazione di Lucy e Pam e, spacciandosi per un amico di Martin, cerca di capire se Lucy stia fingendo o meno di essere la fidanzata del maggiore trovato morto: Lucy, già sconvolta per aver ricevuto poco prima la notizia dell’uccisione in guerra del suo vero fidanzato, riesce a recitare così abilmente che O’Reilly deve desistere dal suo tentativo di farla cedere. L’uomo, allora, si gioca l’ultima rischiosa carta rivelando la sua identità a Lucy e Pam con la speranza che, se le due donne fossero coinvolte nel bluff, avrebbero certamente dato il suo indirizzo alla polizia che lo avrebbe arrestato di lì a poco. Informato dell’accaduto, Montagu prevede astutamente le intenzioni della spia dei tedeschi e ordina ai servizi segreti inglesi di tenere d’occhio l’abitazione di O’Reilly ma di non farsi vedere.
Dopo aver aspettato alcune ore e non vedendo alcun intervento della polizia, O’Reilly si convince che la storia del maggiore Martin non è una montatura e così comunica ai suoi capi che il caso è da considerarsi attendibile. Il piano degli inglesi, dunque, va in porto e quando le forze alleate sbarcano in Sicilia trovano le difese nemiche non molto consistenti e impreparate a un attacco di quelle proporzioni.

COMMENTI E OSSERVAZIONI PERSONALI

I principali avvenimenti raccontati in questo film, per quanto bizzarri possano apparire, sono realmente accaduti: la trama, infatti, è stata tratta dal libro omonimo di Ewen Montagu, personaggio realmente esistito, così come parte degli altri personaggi presenti nel film. In questo libro, l’autore descrive dettagliatamente l’intera operazione da lui ideata e che è passata alla storia come Operazione Mincemeat, in italiano “carne trita”. Le operazioni di depistaggio e disinformazione tra forze contrapposte erano frequenti nel secondo conflitto mondiale e questa, senza  dubbio una delle più singolari, fu tra quelle che andarono a buon fine ed ebbero un loro peso relativo nelle sorti del conflitto.
La pellicola diretta dal bravo Ronald Neame (alla sua quinta prova dietro la macchina da presa) si distingue per uno stile garbato e una notevole lucidità nel descrivere gli avvenimenti. Uno dei maggiori pregi risiede senza dubbio nella coerenza narrativa ma anche nell’ottima caratterizzazione dei personaggi. La struttura del film è assolutamente acuta e intelligente: è possibile distinguere una prima parte più descrittiva e tecnica dedicata all’ideazione e messa in atto del piano di depistaggio e una seconda parte, forse più tesa e coinvolgente, in cui il film assume un carattere marcatamente spionistico (quando entra in gioco l’agente inviato dai tedeschi per indagare sul presunto Martin). Superba la prova di Gloria Grahame che, nonostante appaia un po’ appesantita nel suo volto – l’attrice stava vivendo un periodo difficile della sua vita – riesce a dare vita a un personaggio tormentato e drammatico che è senza dubbio uno dei più riusciti del film.
L’altro grande interprete è Stephen Boyd, quì al suo debutto in un film, che disegna un personaggio chiave (l’agente al servizio dei tedeschi) per la parte finale del film. Per lui una nomination come miglior attore debuttante ai BAFTA. Naturalmente non si può non sottolineare l’interpretazione fine, sobria e incisiva del protagonista principale del film, il veterano Clifton Webb, inossidabile attore della vecchia guardia. Ottimi anche gli altri attori fra i quali non ci sono nomi di primissimo richiamo ma professionisti di grande valore come Robert Flemyng, Geoffrey Keen, André Morell, Michael Hordern e Cyril Cusack.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale:  The man who never was
Anno: 1956
Genere: drammatico, spionaggio
Regia: Ronald Neame
Sceneggiatura: Nigel Balchin
Soggetto: da un libro di Ewen Montagu
Musica: Alan Rawsthorne

Cast:

Clifton Webb……………………Ten. Comandante Ewen Montagu
Gloria Grahame………………..Lucy Sherwood
Robert Flemyng……………….Tenente George Acres
Josephine Griffin………………Pam
Stephen Boyd…………………..agente Patrick O’Reilly
Laurence Naismith……………Ammiraglio Cross
Geoffrey Keen…………………..Generale Nye
Moultrie Kelsall………………..il padre del ragazzo morto
Cyril Cusack……………………..il tassista
André Morell……………………Prof. Spilsbury
Michael Hordern………………Generale Coburn (servizi segreti)

Alcune immagini:

Prima linea (1956)

28 Mar

TRAMA (contiene spoiler)

1944 – II guerra mondiale, fronte occidentale in Belgio.

Una delle compagnie americane dislocate vicino alla linea di contatto col nemico è comandata dal capitano Cooney, uomo vile e incompetente che con i suoi piani e ordini scellerati ha causato la perdita di parecchi dei suoi uomini. Due degli ufficiali suoi subordinati, il tenente Costa e il tenente Woodroof, lamentano le incapacità del loro capitano al comandante di battaglione, il colonnello Bartlett; questi però, essendo amico di Cooney, non prende alcun provvedimento nei suoi confronti, soprattutto perchè vuole tenersi nelle grazie del padre dello stesso Cooney che è un potente uomo politico e dal quale spera di essere aiutato per fare carriera in polica una volta conclusa la guerra. Quando la compagnia riceve l’ordine di prendere una cittadina, Cooney manda in avanscoperta un plotone comandato da Costa assicurandogli dei pronti rinforzi nel caso vi fossero ingenti truppe tedesche a presidiarla. Costa obbedisce ma promette al suo superiore che lo avrebbe ucciso se non avesse mandato i rinforzi in caso di necessità.

I timori di Costa si avverano: appena entrati nella cittadina il suo plotone si trova subito sotto il fuoco nemico e i pochi superstiti rimangono bloccati in una casa periferica. Il tenente chiede invano dei rinforzi via radio e intanto i tedeschi passano al contrattacco. Costa e i suoi uomini sono costretti così a ripiegare. Giunta al comando di compagnia la notizia dell’imminente avanzata tedesca, Cooney cerca di vincere le sue paure con l’alcool mentre il saggio tenente Woodroof prende in mano la situazione e cerca di organizzare le difese. Quando Costa raggiunge la sua compagnia il suo unico pensiero è quello di trovare Cooney per farlo fuori come promesso, ma ormai anche i carri armati tedeschi sono a ridosso della compagnia e il coraggioso tenente, nel tentativo di fermare un carro nemico viene travolto e perde l’uso di un braccio.

I tedeschi riescono a sfondare ma un gruppo di americani, tra cui Woodroof, Cooney e i pochi uomini di Costa sopravvissuti, riescono a trovare rifugio in una cantina ed eludere l’assalto nemico. Anche Costa, gravemente ferito, riesce a raggiungere il gruppo e vorrebbe vendicarsi del vile capitano ma non trova la forza e muore davanti agli occhi dei suoi compagni. A quel punto Cooney vorrebbe consegnarsi al nemico ma viene sparato a morte da Woodroof. Di lì a poco giungono sul posto i rinforzi americani che respingono nuovamente il nemico. Quando il colonnello Bartlett viene a sapere dell’uccisione di Cooney, chiede a Woodroof di testimoniare che la sua morte è avvenuta in seguito ad una azione eroica e, per far apparire la cosa un po’ più sensata, propone una medaglia anche per Costa. Woodroof però ammette di essere stato lui ad uccidere Cooney perché questi voleva consegnarsi al nemico per viltà, ma il colonnello preferisce, per tornaconto personale, far figurare che Cooney sia caduto per un atto di eroismo. Woodroof si ferma davanti al corpo senza vita dell’amico Costa e gli dice: “Tu sai quello che devo fare, Joe… l’avresti fatto anche tu”; consapevole del rischio di essere impiccato dalla corte marziale, si dirige alla stazione radio, si mette in contatto col quartier generale e racconta come sono andate realmente le cose riguardo la morte di Cooney.

COMMENTI PERSONALI

Prima linea è un film diretto, forte, carico di tensione e straordinariamente intenso nella descrizione delle vicende umane. Possiamo dire che è l’emblema dello stile del suo regista, Robert Aldrich, uno che non usa certo le mezze misure per raccontare storie scomode e soprattutto per portare la sua denuncia verso qualcosa. Quì la denuncia non è diretta alla guerra in senso ideologico ma si rivolge a quei personaggi che, come Cooney e Bartlett, sono gli anelli difettosi di un sistema che già di per se è sbagliato (la guerra) e che lo rendono ancora più crudele perchè le conseguenze del loro operato sono pagate da coloro che stanno più in basso nella gerarchia militare, coloro che vengono mandati a combattere al fronte e rischiano più di tutti di morire. E sono proprio questi ultimi uomini, per contro, quelli che vengono valorizzati in questa pellicola che ne evidenzia il coraggio, la solidarietà e anche l’ironia.

La direzione degli attori è stata straordinaria così come le loro interpretazioni. Un grandissimo Jack Palance (già sotto la guida di Aldrich ne Il grande coltello e in seguito in Dieci secondi col diavolo) offre una prestazione sicura e intensa nei panni dell’eroico tenente Costa, mentre l’esperto Eddie Albert si cala perfettamente nei panni del codardo e infame capitano Cooney. Estremamente efficace e robusta anche l’interpretazione di William Smithers nel ruolo del saggio e coraggioso tenente Woodroof. Per questo attore si tratta di una delle rare apparizioni in un film per il cinema perchè la sua attività principale è stata nella TV. L’altro grande protagonista è il sempre affidabile Lee Marvin, altrettanto bravo a disegnare un colonnello Bartlett cinico e accecato dagli interessi personali. Degne di menzione le interpretazioni degli altri attori co-protagonisti a cominciare dal vigoroso Buddy Ebsen, passando per l’ironico Robert Strauss e senza dimenticare il preciso Richard Jaeckel. Piccola parte per Peter Van Eyck nel ruolo di un ufficiale tedesco.

Opera memorabile, un ottimo film di guerra con alcune scene d’azione ben costruite inserite in una storia abilmente strutturata e che offre diversi motivi di riflessione. Tratto dal racconto Volpe fragile di Norman Brooks, originariamente scritto per un lavoro teatrale e poi adattato per il grande schermo dal bravo sceneggiatore James Poe.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Attack!
Anno: 1956
Genere: guerra
Regia: Robert Aldrich
Sceneggiatura: James Poe
Soggetto: da un racconto di Norman Brooks
Musica: Frank Devol

Cast:

Jack Palance interpreta il tenente Joe Costa
Eddie Albert interpreta il capitano Erskin Cooney
William Smithers interpreta il tenente Harry Woodroof
Lee Marvin interpreta il tenente colonnello Clyde Bartlett
Robert Strauss interpreta Bernstein
Richard Jaeckel interpreta Snowden
Buddy Ebsen interpreta il sergente Tolliver
Jon Shepodd interpreta il caporale Jackson
Peter van Eyck interpreta il capitano tedesco (prigioniero)
Steven Geray interpreta il soldato tedesco (prigioniero)
James Goodwin interpreta Ricks

Alcune immagini:

La storia di una monaca (1959)

24 Mar

TRAMA

Gabrielle van der Mal è una giovane ragazza belga dotata di grande fede religiosa e di profondo altruismo che la portano a intraprendere il cammino per diventare suora; l’altro suo grande sogno è quello di diventare infermiera e di andare in missione in Africa per portare il suo contributo in favore delle popolazioni povere e disagiate. Il percorso per ottenere i voti comporta l’osservanza di norme e abitudini molto severe ma la ragazza, nonostante qualche incertezza, è decisa a mantenere i suoi propositi. Divenuta monaca col nome di suor Lucia, la giovane frequenta la scuola di medicina tropicale ad Anversa riscuotendo ottimi consensi – la sua passione per la medicina è favorita dal fatto che suo padre è un ottimo medico di fama internazionale. Una volta superato l’esame, suor Lucia avrebbe avuto la possibilità di essere mandata ad operare come infermiera in una missione del Congo; ma le viene chiesto dalla madre superiora che gestisce la scuola di fare in modo di non passare l’esame finale come gesto di umiltà nei confronti di un’altra suora che l’aveva ingiustamente accusata di vantarsi delle sue capacità. La ragazza non riesce a fingere e supera brillantemente l’esame ma non viene mandata subito in Congo, come ella sperava, bensì in un ospedale psichiatrico di Bruxelles. Quì la giovane suora è protagonista di un episodio drammatico: per eccessiva fiducia e incurante delle prescrizioni, apre la cella di una donna demente per porgerle un bicchiere d’acqua e viene subito aggredita da questa. Fortunatamente, suor Lucia riesce a divincolarsi e a chiedere aiuto alle altre sorelle.
Dopo la parentesi Bruxellese, suor Lucia finalmente ottiene il permesso di andare in Congo: lì viene assegnata come assistente del dottor Fortunati, persona schietta e dotata di grande professionalità. Questi apprezza da subito la dedizione e le capacità di suor Lucia come infermiera ma osserva in lei una certa incompatibilità fra la sua passione per la medicina e le regole rigide del monacato a cui la ragazza riesce a convivere con fatica. Quando suor Lucia si accorge di avere contratto la tubercolosi, il dottor Fortunati si prodiga per curarla e poterla riavere ancora come sua assistente. Suor Lucia riesce a guarire dalla malattia e tornare così al suo amato lavoro finchè non viene richiamata al convento per rinnovare il cammino di fede. Tornata in Belgio si trova ad affrontare un periodo molto difficile a causa dello scoppio della guerra e l’invasione dei tedeschi. La notizia della morte del padre, assassinato dai nazisti mentre cercava di curare dei profughi, fa nascere in suor Lucia un sentimento di odio verso gli invasori e, contravvenendo al regolamento monacale, aiuta un’altra infermiera a proteggere dei partigiani. La suora si rende conto di non essere adatta a mantenere gli impegni presi con i voti, di non riuscire, nonostante gli sforzi, a rispettare la disciplina impostale dallo stato monacale e di non provare alcun sentimento di odio verso altre persone. Decide così di abbandonare i voti per poter continuare come laica la sua opera di missionaria.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Come la maggior parte dei film di stampo biografico, anche questo diretto dall’ottimo Fred Zinnemann, risulta denso di avvenimenti e personaggi e alcuni aspetti vengono invevitabilmente approfonditi maggiormente rispetto ad altri. Senza dubbio il tema centrale è il conflitto interiore della protagonista: la sua grande capacità di donarsi totalmente agli altri e la grande passione e dedizione alla medicina si scontrano inerosabilmente con il formalismo, le rigide prescrizioni della disciplina imposte dallo stato monacale. La consapevolezza di non essere adatta per quel tipo di vita matura in lei nel corso degli anni e delle esperienze vissute e culmina quando ella sceglie di non rimanere indifferente all’oppressione nazista, come invece le veniva richiesto dalla sua congregazione.
La pellicola è straordinaria per solidità, intensità dei personaggi e pulizia narrativa. La regia di Zinnemann è stilisticamente ineccepibile, a tratti forse il formalismo appare particolarmente rigoroso ma le finezze e la classe non mancano di certo. Indimenticabile la prova di Audrey Hepburn che testimonia l’eccezionale bravura dell’attrice anche sul versante drammatico. Il ruolo da protagonista affidatole in questo film presentava un coefficiente di difficoltà elevatissimo ma lei è riuscita a fornire un’interpretazione di livello assoluto che, unita ad altre prove drammatiche straordinarie come in Guerra e pace e Gli occhi della notte, ha fatto di questa attrice non solo un’icona di eleganza e di simpatia per via delle famose commedie cui ha preso parte, ma uno dei nomi massimi della storia del cinema.
Oltre alla fenomenale Audrey, notevoli sono state le interpretazioni degli altri attori a cominciare dal bravissimo e intenso Peter finch (il suo dottor Fortunati è un personaggio cruciale del film) e dal sempre valido e navigato Dean Jagger. La pellicola si avvale, inoltre, della classe di una straordinaria veterana del cinema quale Edith Evans, e delle esperte Mildred Dunnock e Peggy Ashcroft.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The Nun’s Story
Anno: 1959
Genere: drammatico
Regia: Fred Zinnemann
Sceneggiatura: Robert Anderson
Soggetto: da un romanzo di Kathryn Hulme
Musica: Franz Waxman

Cast:
Audrey Hepburn interpreta suor Lucia/ Gabrielle van der Mal
Peter Finch interpreta il dott. Fortunati
Edith Evans interpreta madre Manuela
Peggy Ashcroft interpreta madre Matilda
Dean Jagger interpreta il dott. van der Mal
Mildred Dunnock interpreta sorella Margherita
Beatrice Straight interpreta madre Cristina
Patricia Collinge interpreta sorella Giulia
Rosalie Crutchley interpreta sorella Eleonora
Ruth White interpreta madre Marcella

Alcune immagini:

Lunedì film – Lucio Dalla & Stadio

2 Mar

Nel mio blog che tratta di cinema, questo mi è sembrato l’articolo forse più adatto per salutare, ringraziare e ricordare un grande artista come Lucio Dalla che ci ha lasciato. Il video proposto è la sigla che negli anni ’80 introduceva al film che Rai Uno trasmetteva immancabilmente ogni lunedì in prima serata. Ricordo che a casa mia questo appuntamento raramente veniva perso e grazie al quale ho iniziato sin da bambino a vedere grandissimi film del passato e avuto la possibilità di conoscere attori e attrici straordinari come Burt Lancaster, Humphrey Bogart, Kirk Douglas, Deborah Kerr, Kim Novak, Jean Simmons, Robert Mitchum e tantissimi altri. La musica di questa sigla è stata composta dagli Stadio con la collaborazione di Lucio Dalla. Il pezzo è prevalentemente strumentale ma è arricchito dai “giochetti” vocali del grande cantautore bolognese. Indimenticabile.

Anche i boia muoiono (1943)

20 Feb

TRAMA

In Cecoslovacchia, durante l’occupazione nazista, la popolazione vive uno dei periodi più bui della sua storia, fatto di oppressione e sfruttamento. Soprattutto a Praga il clima di disagio è particolarmente sentito dalla gente; nella capitale, infatti, risiede il rappresentante del Reich (Reichsprotektor), Heydrich, soprannominato “il boia” per i suoi metodi violenti e sanguinari. Un comitato antinazista di liberazione popolare organizza un attentato contro lo spietato capo degli oppressori. L’esecutore dell’atto, un medico di nome Svoboda, è subito braccato dalla Gestapo ma riesce a sfuggire alla cattura grazie all’intervento di una ragazza, Maria Novotny, che svia gli inseguitori. Non riuscendo a trovare nessun posto sicuro dove nascondersi, l’uomo chiede ospitalità presso la famiglia della ragazza che lo ha salvato dalla probabile cattura. Il padre di Maria, professor Novotny, capisce subito che si tratta dell’autore dell’attentato e quando giungono nella casa i poliziotti nazisti, l’anziano professore, per salvare il ricercato, si consegna volontariamente ai tedeschi come ostaggio. I nazisti, per rappresaglia, hanno deciso infatti di prendere un certo numero di civili come ostaggi e di fucilarli finchè qualcuno non rivelasse il nome dell’attentatore. Svoboda vorrebbe consegnarsi ai tedeschi per evitare che il padre di Maria e altre persone innocenti vengano giustiziate a causa del suo gesto, ma il capo del gruppo rivoluzionario, Dedic, lo dissuade da questo proposito perchè lo ritiene un componente troppo prezioso per le attività antinaziste. Emil Czaka è un cittadino di Praga che per interesse personale fa la spia dei nazisti; grazie a questa ignobile attività egli permette alla Gestapo di scoprire le attività di diversi suoi concittadini membri dei gruppi rivoluzionari. Anche Dedic viene scoperto in questo modo ma, nonostante i colpi sparatigli dai tedeschi nel tentativo di catturarlo, riesce a fuggire e trovare rifugio presso l’abitazione di Svoboda.  Le ferite riportate sono pesanti ma prima di morire l’uomo rivela a Svoboda un astuto piano per eliminare l’infame Czaka e, allo stesso tempo, porre fine alle rappresaglie dei nazisti contro gli ostaggi. Seguendo le indicazioni di Dedic, Svoboda, con la collaborazione di Maria e di altre persone, riesce a fornire alla Gestapo le prove che l’attentatore di Heydrich sia stato proprio il collaborazionista Czaka: questi viene così riconosciuto come colpevole e giustiziato dai nazisti.

COMMENTI PERSONALI

Con questo film, Fritz Lang (regista austriaco di origine ebrea costretto ad emigrare in america durante il nazismo) sferrò la sua invettiva più pungente verso il regime del Terzo Reich – elementi di condanna al nazismo sono presenti anche in altre due pellicole dirette dal grande regista: Duello mortale del 1941 e Maschere e pugnali del 1946. Il grande pregio di quest’opera risiede nel fatto che il messaggio di condanna al nazismo, articolato su vari livelli (metodi, atteggiamenti, propaganda), è perfettamente incastrato in una storia solida e coinvolgente tratta da un soggetto scritto dal grande drammaturgo tedesco Bertold Brecht e dallo stesso Lang e ottimamente sceneggiata da John Wexley. La strepitosa direzione della fotografia di James Wong Howe e la perfetta direzione rendono suggestiva l’ambientazione del film in una Praga dei primi anni ’40; bellissime soprattutto le riprese esterne. Efficace la direzione degli attori, i quali dal canto loro, sia i protagonisti principali che i comprimari, hanno fornito prove di spessore. Nella recitazione si nota a sprazzi una certa componente teatrale, aspetto questo riconducibile probabilmente alla mano di Bertold Brecht, che rende ancora più particolare e ricco di sfumature questo straordinario film.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Hangmen Also Die!
Anno: 1943
Genere: drammatico
Regia: Fritz Lang
Sceneggiatura: John Wexley
Soggetto: Bertold Brecht, Fritz Lang
Musica: Hanns Eisler

Cast:

Brian Donlevy interpreta il Dr. Svoboda/Vanek
Anna Lee interpreta Maria Novotny
Walter Brennan interpreta il Prof. Novotny
Gene Lockhart interpreta Emil Czaka
Dennis O’Keefe interpreta Jan Horek
Alexander Granach interpreta l’ispettore Gruber
Jonathan Hale interpreta Dedic
Tonio Selwart interpreta Haas, capo della Gestapo
Reinhold Schünzel interpreta l’ispettore Ritter
Margaret Wycherly interpreta la zia Emilia
Nana Bryant interpreta la signora Novotny
Billy Roy interpreta Piero Novotny
H.H. von Twardowski interpreta R. Heydrich

Alcune immagini:

Il ponte di Remagen (1969)

6 Feb

A Ben Gazzara (1930-2012)

TRAMA

Marzo 1945 – Le sorti della seconda guerra mondiale sono ormai favorevoli agli alleati. Sul fronte occidentale, le armate tedesche sono in ritirata, incalzate dall’avanzata degli anglo-americani. Il fiume Reno costituisce l’ultimo grosso ostacolo che gli alleati devono superare per poter penetrare nel cuore della Germania. Per questo motivo il Fuhrer ordina che tutti i ponti su questo fiume vengano fatti saltare in aria per bloccare l’avanzata delle truppe di terra alleate. Questa operazione comporta però un caro prezzo da pagare: infatti anche i convogli tedeschi in ritirita, che trasportano feriti, armi e munizioni, resterebbero tagliati fuori e cadrebbero facilmente in mano ai nemici che incalzano. Tale situazione sta particolarmente a cuore al generale Von Brock (Peter Van Eyck), il quale cerca di temporeggiare il più possibile prima di dare l’ordine di distruggere i ponti per permettere che il maggior numero di convogli tedeschi in ritirata possano oltrepassare il fiume. Oramai soltanto un ponte è rimasto in piedi, quello presso Remagen, e l’ordine del Fuhrer è ancora una volta perentorio: deve essere distrutto il prima possibile. Von Brock sà che quell’ultimo ponte potrebbe salvare ancora tanti convogli tedeschi in ritirata ma anche molte persone civili costrette a un vero e proprio esodo. Così, all’insaputa dei suoi superiori, egli invia un nuovo comandante al presidio di Remagen, il maggiore Kreuger (Robert Vaughn) affidandogli il compito di tenere il ponte intatto il più a lungo possibile.

Anche per gli americani l’obiettivo principale è quello di far saltare il ponte e inchiodare le colonne tedesche ancora in ripiegamento. Si rende, perciò, necessario mandare una pattuglia in avanscoperta presso il ponte di Remagen con lo scopo di verificare l’entità delle forze tedesche che lo presidiano. Il maggiore Barnes (Bradford Dillman), che non perde mai occasione di mandare i suoi uomini a compiere missioni difficili, affida l’incarico a una delle sue migliori compagnie nella quale si distinguono due personaggi molto diversi ma altrettanto valorosi: il tenente Hartman (George Segal) e il sergente Angelo (Ben Gazzara). Lungo il cammino alla volta di Remagen, il comandante della compagnia rimane vittima di una mina e il comando viene affidato ad Hartman. Dopo qualche scontro con esigue forze nemiche, Hartman e compagni giungono nei pressi del ponte e riescono ad impossessarsi del lato ovest. Il compito del gruppo sembra essersi compiuto ma ecco che un nuovo ordine arriva dal comando statunitense: ora l’obiettivo per loro è di impedire che il ponte venga fatto saltare in aria dai tedeschi. Visto, infatti, che le forze tedesche appostate sull’altro lato del ponte non sono molto consistenti, il ponte intatto avrebbe consentito agli americani di penetrare agevolmente vesto est e abbreviando, secondo loro, la durata dell’intero conflitto. Hartman, Angelo e compagni, sotto il fuco nemico, si arrampicano sulla struttura per cercare di mettere fuori uso le cariche posizionate dai tedeschi.

Dall’altra parte, Kreuger, che sino a quel momento aveva cercato di ritardare le operazioni di distruzione del ponte, si vede ora costretto a dare l’ordine di farlo saltare in aria; l’esplosione, però, non riesce a farlo crollare perchè gli esplosivi utilizzati non avevano il potenziale adeguato. Kreuger, allora, ordina ai pochi uomini rimasti di cercare a tutti i costi di arginare l’avanzata nemica oltre il ponte mentre egli si reca dal suo generale per chiedergli altre forze di supporto. Von Brock però è stato frattanto rimosso dall’incarico e il suo sostituto ordina che Kreuger sia condannato a morte con l’accusa di aver ritardato le operazioni di distruzione del ponte. Approffitando dell’assenza di Kreuger da Remagen, il suo subalterno, capitano Schmidt (Hans Christian Blech), prende la saggia decisione di arrendersi e consegnarsi agli americani evitando così un sicuro massacro dei suoi uomini.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Dopo aver diretto altri film di guerra e d’azione, in particolare La caduta delle aquile, il regista John Guillermin si conferma con questo film un buon direttore di pellicole vigorose e spettacolari. Senza dubbio, Il ponte di Remagen presenta molti luoghi comuni e situazioni standard tipiche di un film di guerra, cosa peraltro quasi inevitabile in questo genere cinematografico. Ma va evidenziato, fra gli aspetti positivi della pellicola, oltre la buona direzione e la spettacolarità di alcune scene, la presenza di un giusto equilibrio tra le due parti contrapposte protagoniste della storia narrata; in altre parole, il film dà lo stesso peso sia alle vicende americane sia a quelle tedesche evidenziando per ciascuna parte aspetti positivi e aspetti negativi. A tale riguardo, mi pare giusto sottolinearlo, molti film bellici, a differenza di questo, tendono spesso in modo spropositato e pomposo a valorizzare soltanto gli aspetti positivi di una delle due parti (gli americani, quasi sempre) e a enfatizzare quelle negative dell’altra parte in gioco (il 99% nazisti). Uno degli aspetti criticabili de Il ponte di Remagen, a mio avviso, è quello di essere un po’ schematico e troppo sintetico nello sviluppo delle personalità e dei rapporti fra i protagonisti – a parte, forse, nel finale del film quando, dopo la resa dei tedeschi, Hartman ritrova l’amico Angelo che credeva morto in uno degli scontri precedenti col nemico. Per contro, questa stessa schematicità e il taglio semidocumentaristico fanno emergere chiaramente il contesto storico e rendono chiara la situazione tattica in cui si svolgono le vicende.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The bridge at Remagen
Anno: 1969
Genere: guerra
Regia: John Guillermin
Sceneggiatura: Richard Yates, William Roberts
Soggetto: da un racconto di Roger Hirson
Musica: Elmer Bernstein

Cast:
George Segal interpreta il tenente Hartmann
Ben Gazzara interpreta il sergente Angelo
Robert Vaughn interpreta il maggiore Kreuger
Bradford Dillman interpreta il maggiore Barnes
Peter Van Eyck interpreta il generale Von Brock
Hans Christian Blech interpreta il capitano Schmidt
E.G. Marshall interpreta il generale Shinner
Heinz Reincke interpreta Holzgang
Joachim Hansen interpreta il capitano Baumann
Sonja Ziemann interpreta Greta Holzgang
Anna Gael interpreta la ragazza francese

Alcune immagini del film:

Il cavaliere della valle solitaria (1953)

31 Gen
Articolo già pubblicato il 03/11/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

__________

TRAMA

Un uomo chiamato Shane scende dalle montagne in sella al suo cavallo e giunge in una vallata dove trova ospitalità e lavoro presso la casa degli Starrett. Johnny Starrett, sua moglie Marian e il loro figlioletto Joey, sono una delle diverse famiglie di coloni che coltivano la terra nella vallata. Tra il piccolo Joey e Shane si instaura presto un profondo rapporto di amicizia e il giovane ragazzo vede in quest’uomo dai modi gentili, silenzioso e misterioso, il suo grande eroe. La vita nella valle è resa difficile dalla presenza dei fratelli Rykes e della loro banda che con le loro scorrerie cercano di indurre i coloni ad abbandonare le loro terre per poterle sfruttare come pascolo per il proprio bestiame. Johnny Starrett è uno dei più tenaci e cerca di incoraggiare anche gli altri coltivatori a non cedere alle angherie dei Rykes; Shane gli dà man forte in questa battaglia.
I Rykes decidono così di usare le armi per stroncare ogni ulteriore tentativo di resistenza dei coloni e assoldano un abile tiratore di pistola, Jack Wilson. Questi uccide Torrey, uno dei contadini che si era dimostrato più combattivo. La sua morte demoralizza gli altri coloni ma non Johnny Starrett che, più che mai, è deciso a non darla vinta agli spietati Rykes e convince anche i suoi compagni a non demordere. Così facendo attira su di se l’odio dei Rykes che, in un primo tempo cercano di convircerlo a vendere loro la sua terra, ma vedendosi la richiesta negata, decidono di tendergli un agguato per farlo fuori. Shane impedisce a Johnny di andare all’appuntamento con i Rykes e ci va lui al suo posto. Con grande abilità Shane riesce a far fuori i fratelli Rykes e il temibile Wilson riportando così la pace nella vallata. Dopo la sparatoria Shane, ferito, andrà via da quel luogo proseguendo il suo cammino verso nord.

QUALCHE COMMENTO PERSONALE:

Se si considera che La dominatrice e Il gigante non sono dei veri e propri western, Il cavaliere della valle solitaria rimane l’unico film di questo genere girato dal regista americano George Stevens. Ma il risultato è degno dei migliori cineasti western perchè si tratta veramente di un film molto bello e ben fatto sotto tutti i punti di vista. A cominciare dalla splendida cinematografia a colori di Loyal Griggs (premiato con l’Oscar) che esalta sia la spettacolarità dei paesaggi (eccezionali le prime inquadrature della vallata) sia gli scenari negli ambienti chiusi. Alla bellezza delle immagini si aggiungono le straordinarie musiche composte da Victor Young che, certamente, avrebbero meritato maggior considerazione da parte della critica.
La trama, senza dubbio molto semplice ma non convenzionale, risulta ben delineata e permette di scavare nelle personalità dei protagonisti e, soprattutto di rappresentare con intensità i rapporti umani (in modo particolare quello sopraccitato fra Shane e Joey). Sotto questo aspetto George Stevens è stato veramente un regista molto abile: già, ad esempio, nel precedente Un posto al sole era riuscito a disegnare molto bene i rapporti umani e i sentimenti fra i protagonisti, così come lo fece benissimo in seguito nel sopra menzionato Il gigante.
Alan Ladd, che all’epoca aveva già alcuni western alle spalle – oltre che numerosi altri film polizieschi e noir in particolare – probabilmente quì incarna il personaggio “più memorabile”, ma anche più particolare, della sua carriera: Shane è, infatti, un uomo apparentemente tranquillo, gentile e schivo ma capace di trasformarsi quando si tratta di dare una mano a delle persone in difficoltà. Come tutti gli eroi del west è abilissimo con la pistola ma, in fondo, è un eroe autentico perchè così viene visto dagli occhi ‘limpidi’ di un ragazzino.

QUALCHE CURIOSITA’:

Il giovane Brandon De Wilde aveva 11 quando interpretò il ruolo Joey Starrett, ma l’anno precedente aveva già preso parte a un altro film importante intitolato Il membro del matrimonio e diretto da Fred Zinnemann. In seguito partecipò ad altri film ma la sua carriera, purtroppo, finì presto perchè il promettente attore morì di incidente a soli 30 anni.
La principale interprete femminile, Jean Arthur (classe 1900), quando fu girato il film aveva 53 anni – portati benissimo – ed era più grande sia di Van Heflin (classe 1910) che di Alan Ladd (classe 1913). Dopo questo film l’attrice si ritirò per diversi anni dalle scene per ritornarvi nel 1965-1966 quando accettò di recitare in due serie televisive.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Shane
Anno: 1953
Genere: western
Regia: George Stevens
Sceneggiatura: A.B. Guthrie Jr.
Soggetto: da un racconto di Jack Schaefer
Musica: Victor Young

Cast:
Alan Ladd interpreta Shane
Van Heflin interpreta Johnny Starrett
Jean Arthur interpreta Marian Starrett
Brandon De Wilde interpreta Joey Starrett
Jack Palance interpreta Jack Wilson
Ben Johnson interpreta Chris Calloway
Edgar Buchanan interpreta Fred Lewis
Emile Meyer interpreta Rufus Rykes
Elisha Cook Jr. interpreta Torrey
Douglas Spencer interpreta Shipstead
John Dierkes interpreta Morgan Rykes
Ellen Corby interpreta la signora Torrey

Alcune immagini: