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Quota periscopio! (1959)

22 Lug

In ricordo di James Garner

(7 aprile 1928 – 19 luglio 2014)

TRAMA

1942, Seconda guerra mondiale. Il sommergibile americano Barracuda agli ordini del comandante Stevenson (Edmond O’Brien) è impegnato in una difficile missione di guerra. Il suo compito è quello di trasportare nei pressi di un’isola del Pacifico presidiata dai giapponesi un uomo scelto, il tenente Braden (James Garner), a cui spetta la parte più rischiosa dell’impresa: raggiungere a nuoto l’isola e infiltrarsi di nascosto in una stazione radio nemica per impossessarsi del codice di trasmissione. Durante le fasi iniziali della missione, il clima all’interno del sommergibile è piuttosto teso perchè gran parte dell’equipaggio non vede di buon occhio il comandante Stevenson per un episodio avvenuto in una precedente missione: la scelta di attenersi scrupolosamente al regolamento militare del comandante fu, infatti, la causa indiretta della morte di un membro dell’equipaggio. Anche Braden non condivide alcune decisioni di Stevenson ma comincia a cambiare idea sul suo conto quando questi dirige brillantemente le operazioni di attacco a un cacciatorpediniere nemico. Arrivati nei pressi dell’obiettivo, Braden si avvia per la parte finale e più delicata della missione che riesce a portare a termine perché il suo comandante, per la prima volta, decide di agire in contravvenzione al regolamento. Prima di fare ritorno alla base, Stevenson scrive una lettera da presentare al comando in cui si autodenuncia per non aver rispettato il regolamento militare nella suddetta circostanza, ma Braden e gli altri membri dell’equipaggio fanno in modo che questa lettera non giunga mai a destinazione.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Il film si inserisce nella vasta produzione di film bellici che Hollywood ha prodotto negli anni ’50. Ricordiamo in particolare che nell’ambito della guerra sottomarina uscirono poco prima di questa pellicola il bellissimo Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, Mare caldo (1958) di Robert Wise e Inferno sul fondo (1958) di Joseph Pevney. Quota periscopio! pur non proponendo la ricchezza di aspetti tecnici e tattici del sopra citato film di Powell e pur non raggiungendo la tensione e l’approfondimendo psicologico dei protagonisti come invece avviene brillantemente nel predetto film di Wise, rimane una pellicola dalla visione godibile e fluida, diretta con linearità e precisione dal regista Gordon Douglas. Certamente non si tratta di un lavoro innovativo perché non introduce nulla di originale rispetto agli standard dei film bellici dell’epoca ma, soprattutto per gli appassionati del genere di guerra e, in modo particolare, di guerra sottomarina, rappresenta sicuramente un’opera da tenere in degna considerazione.

Quota Periscopio! è il secondo film in cui James Garner ricopre un ruolo da protagonista – il primo è stato Commandos (1958) diretto da William Wellman. Sia in questo film che nel precedente, l’attore americano si distingue per la sua solidità nel ruolo di uomo di guerra dotato di grande temperamento. Ma nel corso degli anni emergerà e sarà valorizzata soprattutto la sua sottile venatura ironica che, sovrapposta alla prestanza fisica e ai lineamenti da duro, nè faranno un attore molto versatile e particolarmente adatto a certi tipi di commedie raffinate. L’altro protagonista del film in esame, Edmond O’Brien, aveva invece alle spalle già diversi film fra cui ricordiamo, in particolare, il giallo ad alta tensione Due ore ancora (1950) di Rudolph Maté e la trasposizione del romanzo 1984 di Orwell intitolata Nel 2000 non sorge il sole (1956) diretto da Michael Anderson. In Quota Periscopio! il bravo attore fornisce una recitazione più sobria e lineare rispetto ad altre occasioni ma senza dubbio efficace.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale:  Up Periscope
Anno: 1959
Genere: guerra, azione
Regia: Gordon Douglas
Sceneggiatura: Richard Landau
Soggetto: da un libro di Robb White
Musica: Ray Heindorf

Cast:

James Garner……………………Ten. Kenneth Braden
Edmond O’Brien………………..Com. Paul Stevenson
Andra Martin…………………….Sally Johnson
Alan Hale………………………….Malone
Carleton Carpenter……………Ten. Carney
Frank Gifford…………………….Mount
Richard Bakalyan………………Ten. Doherty
Edward Byrnes………………….Peck

Alcune immagini:

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Cinema e scuola

23 Giu

Il tour de force del TFA che mi vede impegnato dal mase di marzo mi sta tenendo lontano dai miei hobby e dalle attività del tempo libero; tra queste anche la visione di film e il conseguente aggiornamento di questo blog. Per cercare di interrompere questo lungo silenzio, ho pensato di scrivere qualcosa che lega il mondo della scuola a quello del cinema: in particolare vorrei frugare nella mia memoria per tirare fuori, tra i film che ho visto, quelli che hanno un’ambientazione scolastica o che trattano problemi in qualche modo legati al mondo della scuola. Il primo film che mi viene in mente è L’attimo fuggente (1989) di Peter Weir, con un grandissimo Robin Williams che interpreta un professore innovativo e coraggioso che riesce a far appassionare i suoi allievi alla letteratura. Oltre al grande Robin, il film si distingue per l’ottima prova di un gruppo di giovani attori tra cui spiccano Ethan Hawke e Robert Sean Leonard.

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Andando indietro con gli anni troviamo una pellicola per me straordinaria, Il seme della violenza (1955) di Richard Brooks; un professore (interpretato da Glenn Ford) viene mandato a insegnare in una scuola frequentata da ragazzi difficili e si troverà coinvolto in un episodio di violenza. Riuscirà a farsi rispettare e a trasmettere segnali positivi ai suoi alunni, in particolare a un ragazzo di colore (prima prova importante di un giovanissimo Sidney Poitier). Dramma robusto ed efficace con importanti riscontri su tematiche sociali care al grande regista e sceneggiatore Richard Brooks.

Il seme della violenza1

Lo stesso Sidney Poitier – bravissimo attore, tra i miei preferiti di sempre – lo ritroviamo ormai maturo in un film con qualche punto di contatto col precedente: La scuola della violenza (1967) di James Clavell. L’attore veste i panni di un professore che insegna in una classe di un college inglese: con ciascuno dei suoi alunni cercherà di stabilire un rapporto positivo e umano rompendo progressivamenta le iniziali diffidenze e pregiudizi e riuscendo a farsi amare da essi.

la scuola della violenza2

Concludo questa breve panoramica con un altro film degli anni 60: L’anno crudele (1962) di Peter Glenville. Ancora una volta la scuola fa da sfondo alla vicenda centrale del film: un professore attempato (un immenso Laurence Olivier) non cede alle avance di una sua intraprendente allieva (una sorprendente Sarah Miles) invaghitasi di lui. Questa, per ripicca lo accusa di averla violentata durante una gita scolastica. Nel corso del processo l’allieva si pente e ritratta le accuse. Film raffinato di scuola inglese, con dialoghi ben curati e grandissime interpretazioni dei protagonisti: oltre a quelle dell’indiscutibile Lord Olivier e della grande promessa Sarah Miles, ricordiamo quelle della bravissima attrice francese Simone Signoret e dell’altra rivelazione del film: Terence Stamp.

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l'anno crudele2

Addio a Mariangela Melato

11 Gen

Di articoli, dediche e messaggi in ricordo di Mariangela Melato ne sono stati scritti e se ne scriveranno tanti. Io mi unisco al ricordo di questa grande attrice scrivendo semplicemente

Grazie Mariangela!

Mariangela Melato

Ultimi film visti … nonostante i tanti impegni….

28 Nov

Periodo denso di impegni quest’ultimo (soprattutto concorso TFA, concluso proprio oggi… è andata bene); la mia assenza dal blog ne è una testimonianza. Le visioni di film – così come gli altri interessi – sono state, purtroppo, limitate ma ho cercato comunque di tenermi in contatto con questo universo straordinario che è il cinema. In attesa di riprendere a scrivere delle recensioni complete mi limiterò, come l’ultima volta, a fare una rassegna veloce degli ultimi film visti sperando, per alcuni di questi, di poterne riparlare con calma in futuro. Comincerei subito con un film che mi ha colpito molto; si tratta de Il fantasma dell’opera (1943) di Arthur Lubin una delle varie trasposizioni (la seconda in ordine cronologico) dell’omonimo classico della letteratura. Premetto che si tratta del primo film che ho visto diretto da Lubin, regista che sicuramente merita di essere approfondito. La pellicola ha un’impostazione molto ricercata e mescola bene l’aspetto drammatico con la commedia humor. I protagonisti principali sono attori che non conoscevo, a parte Claude Rains, interprete che stimo moltissimo. E in questo film il bravissimo attore conferma quanto di buono avevo già avuto modo di vedere in precedenza: anzi, credo proprio che questa interpretazione di Rains si possa collocare fra le sue migliori in assoluto e che costituisce uno dei punti di forza di questo lavoro. Forse i diversi e un po’ lunghi intermezzi dedicati ai brani di opera rendono il film frammentario nello sviluppo della storia a tal punto da poterlo considerare quasi una sorta di musical operistico. Ma al di là di questo aspetto ci sono delle scene che meritano veramente di essere viste: su tutte il finale concitato quando il fantasma-Rains rapisce la cantante (Susanna Foster) di cui si era follemente innamorato e la porta nei sotterranei del teatro. Un’altro film di cui vorrei parlare è Lo specchio scuro (1946) diretto da Robert Siodmak. Questo è un noir straordinario, che vede come protagonista una grandissima Olivia DeHavilland in un doppio ruolo e molto particolare: l’attrice interpreta infatti due sorelle gemelle, Terry e Ruth, una delle quali ha assassinato un uomo ma la polizia non ha gli indizi per provare se sia stata lei oppure la sorella a compiere il delitto. Dal momento che ambedue si dichiarano innocenti, e non potendole condannare entrambe, il caso sembra irrisolvibile ma, grazie alla collaborazione di un medico (Lew Ayres) che studia la psiche delle due ragazze, si riesce a capire quale delle due sia l’assassina. Componente psicologica e suspense, unite a una grande direzione della fotografia b/n, sono gli ingredienti migliori di questa pellicola sceneggiata dal bravo Nunnally Johnson e diretta da un regista esperto e particolamente brillante nel genere noir come Siodmak. Concludo questa breve carrellata con un film che mi ha un po’ sorpreso: I diavoli della guerra (1969) del regista italiano Bitto Albertini. Mi ha sorpreso nel senso che è stato meno peggio di quanto mi aspettavo: dico questo perché prima di vederlo avevo già sentito parlare del film e sapevo che trattavasi di un lavoro appartenente a un sottogenere di film di guerra a medio-basso costo che venivano prodotti in Italia negli anni 60-70, spesso in collaborazione con altri paesi europei come Francia e Germania. Potremmo definire questo filone cinematografico col termine di “Combat Film all’italiana”, genere che recentemente è stato ribattezzato dal regista Quentin Tarantino come “Maccheroni Combat”, forse facendo una sorta di parallelismo o analogia con lo “spaghetti western”. Ad ogni modo, sapevo più o meno cosa aspettarmi dal film in questione, avendo anche già visto qualche altra pellicola di questo genere come Quel maledetto treno blindato e La battaglia di Inghilterra di Enzo Castellari e L’urlo dei giganti di cui ahimé ora non ricordo il regista. Carenze nello sviluppo del contesto storico, molta azione spesso al limite dell’incredibile, storie talvolta troppo banali e cast formato da attori di modesta caratura a parte qualcuno dei protagonisti che sono attori di livello ma che magari sono a fine carriera o in declino e accettano di partecipare a film di seconda fascia; queste sono le caratteristiche che emergono da questo tipo di pellicole e anche I diavoli della guerra non si discosta molto da questa scia anche se, come accennavo, qualcosa di buono è riuscita a colpirmi: il rapporto umano dei due protagonisti, il tenente americano Vincent (Guy Madison) e il capitano tedesco Meinike (Venantino Venantini). Dopo essere rimasti tagliati fuori dalle loro compagnie in seguito a uno scontro nel deserto tunisino (siamo nella campagna d’Africa, II guerra mondiale) i due ufficiali con alcuni dei loro uomini cominciano collaborare per cercare di sopravvivere alle insidie del deserto. Quando il gruppo riesce ad arrivare nei pressi di un accampamento tedesco il capitano Meinike lascia liberi gli americani anziché farli prigionieri. Tempo dopo, in Europa, durante una missione per liberare un ufficiale inglese (Anthony Steel), Vincent e Meinike si ritrovano faccia a faccia: il tedesco potrebbe sparare all’americano ma esita e nel frattempo viene colpito da un altro soldato americano. Finale amaro per un film che vale la pena di essere visto solo per questo aspetto che ho sottolineato: il rispetto e l’amicizia che può nascere tra uomini di schieramenti opposti, che contrasta con quello che è lo scopo di una guerra e ne fa emergere in qualche modo l’inutilità e la follia. Il resto del film è veramente poca roba; tra l’altro, un attore come Anthony Steel poteva senz’altro essere sfruttato meglio e non limitato a una piccola parte.

Aggiornamento blog, finalmente! Flash sugli ultimi film visti.

31 Lug

Dopo un periodo piuttosto intenso, sono riuscito a trovare un po’ di tempo per scrivere di nuovo qualcosa su questo blog. Nonostante gli impegni pressanti (corsi di recupero, preparazione e sostenimento di due test preliminari TFA, qualche piccolo problema familiare), sono comunque riuscito a visionare diversi film sia in TV sia su disco; non avendo avuto modo di preparare dei singoli articoli per ognuno di questi film, ne faccio una breve rassegna in questo post cercando di limitarmi solo qualche commento, anche se si tratta di pellicole che avrebbero meritato ben altro spazio. L’ordine con cui li presento non è necessariamente quello temporale in cui li ho visti.

  • Joe, il pilota (USA, 1943) – GENERE: fantastico, guerra. REGIA: Victor Fleming. INTERPRETI PRINCIPALI: Spencer Tracy, Irene Dunne, Van Johnson, Ward Bond. Un buonissimo film di ambientazione militare con una prima parte più incentrata sulla storia d’amore tra i due protagonisti mentre la seconda parte è caratterizzata dall’elemento fantastico. Pellicola che colpisce per i rapporti umani intensi e la sensibilità dei dialoghi. Ottimo Spencer Tracy (attore che adoro) ma anche Irene Dunne (per me è stata una piacevole scoperta) si dimostra attrice di grande spessore e di notevole simpatia. Positiva anche la prova di un giovane Van Johnson. La direzione saggia e precisa è di Victor Fleming, regista che ha firmato lavori straordinari come il pluripremiato e celebre Via col vento e Il dottor Jeckyll e mister Hyde (ancora con il grande Spencer Tracy) ottimo remake dell’omonimo film già diretto da Rouben Mamoulian.
  • Fortapàsc (ITALIA, 2009) – GENERE: drammatico, biografico, crimine. REGIA: Marco Risi. INTERPRETI PRINCIPALI: Libero De Rienzo, Valentina LodoviniMichele Riondino. L’ultima parte della vita di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ucciso nel 1985 dalla camorra perchè considerato scomodo a causa delle sue inchieste contro la criminalità organizzata. Pellicola di impegno civile ben diretta da Marco Risi (il figlio del grande Dino, a cui il film è dedicato) che fa emergere soprattutto il lato umano e più intimo del protagonista, il suo modo di affrontare la vita quasi con leggerezza ma in fondo animato da grande passione e motivazione. Un personaggio straordinario del quale ho apprezzato il modo di fare e nel quale mi ci sono in parte identificato. Ottime le musiche, soprattutto successi italiani di metà anni ’80, epoca in cui è appunto ambientato il film.
  • La maschera di cera (USA, 1953) – GENERE: horror, mistero, crimine. REGIA: André De Toth. INTERPRETI PRINCIPALI: Vincent Price, Frank Lovejoy, Phyllis Kirk, Carolyn Jones, Paul Picerni. Interessante per certi aspetti, con qualche difetto sotto altri punti di vista; queste sono le impressioni che ho ricavato da questo film diretto da André De Toth. Si tratta di una delle prime pellicole girate inizialmente con tecnica stereoscopica (3D), contraddistinta da un ottimo colore e validi effetti speciali ma che, come accennavo, presenta alcuni aspetti negativi in alcune sue parti: in particolare, la direzione degli attori appare a tratti non ottimale (la Phyllis Kirk, per esempio, è brava ma non viene impiegata al meglio) e l’impostazione di alcune scene non è stata felicissima perché, seconde me, il livello di realismo non è risultato proprio altissimo. Da rimarcare, fra gli aspetti positivi, una convincente prova di Vincent Price, attore simbolo del genere horror. Si segnala, infine, la partecipazione di un giovane Charles Buchinsky, in seguito Charles Bronson, in un ruolo secondario ma molto inquietante.
  • Lo sperone nudo (USA, 1953) – GENERE: western. REGIA: Anthony Mann. INTERPRETI PRINCIPALI: James Stewart, Janet Leigh, Robert Ryan, Ralph Meeker, Millard Mitchell. L’accoppiata Anthony Mann/James Stewart ha regalato dei western indimenticabili e di livello assoluto. Questo è uno di quelli che mi sono piaciuti particolarmente, sebbene lo ritengo un po’ inferiore agli (per ora) inarrivabili Là dove scende il fiume e Winchester ’73. Questo, fra quelli che ho visto, è forse uno dei western più psicologici di Mann, anche se non mancano le scene d’azione sullo sfondo di paesaggi meravigliosi e selvaggi. Cast magnifico di attori fra i quali spicca una strepitosa interpretazione di Robert Ryan in un ruolo da cattivo (indimenticabile il suo sorriso sarcastico e beffardo) che forse toglie lo scettro del miglior interprete al pur grandissimo (non me ne voglia la sua anima) Jimmy Stewart. Notevoli anche l’esuberante Ralph Meeker e la caratterizzazione efficace del veterano Millard Mitchell.

L’uomo che non è mai esistito (1956)

4 Apr

TRAMA (contiene spoiler)

Londra, primavera del 1943. Conclusa in favore degli alleati la campagnia africana, la mossa successiva degli anglo-americani sarebbe stata quella di attaccare i tedeschi in Europa effettuando uno sbarco in Sicilia. Ma anche i tedeschi si aspettano che l’attacco alleato sarebbe avvenuto nell’isola italiana e così concentrano là il grosso delle loro forze. Gli alti vertici inglesi affidano al capo dei servizi segreti della marina, tenente Ewen Montagu (Clifton Webb), il compito di elaborare un piano per depistare i tedeschi e indurli a credere che l’attacco alleato sarebbe cominciato dalla Grecia e dalla Sardegna anziché dalla Sicilia; in tal modo i nazisti avrebbero certamente spostato buona parte delle loro forze dalla Sicilia rendendola così più vulnerabile.
L’idea di Montagu è quella di abbandonare nelle acque vicine alla Spagna (nazione soggetta a una forte influenza dei tedeschi) un cadavere vestito da ufficiale inglese con addosso dei documenti segreti appositamente predisposti per il depistaggio con la speranza che questo corpo, una volta ritrovato, venga ispezionato dai servizi segreti nazisti. Ottenuta l’approvazione da parte di Churchill, Montagu e il suo collaboratore, tenente George Acres (Robert Flemyng), si attivano per mettere in pratica il piano cercando di curare al massimo tutti i dettagli. Ottenuto il consenso del padre, viene utilizzato allo scopo il corpo di un giovane morto di recente di broncopolmonite. L’identità fittizia che gli viene assegnata è quella del maggiore William Martin, ufficiale dell’aviazione inglese. Al corpo viene legata una borsa con alcuni documenti di depistaggio, il principale dei quali è una lettera appositamente scritta da un generale inglese e indirizzata a un’altro generale inglese in cui vengono riportate informazioni su un imminente sbarco massiccio in Grecia e, in proporzioni minori, in Sardegna.
Per rendere ancora più credibile l’identità dell’uomo, oltre a vari accessori personali, gli viene infilata anche una lettera scritta da quella che sarebbe dovuta essere la sua ragazza. La persona che si presta a fingere di essere la fidanzata dell’ipotetico maggiore Martin è Lucy Sherwood (Gloria Grahame) un’amica di Pam (Josephine Griffin), la segretaria e collaboratrice di Montagu e Acres. Conclusi i preparativi, il corpo viene lasciato in mare da un sommmergile e, spinto dalle correnti, viene portato su una spiaggia nei pressi di Huelva in Spagna.
Ritrovato da alcuni pescatori, il cadavere finisce presto nelle mani dei servizi segreti tedeschi proprio come si auguravano gli inglesi. Quando il consolato tedesco di Spagna rimanda in Inghilterra tutti gli effetti personali del corpo, documenti compresi, Montagu sottopone questi ultimi a un’accurata ispezione dalla quale emerge che le lettere sono state aperte e richiuse e questo fornisce un forte indizio che le informazioni siano state captate dal nemico. In effetti le cose sono andate proprio così, ma i tedeschi sospettano che potrebbe trattarsi di un bluff e perciò inviano un loro agente a Londra per verificare se il maggiore Martin sia una persona veramente esistita. L’agente è Patrick O’Reilly (Stephen Boyd) un insospettabile irlandese il quale, basandosi sui pochi indizi a sua disposizione, cerca di indagare sulla vita del presunto maggiore Martin.
O’Reilly riesce a trovare l’abitazione di Lucy e Pam e, spacciandosi per un amico di Martin, cerca di capire se Lucy stia fingendo o meno di essere la fidanzata del maggiore trovato morto: Lucy, già sconvolta per aver ricevuto poco prima la notizia dell’uccisione in guerra del suo vero fidanzato, riesce a recitare così abilmente che O’Reilly deve desistere dal suo tentativo di farla cedere. L’uomo, allora, si gioca l’ultima rischiosa carta rivelando la sua identità a Lucy e Pam con la speranza che, se le due donne fossero coinvolte nel bluff, avrebbero certamente dato il suo indirizzo alla polizia che lo avrebbe arrestato di lì a poco. Informato dell’accaduto, Montagu prevede astutamente le intenzioni della spia dei tedeschi e ordina ai servizi segreti inglesi di tenere d’occhio l’abitazione di O’Reilly ma di non farsi vedere.
Dopo aver aspettato alcune ore e non vedendo alcun intervento della polizia, O’Reilly si convince che la storia del maggiore Martin non è una montatura e così comunica ai suoi capi che il caso è da considerarsi attendibile. Il piano degli inglesi, dunque, va in porto e quando le forze alleate sbarcano in Sicilia trovano le difese nemiche non molto consistenti e impreparate a un attacco di quelle proporzioni.

COMMENTI E OSSERVAZIONI PERSONALI

I principali avvenimenti raccontati in questo film, per quanto bizzarri possano apparire, sono realmente accaduti: la trama, infatti, è stata tratta dal libro omonimo di Ewen Montagu, personaggio realmente esistito, così come parte degli altri personaggi presenti nel film. In questo libro, l’autore descrive dettagliatamente l’intera operazione da lui ideata e che è passata alla storia come Operazione Mincemeat, in italiano “carne trita”. Le operazioni di depistaggio e disinformazione tra forze contrapposte erano frequenti nel secondo conflitto mondiale e questa, senza  dubbio una delle più singolari, fu tra quelle che andarono a buon fine ed ebbero un loro peso relativo nelle sorti del conflitto.
La pellicola diretta dal bravo Ronald Neame (alla sua quinta prova dietro la macchina da presa) si distingue per uno stile garbato e una notevole lucidità nel descrivere gli avvenimenti. Uno dei maggiori pregi risiede senza dubbio nella coerenza narrativa ma anche nell’ottima caratterizzazione dei personaggi. La struttura del film è assolutamente acuta e intelligente: è possibile distinguere una prima parte più descrittiva e tecnica dedicata all’ideazione e messa in atto del piano di depistaggio e una seconda parte, forse più tesa e coinvolgente, in cui il film assume un carattere marcatamente spionistico (quando entra in gioco l’agente inviato dai tedeschi per indagare sul presunto Martin). Superba la prova di Gloria Grahame che, nonostante appaia un po’ appesantita nel suo volto – l’attrice stava vivendo un periodo difficile della sua vita – riesce a dare vita a un personaggio tormentato e drammatico che è senza dubbio uno dei più riusciti del film.
L’altro grande interprete è Stephen Boyd, quì al suo debutto in un film, che disegna un personaggio chiave (l’agente al servizio dei tedeschi) per la parte finale del film. Per lui una nomination come miglior attore debuttante ai BAFTA. Naturalmente non si può non sottolineare l’interpretazione fine, sobria e incisiva del protagonista principale del film, il veterano Clifton Webb, inossidabile attore della vecchia guardia. Ottimi anche gli altri attori fra i quali non ci sono nomi di primissimo richiamo ma professionisti di grande valore come Robert Flemyng, Geoffrey Keen, André Morell, Michael Hordern e Cyril Cusack.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale:  The man who never was
Anno: 1956
Genere: drammatico, spionaggio
Regia: Ronald Neame
Sceneggiatura: Nigel Balchin
Soggetto: da un libro di Ewen Montagu
Musica: Alan Rawsthorne

Cast:

Clifton Webb……………………Ten. Comandante Ewen Montagu
Gloria Grahame………………..Lucy Sherwood
Robert Flemyng……………….Tenente George Acres
Josephine Griffin………………Pam
Stephen Boyd…………………..agente Patrick O’Reilly
Laurence Naismith……………Ammiraglio Cross
Geoffrey Keen…………………..Generale Nye
Moultrie Kelsall………………..il padre del ragazzo morto
Cyril Cusack……………………..il tassista
André Morell……………………Prof. Spilsbury
Michael Hordern………………Generale Coburn (servizi segreti)

Alcune immagini:

Prima linea (1956)

28 Mar

TRAMA (contiene spoiler)

1944 – II guerra mondiale, fronte occidentale in Belgio.

Una delle compagnie americane dislocate vicino alla linea di contatto col nemico è comandata dal capitano Cooney, uomo vile e incompetente che con i suoi piani e ordini scellerati ha causato la perdita di parecchi dei suoi uomini. Due degli ufficiali suoi subordinati, il tenente Costa e il tenente Woodroof, lamentano le incapacità del loro capitano al comandante di battaglione, il colonnello Bartlett; questi però, essendo amico di Cooney, non prende alcun provvedimento nei suoi confronti, soprattutto perchè vuole tenersi nelle grazie del padre dello stesso Cooney che è un potente uomo politico e dal quale spera di essere aiutato per fare carriera in polica una volta conclusa la guerra. Quando la compagnia riceve l’ordine di prendere una cittadina, Cooney manda in avanscoperta un plotone comandato da Costa assicurandogli dei pronti rinforzi nel caso vi fossero ingenti truppe tedesche a presidiarla. Costa obbedisce ma promette al suo superiore che lo avrebbe ucciso se non avesse mandato i rinforzi in caso di necessità.

I timori di Costa si avverano: appena entrati nella cittadina il suo plotone si trova subito sotto il fuoco nemico e i pochi superstiti rimangono bloccati in una casa periferica. Il tenente chiede invano dei rinforzi via radio e intanto i tedeschi passano al contrattacco. Costa e i suoi uomini sono costretti così a ripiegare. Giunta al comando di compagnia la notizia dell’imminente avanzata tedesca, Cooney cerca di vincere le sue paure con l’alcool mentre il saggio tenente Woodroof prende in mano la situazione e cerca di organizzare le difese. Quando Costa raggiunge la sua compagnia il suo unico pensiero è quello di trovare Cooney per farlo fuori come promesso, ma ormai anche i carri armati tedeschi sono a ridosso della compagnia e il coraggioso tenente, nel tentativo di fermare un carro nemico viene travolto e perde l’uso di un braccio.

I tedeschi riescono a sfondare ma un gruppo di americani, tra cui Woodroof, Cooney e i pochi uomini di Costa sopravvissuti, riescono a trovare rifugio in una cantina ed eludere l’assalto nemico. Anche Costa, gravemente ferito, riesce a raggiungere il gruppo e vorrebbe vendicarsi del vile capitano ma non trova la forza e muore davanti agli occhi dei suoi compagni. A quel punto Cooney vorrebbe consegnarsi al nemico ma viene sparato a morte da Woodroof. Di lì a poco giungono sul posto i rinforzi americani che respingono nuovamente il nemico. Quando il colonnello Bartlett viene a sapere dell’uccisione di Cooney, chiede a Woodroof di testimoniare che la sua morte è avvenuta in seguito ad una azione eroica e, per far apparire la cosa un po’ più sensata, propone una medaglia anche per Costa. Woodroof però ammette di essere stato lui ad uccidere Cooney perché questi voleva consegnarsi al nemico per viltà, ma il colonnello preferisce, per tornaconto personale, far figurare che Cooney sia caduto per un atto di eroismo. Woodroof si ferma davanti al corpo senza vita dell’amico Costa e gli dice: “Tu sai quello che devo fare, Joe… l’avresti fatto anche tu”; consapevole del rischio di essere impiccato dalla corte marziale, si dirige alla stazione radio, si mette in contatto col quartier generale e racconta come sono andate realmente le cose riguardo la morte di Cooney.

COMMENTI PERSONALI

Prima linea è un film diretto, forte, carico di tensione e straordinariamente intenso nella descrizione delle vicende umane. Possiamo dire che è l’emblema dello stile del suo regista, Robert Aldrich, uno che non usa certo le mezze misure per raccontare storie scomode e soprattutto per portare la sua denuncia verso qualcosa. Quì la denuncia non è diretta alla guerra in senso ideologico ma si rivolge a quei personaggi che, come Cooney e Bartlett, sono gli anelli difettosi di un sistema che già di per se è sbagliato (la guerra) e che lo rendono ancora più crudele perchè le conseguenze del loro operato sono pagate da coloro che stanno più in basso nella gerarchia militare, coloro che vengono mandati a combattere al fronte e rischiano più di tutti di morire. E sono proprio questi ultimi uomini, per contro, quelli che vengono valorizzati in questa pellicola che ne evidenzia il coraggio, la solidarietà e anche l’ironia.

La direzione degli attori è stata straordinaria così come le loro interpretazioni. Un grandissimo Jack Palance (già sotto la guida di Aldrich ne Il grande coltello e in seguito in Dieci secondi col diavolo) offre una prestazione sicura e intensa nei panni dell’eroico tenente Costa, mentre l’esperto Eddie Albert si cala perfettamente nei panni del codardo e infame capitano Cooney. Estremamente efficace e robusta anche l’interpretazione di William Smithers nel ruolo del saggio e coraggioso tenente Woodroof. Per questo attore si tratta di una delle rare apparizioni in un film per il cinema perchè la sua attività principale è stata nella TV. L’altro grande protagonista è il sempre affidabile Lee Marvin, altrettanto bravo a disegnare un colonnello Bartlett cinico e accecato dagli interessi personali. Degne di menzione le interpretazioni degli altri attori co-protagonisti a cominciare dal vigoroso Buddy Ebsen, passando per l’ironico Robert Strauss e senza dimenticare il preciso Richard Jaeckel. Piccola parte per Peter Van Eyck nel ruolo di un ufficiale tedesco.

Opera memorabile, un ottimo film di guerra con alcune scene d’azione ben costruite inserite in una storia abilmente strutturata e che offre diversi motivi di riflessione. Tratto dal racconto Volpe fragile di Norman Brooks, originariamente scritto per un lavoro teatrale e poi adattato per il grande schermo dal bravo sceneggiatore James Poe.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Attack!
Anno: 1956
Genere: guerra
Regia: Robert Aldrich
Sceneggiatura: James Poe
Soggetto: da un racconto di Norman Brooks
Musica: Frank Devol

Cast:

Jack Palance interpreta il tenente Joe Costa
Eddie Albert interpreta il capitano Erskin Cooney
William Smithers interpreta il tenente Harry Woodroof
Lee Marvin interpreta il tenente colonnello Clyde Bartlett
Robert Strauss interpreta Bernstein
Richard Jaeckel interpreta Snowden
Buddy Ebsen interpreta il sergente Tolliver
Jon Shepodd interpreta il caporale Jackson
Peter van Eyck interpreta il capitano tedesco (prigioniero)
Steven Geray interpreta il soldato tedesco (prigioniero)
James Goodwin interpreta Ricks

Alcune immagini: