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Il cavaliere della valle solitaria (1953)

31 Gen
Articolo già pubblicato il 03/11/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

Un uomo chiamato Shane scende dalle montagne in sella al suo cavallo e giunge in una vallata dove trova ospitalità e lavoro presso la casa degli Starrett. Johnny Starrett, sua moglie Marian e il loro figlioletto Joey, sono una delle diverse famiglie di coloni che coltivano la terra nella vallata. Tra il piccolo Joey e Shane si instaura presto un profondo rapporto di amicizia e il giovane ragazzo vede in quest’uomo dai modi gentili, silenzioso e misterioso, il suo grande eroe. La vita nella valle è resa difficile dalla presenza dei fratelli Rykes e della loro banda che con le loro scorrerie cercano di indurre i coloni ad abbandonare le loro terre per poterle sfruttare come pascolo per il proprio bestiame. Johnny Starrett è uno dei più tenaci e cerca di incoraggiare anche gli altri coltivatori a non cedere alle angherie dei Rykes; Shane gli dà man forte in questa battaglia.
I Rykes decidono così di usare le armi per stroncare ogni ulteriore tentativo di resistenza dei coloni e assoldano un abile tiratore di pistola, Jack Wilson. Questi uccide Torrey, uno dei contadini che si era dimostrato più combattivo. La sua morte demoralizza gli altri coloni ma non Johnny Starrett che, più che mai, è deciso a non darla vinta agli spietati Rykes e convince anche i suoi compagni a non demordere. Così facendo attira su di se l’odio dei Rykes che, in un primo tempo cercano di convircerlo a vendere loro la sua terra, ma vedendosi la richiesta negata, decidono di tendergli un agguato per farlo fuori. Shane impedisce a Johnny di andare all’appuntamento con i Rykes e ci va lui al suo posto. Con grande abilità Shane riesce a far fuori i fratelli Rykes e il temibile Wilson riportando così la pace nella vallata. Dopo la sparatoria Shane, ferito, andrà via da quel luogo proseguendo il suo cammino verso nord.

QUALCHE COMMENTO PERSONALE:

Se si considera che La dominatrice e Il gigante non sono dei veri e propri western, Il cavaliere della valle solitaria rimane l’unico film di questo genere girato dal regista americano George Stevens. Ma il risultato è degno dei migliori cineasti western perchè si tratta veramente di un film molto bello e ben fatto sotto tutti i punti di vista. A cominciare dalla splendida cinematografia a colori di Loyal Griggs (premiato con l’Oscar) che esalta sia la spettacolarità dei paesaggi (eccezionali le prime inquadrature della vallata) sia gli scenari negli ambienti chiusi. Alla bellezza delle immagini si aggiungono le straordinarie musiche composte da Victor Young che, certamente, avrebbero meritato maggior considerazione da parte della critica.
La trama, senza dubbio molto semplice ma non convenzionale, risulta ben delineata e permette di scavare nelle personalità dei protagonisti e, soprattutto di rappresentare con intensità i rapporti umani (in modo particolare quello sopraccitato fra Shane e Joey). Sotto questo aspetto George Stevens è stato veramente un regista molto abile: già, ad esempio, nel precedente Un posto al sole era riuscito a disegnare molto bene i rapporti umani e i sentimenti fra i protagonisti, così come lo fece benissimo in seguito nel sopra menzionato Il gigante.
Alan Ladd, che all’epoca aveva già alcuni western alle spalle – oltre che numerosi altri film polizieschi e noir in particolare – probabilmente quì incarna il personaggio “più memorabile”, ma anche più particolare, della sua carriera: Shane è, infatti, un uomo apparentemente tranquillo, gentile e schivo ma capace di trasformarsi quando si tratta di dare una mano a delle persone in difficoltà. Come tutti gli eroi del west è abilissimo con la pistola ma, in fondo, è un eroe autentico perchè così viene visto dagli occhi ‘limpidi’ di un ragazzino.

QUALCHE CURIOSITA’:

Il giovane Brandon De Wilde aveva 11 quando interpretò il ruolo Joey Starrett, ma l’anno precedente aveva già preso parte a un altro film importante intitolato Il membro del matrimonio e diretto da Fred Zinnemann. In seguito partecipò ad altri film ma la sua carriera, purtroppo, finì presto perchè il promettente attore morì di incidente a soli 30 anni.
La principale interprete femminile, Jean Arthur (classe 1900), quando fu girato il film aveva 53 anni – portati benissimo – ed era più grande sia di Van Heflin (classe 1910) che di Alan Ladd (classe 1913). Dopo questo film l’attrice si ritirò per diversi anni dalle scene per ritornarvi nel 1965-1966 quando accettò di recitare in due serie televisive.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Shane
Anno: 1953
Genere: western
Regia: George Stevens
Sceneggiatura: A.B. Guthrie Jr.
Soggetto: da un racconto di Jack Schaefer
Musica: Victor Young

Cast:
Alan Ladd interpreta Shane
Van Heflin interpreta Johnny Starrett
Jean Arthur interpreta Marian Starrett
Brandon De Wilde interpreta Joey Starrett
Jack Palance interpreta Jack Wilson
Ben Johnson interpreta Chris Calloway
Edgar Buchanan interpreta Fred Lewis
Emile Meyer interpreta Rufus Rykes
Elisha Cook Jr. interpreta Torrey
Douglas Spencer interpreta Shipstead
John Dierkes interpreta Morgan Rykes
Ellen Corby interpreta la signora Torrey

Alcune immagini:

Addio a Elizabeth Taylor

11 Gen
Articolo già pubblicato il 24/03/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Ieri, 23 Marzo 2011, si è spenta all’età di 79 anni una grande attrice di Hollywood: Elizabeth Taylor. Da molti conosciuta col diminutivo di Liz, la Taylor è stata molto popolare in particolare negli anni ’50, all’apice della sua carriera artistica e della sua bellezza. Sì, in effetti è stata un’attrice piuttosto affascinante, soprattutto per quei suoi occhi blu-viola che hanno lasciato un’impronta indimenticabile sugli schermi. Di origini inglesi, Liz ha iniziato la sua carriera giovanissima – aveva solo 11 anni – recitando nel film “Torna a casa Lassie” del 1943 a cui farà seguito, l’anno successivo, “Il coraggio di Lassie”. La sua popolarità comincia a crescere sensibilmente con il film “Piccole donne” del 1949 tratto dal famoso romanzo della Alcott e che ebbe un discreto successo di pubblico. Gli fa seguito, nel 1950, la bella commedia “Il padre della sposa” diretto da Vincente Minnelli. Iniziano così gli anni ’50 e Elizabeth diventa protagonista di pellicole straordinarie a cominciare da “Un posto al sole” (1951) di Gerge Stevens dove recita al fianco di Montgomery Clift – i due diventeranno grandi amici – seguito dal kolossal storico Ivanhoe (1952) di Richard Thorpe con Robert Taylor. Arrivano poi “L’ultima volta che vidi Parigi” (1954) di Richard Brooks con Van Johnson, “Il gigante” (1956) di George Stevens, in cui Liz recita al fianco di un’altro suo grande amico, Rock Hudson, e “L’albero della vita” (1957) di Edward Dmytryk dove ritrova Montgomery Clift. Grazie a queste interpretazioni straordinarie Elizabeth diventa una star di livello assoluto raccogliendo, fra l’altro, la sua prima nomination agli Oscar con il sopraccitato “L’albero della vita”. E non finisce quì perchè la Taylor continua a essere protagonista di altri titoli di grande successo come la commedia con risvolti drammatici “La gatta sul tetto che scotta” (1958) sempre di Richard Brooks (seconda nomination agli Oscar), l’enigmatico “Improvvisamente l’estate scorsa” (1959) di Joseph L. Mankiewicz (terza nomination) e la commedia brillante “Venere in visone” (1960) di Daniel Mann che le consentirà di vincere il suo primo Oscar. Nel 1963 è la volta del kolossal storico “Cleopatra” in cui la Taylor recita al fianco di Richard Burton che sarà uno dei suoi sette mariti ma il vero e unico grande amore della sua vita, come dichiarò l’attrice. La seconda statuetta arriva con “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1966) di Mike Nichols in cui Liz duetta magistralmente col marito Richard Burton. Elizabeth ha lavorato anche in Italia recitando nel film di Franco Zeffirelli “La bisbetica domata” (1967) ancora una volta assieme a Richard Burton. Negli anni settanta dirada le sue apparizioni cinematografiche per poi allontanarsi gradualmente dalle scene continuando comunque a far parlare di se per la sua vita sentimentale molto movimentata. Ma al di là dei tanti amori burrascosi, Liz è stata una persona molto altruista; aveva fondato infatti un’associazione per raccogliere fondi a favore della ricerca per combattere l’AIDS.