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Il figlio di Giuda (1960)

22 Gen
Articolo già pubblicato il 02/06/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Elmer Gantry (Burt Lancaster) è un rappresentante di elettrodomestici e si deve spostare da un luogo all’altro per pubblicizzare i prodotti e procurare clienti. E’ un personaggio molto estroverso e la sua smisurata spigliatezza ed esuberanza lo portano a condurre un vita fatta di eccessi, alcool e donne nella fattispecie. Un giorno incontra sorella Sharon Falconer (Jean Simmons), una suora laica leader di un movimento revivalista che predica il Vangelo in piccole località di provincia nel Midwest, USA. Gantry rimane affascinato da questa donna bella e carismatica e riesce abilmente a entrare a far parte del gruppo con il solo scopo di conquistarla e con la speranza che questa nuova attività sia più redditizia di quella precedente. Grazie al suo istrionismo, Gantry rende bene come predicatore e grazie a lui i consensi da parte della gente nei confronti del gruppo aumentano notevolmente. Il successo riscontrato consente all’associazione di poter svolgere l’attività di predicazione nella città di Zenith, la più importante della zona e poter disporre così di un pubblico di fedeli più vasto rispetto al passato.
Il giornalista Jim Lefferts (Arthur Kennedy), che segue abitualmente i meeting del gruppo revivalista, scrive un articolo per denunciare la troppa animosità e spettacolarità delle esibizioni di Gantry che, a suo avviso, poco hanno a che vedere con gli insegnamenti del Vangelo ma che servono soltanto da richiamo per il pubblico e per ricavare grosse somme di denaro con le offerte dei fedeli. La notizia mette in cattiva luce l’attività del movimento ma Gantry riesce astutamente a rendere inefficace la denuncia di Lefferts e, nel frattempo, conquista definitivamente l’affetto di Sharon. Elmer Gantry è inarrestabile e decide, in collaborazione con la polizia, di iniziare una campagna di purificazione della città a cominciare dall’alcol e dalla prostituzione. Così facendo, si imbatte nel locale dove lavora Lulu (Shirley Jones), una prostituta vecchia amica intima del nostro istrione e ancora innamorata di lui. Gantry, per evitare che Lulu possa rivelare notizie scomode per la sua posizione, ordina che tutte le meretrici del locale vengano allontanate dalla città. Lulu, per vendetta, convoca Gantry nel suo appartamento e riesce farsi scattare delle foto con lui in atteggiamenti inequivocabili e le fa pubblicare da un giornale. Gli effetti di questa mossa sono devastanti per l’immagine di Gantry e per tutto il movimento di predicazione.
Lulu si pente presto del suo gesto e rivela che le foto sono state una forzatura, riabilitando così la posizione di Gantry e il prestigio dell’intero movimento evangelico. Gantry decide di lasciare il movimento e chiede a Sharon di seguirlo, ma lei decide di continuare quell’attività in cui crede veramente. Durante una manifestazione, a cui assiste anche Elmer, Sharon compie un miracolo guarendo un uomo sordo davanti agli occhi di un numeroso pubblico. Subito dopo un incendio fortuito avvolge il locale dove si stava tenendo la riunione e Sharon perde la vita.
Dall’analisi di questo film emerge la volontà del regista Richard Brooks (autore anche della sceneggiatura) di fare una satira pungente sul mondo legato ai movimenti di predicazione americani. L’aspetto che aleggia su tutto il film è il continuo mescolarsi di sacro e profano e nel personaggio incredibile di Elmer Gantry il profano appare clamorosamente come sacro. Si tratta di una pellicola dalla visione piuttosto impegnativa, dal finale amaro e di difficile spiegazione, ma è ben strutturata ed è caratterizzata da alcune interpretazioni memorabili a cominciare da quella di Burt Lancaster, ormai attore maturo per qualsiasi tipo di ruolo. Quì offre una prestazione strepitosa, mostrando un repertorio di gestualità e cambiamenti repentini di umore incredibili. Non a caso per questa sua prova vinse l’Oscar come miglior attore protagonista. Anche Jean Simmons è stata bravissima recitando con intensità e precisione e supportata dalla sua bellezza straordinaria. Altra prestazione superlativa è stata quella di Shirley Jones, esuberante e drammatica allo stesso tempo, premiata con l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Concluderei con un’osservazione: di solito i titoli della versione italiana di un film straniero risultano poco azzeccati o, comunque, meno efficaci del titolo originale; per questo film, invece, il titolo italiano rende benissimo.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Elmer Gantry
Anno: 1960
Genere: drammatico
Regia: Richard Brooks
Sceneggiatura: Richard Brooks
Soggetto: dal romanzo “Elmer Gantry” di Sinclair Lewis
Musica: Andre Previn

Cast:
Burt Lancaster interpreta Elmer Gantry
Jean Simmons interpreta Sorella Sharon Falconer
Arthur Kennedy interpreta Jim Lefferts
Dean Jagger interpreta William Morgan
Shirley Jones interpreta Lulu Bain
Patti Page interpreta Sorella Rachel
Ed Andrews interpreta George F. Babbitt
John McIntire interpreta il Reverendo John Pengilly
Hugh Marlowe interpreta il Reverendo Philip Garrison

Alcune immagini del film:

Addio a Tony Curtis

16 Dic
Articolo già pubblicato il 01/10/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Un altro grande attore di Hollywood ci ha lasciato: Tony Curtis si è spento il 29 settembre 2010 all’età di 85 anni a causa di un arresto cardiaco. Nella sua lunga carriera cinematografica, Tony Curtis ha avuto modo interpretare i più svariati ruoli e si è distinto per la sua professionalità accompagnata da uno spiccato senso dell’umorismo. Caratteristica, quest’ultima, che lo ha reso particolamente adatto alle commedie: su tutte il capolavoro “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder in cui Tony duetta magistralmente con il grande Jack Lemmon e fa innamorare Marylin Monroe. Ma  i film famosi interpretati dall’attore americano di origine ebrea sono tanti: vale la pena ricordare “Trapezio” del 1956 diretto da Carol Reed, film di ambientazione circense con Burt Lancaster; l’impegnativo “La parete di fango” del 1958 diretto da Stanley Kramer, in cui recita al fianco di Sidney Poitier; e poi l’esilarante “Operazione sottoveste” del 1959 diretto da Blake Edwards, commedia ambientata in un sottomarino; e ancora, il kolossal “Spartacus” del 1960 diretto da Stanley Kubrick, nel quale interpreta il valoroso Antonino al fianco di Kirk Douglas.
Attore dotato di un grande fascino, Tony Curtis ha spesso interpretato ruoli di rubacuori come ad esempio il soldato in “Cenere sotto il sole” di Delmer Daves del 1958, ma ha saputo anche adattarsi ai ruoli drammatici e di personaggi negativi come in “Lo strangolatore di Boston” di Richard Fleischer del 1968. Tony Curtis ha lavorato spesso anche per la televisione: molto famosa la serie televisiva “Attenti a quei due” assieme a Roger Moore. La sua carriera è stata molto lunga: iniziò a recitare alla fine degli anni quaranta per ritirarsi soltanto qualche anno fa. Il suo ricordo continuerà a vivere attraverso i suoi film.

Mare caldo (1958)

7 Dic
Articolo già pubblicato il 05/02/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Nel 1942, un sommergibile statunitense agli ordini del comandante Richardson (Clark Gable), durante un tentativo di attacco nei confronti di un convoglio di navi giapponesi nello stretto di Bungo, nel Pacifico, viene colpito e distrutto da un cacciatorpediniere nipponico. Alcuni membri dell’equipaggio, Richardson compreso, riescono a portarsi in salvo ma da quel momento al comandante non viene più assegnato il comando di un’imbarcazione. Nel giro di un anno altri sommergibili USA vengono affondati nella stessa zona per opera del temibile caccia nipponico. Richardson, voglioso di riscattarsi dalla sconfitta subita, riesce a ottenere nuovamente il comando di un sommergibile prendendo, però, il posto che in principio sarebbe dovuto essere del tenente Bledsoe (Burt Lancaster). Questi, rammaricato per il mancato comando, inizialmente si rifiuta di prendere parte alla missione come vice-comandante, ma Richardson non accoglie la sua richiesta e decide di portarlo con sè.
Il sommergibile parte, quindi, dalla base di Pearl Harbour per una nuova missione che non prevede azioni nella pericolosa zona di Bungo; Richardson, però, contravvenendo agli ordini del comando, decide a un certo punto di andare proprio là con l’obiettivo di scovare e attaccare la nave giapponese. Bledsoe si dimostra contrario all’iniziativa del suo comandante e con lui il resto dell’equipaggio, ma Richardson rimane fermo nelle sue intenzioni. Dopo un primo scontro con il caccia nipponico, il comandante Richardson rimane gravemente ferito; a quel punto Bledsoe assume il comando dell’imbarcazione e dà l’ordine di abbandonare la zona per fare ritorno alla base ma poi cambia idea e decide di portare avanti il piano del suo superiore. Al secondo tentativo, il sommergibile statunitense riesce ad affondare il caccia ma deve vedersela anche con un sommergibile giapponese che si è messo al suo inseguimento. Bledsoe, aiutato dai consigli di Richardson, riesce a guidare brillantemente il contrattacco e ad affondare anche il sommergibile nemico. La conclusione del film è struggente perchè Richardson muore durante il viaggio di ritorno alla base.
“Mare caldo”, secondo me, è un ottimo film di guerra sottomarina che, nonostante non metta molto in risalto i dettagli tecnici e non abbia particolari effetti speciali – ricordiamo che il film è del 1958 – può contare su una buona trama, lineare ma molto efficace e coinvolgente, e su un duo di attori di indiscusso valore: Clark Gable e Burt Lancaster. Un tema interessante del film è, senza dubbio, l’evoluzione dei rapporti umani fra i due protagonisti: inizialmente l’atteggiamento di Bledsoe nei confronti di Richardson è freddo e distaccato ma col tempo si trasforma in un sentimento di stima e di profondo rispetto. Alcune idee del film, come il siluro che cambia direzione e torna verso il sommergibile da cui è partito oppure il tentativo di ammutinamento, hanno ispirato senz’altro altre pellicole successive. Consigliato a tutti gli amanti del genere.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Run silent, run deep
Anno: 1958
Genere: guerra
Regia: Robert Wise
Sceneggiatura: John Gay
Soggetto: da un racconto del comandante Edward L. Beach
Musica: Franz Waxman

Cast:
Clark Gable interpreta il comandante Richardson
Burt Lancaster interpreta il tenente Bledsoe
Jack Warden interpreta Mueller
Brad Dexter interpreta Cartwright
Don Rickles interpreta Ruby
Nick Cravat interpreta Russo

Alcune immagini del film:

Il comandante Richardson (Clark Gable) e il tenente Bledsoe (Burt Lancaster) durante uno scambio di opinioni. Dietro si intravedono Mueller (Jack Warden) e Cartwright (Brad Dexter).

Le bombe di profondità lanciate dal cacciatorpediniere giapponese insidiano il sommergibile statunitense.

Il caccia nipponico sta per essere colpito dai siluri lanciati dagli americani.

Addio a Jean Simmons

7 Dic
Articolo già pubblicato il 23/01/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Ieri, 22 gennaio 2010, nella sua casa di Santa Monica in California si è spenta all’età di 80 anni l’attrice Jean Simmons. E’ stata una delle più grandi protagoniste del cinema degli anni 50′ e 60′ lavorando con quasi tutti i migliori attori e registi di quel periodo. Jean Simmons nacque a Londra il 31 gennaio del 1929 e iniziò la sua carriera di attrice all’età di 14 anni. Fra i suoi primi film ricordiamo “Grandi speranze” del 1946 diretto da David Lean e tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens. Due anni più tardi, nel 1948, recitò in “Amleto” di Laurence Olivier interpretando il ruolo di Ofelia. Nel 1952 l’attrice esordì a Hollywood con la commedia “Androclo e il leone” e successivamente fu protagonista di una serie di fim notevoli fra cui il kolossal biblico “La tunica” del 1954 al fianco di Richard Burton e la commedia “Bulli e pupe” del 1955 al fianco di Marlon Brando. Notevole anche la sua prova nel western impegnato “Il grande paese” del 1958 diretto dal grande William Wyler. Nel 1960 l’attrice, ormai giunta alla sua piena maturità artistica, è protagonista di altri due film memorabili:  “Il figlio di Giuda” di Richard Brooks , in cui  interpreta alla perfezione un ruolo drammatico al fianco del grande Burt Lancaster, e “Spartacus”, altro grande kolossal diretto da Stanley Kubrik e avente come protagonista Kirk Douglas. Negli anni 70′ le sue apparizioni cinematografiche furono meno frequenti perchè  l’attrice preferì dedicarsi maggiormente al teatro. Jean Simmons partecipò anche a produzioni televisive e fra queste ricordiamo la mini serie “Uccelli di rovo” del 1983. L’attrice ricevette diversi riconoscimenti da parte della critica fra cui: due nominations all’Oscar, una nel 1949 come miglior attrice non protagonista in “Amleto” e l’altra  nel 1969 come miglior attrice protagonista in “The happy ending”; una coppa Volpi a Venezia sempre per “Amleto” e un David di Donatello per “I perversi” del 1955. Nel 1988 le fu consegnato un premio alla carriera al festival di Cannes.
Il mio giudizio personale su Jean Simmons è molto positivo: è un’attrice che mi è sempre piaciuta nelle sue interpretazioni e alla quale sono sempre stato particolarmente affezionato forse per quel suo modo di fare molto fine ed elegante, mai volgare, e per la sua semplice ma straordinaria bellezza. Addio Jean!

Il treno (1964)

2 Dic
Articolo già pubblicato il 26/11/2009 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Questo film è dedicato a tutti i partigiani francesi che durante l’occupazione nazista contribuirono, sacrificando la loro vita, alla liberazione del proprio paese. Nell’agosto del 1944, Parigi si trovava ancora sotto l’occupazione tedesca ma l’esercito alleato era ormai alle porte della capitale. Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield), fine intenditore di opere d’arte, ordina che i quadri dei più grandi pittori conservati nel museo Jeu de Paume di Parigi vengano trasferiti in Germania su un treno. La direttrice del museo, Mlle Villard (Suzanne Flon), indignata per questo oltraggio alla sua nazione, parla con un gruppo di partigiani ferrovieri che operano azioni di disturbo contro i nemici presso le stazioni ferroviarie di Parigi e dintorni. Il responsabile del gruppo, Labiche (Burt Lancaster), però, non ha intenzione di impegnare i pochi uomini rimasti per bloccare il treno con i quadri ma ritiene più importante, invece, impedire la partenza di un altro treno carico di mezzi e armi che i tedeschi vogliono inviare al fronte come supporto ai loro compagni. Labiche, quindi, affida la conduzione del treno con i quadri al vecchio Papa Boule (Michel Simon), mentre lui e suoi fidati compagni Didot (Albert Remy) e Pesquet (Charles Millot), ritardano con azioni di disturbo la partenza del treno dei rifornimenti destinati al fronte finchè la stazione non viene bombardata dagli aerei alleati. Il vecchio Boule, nonostante non sia un intenditore d’arte, capisce che il carico del suo treno ha un grande valore per la sua nazione e provoca intenzionalmente un guasto al locomotore per ritardare le operazioni. Purtroppo viene scoperto dai tedeschi che lo uccidono davanti agli occhi dell’impotente Labiche. Von Waldheim, che fino a quel momento si fidava di Labiche, affida allora a quest’ultimo il compito di riparare il locomotore e successivamente la conduzione del treno con le opere d’arte verso la Germania. Il sacrificio del compagno Boule fa cambiare prospettiva a Labiche nei confronti di quel treno e del suo prezioso carico e da quel momento egli cercherà in tutti i modi di impedirne l’arrivo in Germania.
Inizialmente, mediante un accordo fra i vari partigiani dislocati in varie stazioni, si fa credere ai tedeschi che il treno stia seguendo il regolare percorso verso la Germania ma in realtà si tratta di un percorso alternativo che riconduce il treno alla stazione di partenza; lì, poi, viene provocato un ulteriore incidente che rende inutilizzabile il locomotore ma nell’azione perde la vita Pesquet. Von Waldheim, furibondo per l’accaduto, fa fucilare i partigiani che lavorano nella stazione e ordina ai suoi uomini di scovare Labiche. Questi, ferito a una gamba da un colpo sparato dai tedeschi, trova rifugio presso la cantina di una locanda gestita da Christine (Jeanne Moreau). I tedeschi, intanto, per ordine di Von Waldheim sono già all’opera per riparare i danni e far ripartire il treno. Lasciata la locanda, Labiche si incontra in un casolare con l’amico Didot e altri partigiani francesi e lì viene organizzata una nuova pericolosa missione per salvare il treno. Gli alleati, infatti, hanno in programma di bombardare la stazione ma, previo accordo con i partigiani, il treno sarebbe stato risparmiato se avesse avuto un segno di riconoscimento. I partigiani, allora, tornano alla stazione durante la notte e, sfruttando un diversivo, riescono a pitturare di bianco la parte superiore dei primi tre vagoni in modo tale da essere facilmente riconosciuto dagli aerei alleati. Il tentativo riesce ma costerà la vita ad alcuni partigiani fra cui Didot.
Cessato il bombardamento, il treno riparte e, onde evitare ulteriori tentativi di sabotaggio, vengono tenuti a bordo diversi francesi in ostaggio. Labiche, ormai rimasto solo, riesce a far saltare il treno dalle rotaie. A quel punto il convoglio non può più avanzare e i tedeschi che si trovavano a bordo, dopo aver ucciso tutti gli ostaggi, si uniscono al resto dell’armata tedesca che, sconfitta, ripiega ormai verso la Germania. L’unico che non si ritira è Von Waldheim, come se non volesse abbandonare quelle opere d’arte a cui teneva tanto. In quel momento Labiche si avvicina al treno e i due protagonisti si trovano faccia a faccia nella memorabile scena finale. Von Waldheim dice a Labiche:

“Labiche. Ecco il tuo premio. Alcuni dei più grandi quadri del mondo.
Sei soddisfatto, Labiche? Provi forse una qualsiasi emozione vicino a loro?
Per te un quadro ha lo stesso significato che una collana di perle per una scimmia.
Hai vinto per pura fortuna. Mi hai fermato senza sapere che cosa facevi o perchè.
Tu sei nessuno, Labiche. Un mucchio di muscoli.
I quadri sono miei. Saranno sempre miei.
La bellezza appartiene agli uomini che sanno apprezzarla.
Essi apparterranno sempre a me o a uomini come me.
Ora, in questo momento, non potresti neanche dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto”.

Labiche, accecato dalla rabbia, uccide l’ufficiale tedesco con una raffica di mitra.

Il film è ben diretto, ricco di spettaccolari scene d’azione regolarmente intervallate dalle scene parlate. Grande interpretazione per Burt Lancaster, uno dei miei attori preferiti. Benissimo anche Paul Scofield nel dare durezza e fierezza al suo personaggio. A proposito di Paul Scofield, questo è uno dei pochi film in cui è possibile ammirare il bravo attore brittannico in quanto egli dedicò gran parte della sua carriera al teatro. Le musiche sono del grande Maurice Jarre.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The train
Anno: 1964
Genere: guerra, drammatico
Regia: John Frankenheimer
Sceneggiatura: Franklin Coen e Frank Davis
Soggetto: da un romanzo di Rose Valland
Musica: Maurice Jarre

Cast:
Burt Lancaster interpreta Labiche
Paul Scofield interpreta il colonnello Von Waldheim
Jeanne Moreau interpreta Christine
Michel Simon interpreta Papa Boule
Suzanne Flon interpreta Mlle Villard
Wolfgang Preiss interpreta il maggiore Herren
Albert Remy interpreta Didot
Charles Millot interpreta Pesquet
Richard Munch interpreta il capitano Von Lubitz

Alcune immagini del film:

Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield) ammira i quadri nel museo.

 

Papa Boule (Michel Simon) conduce il treno contenente i preziosi quadri.

 

La stazione di Vaires vicino a Parigi viene bombardata dagli aerei alleati.

 

Labiche (Burt Lancaster) cerca inutilmente di convincere Von Waldheim a risparmiare la vita a Papa Boule.

 

Labiche si nasconde nella cantina della locanda di Christine (Jeanne Moreau).