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Addio a Cliff Robertson

27 Gen
Articolo già pubblicato il 15/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Qualche giorno fa, precisamente il 10 settembre 2011, è scomparso all’età di 88 anni l’attore americano Cliff Robertson. Iniziò la sua carriera partecipando a film di un certo livello come Picnic (1955), Foglie d’autunno (1956) e Il nudo e il morto (1958) nei quali recitò al fianco di nomi importanti del cinema come William Holden, Kim Novak, Joan Crawford e Raymond Massey. L’attore dimostrò subito il suo valore e successivamente ottenne spesso ruoli da protagonista, supportato anche da una bella presenza. Cliff Robertson 3Due sue interpretazioni importanti sono state quelle nel bellico Pt 109 – Posto di combattimento (1963) dove vestì i panni di J.F. Kennedy e nel politico L’amaro sapore del potere (1964) di Franklin J. Schaffner al fianco di Henry Fonda. Personalmente ricordo Cliff Robertson bravo protagonista nel film bellico Squadriglia 633 (1964) e nel bellissimo Non è più tempo di eroi (1970) di Robert Aldrich dove duetta alla grande con Michael Caine. Ricordo, inoltre, una sua brillante interpretazione nella commedia-thriller Masquerade (1967) diretta dal grande Joseph L. Mankiewicz. Partecipa in un ruolo da co-protagonista, invece, nel robusto I tre giorni del condor (1975), mentre è una delle diverse guest-stars nel rievocativo e spettacolare La battaglia di Midway (1976). Cliff vinse un Oscar come miglior attore protagonista per l’interpretazione di un ritardato mentale nel film I due mondi di Charly (1968) di Ralph Nelson.

Improvvisamente l’estate scorsa (1959)

19 Gen
Articolo già pubblicato il 18/05/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Il dottor Cukrowicz (Montgomery Clift) è un chirurgo che lavora in un ospedale psichiatrico di New Orleans. Le condizioni in cui egli costretto a operare sono difficoltose a causa dei problemi finanziari in cui si trova la struttura. Una ricca vedova, la signora Venable (Katharine Hepburn), si propone di offrire un aiuto economico all’ospedale con la creazione di una fondazione dedicata all’adorato figlio Sebastian recentemente scomparso. Per tale motivo, essa convoca a casa sua il dottor Cukrowicz per proporgli l’iniziativa, ma gli parla anche di una sua nipote, Catherine Holly (Elizabeth Taylor), che soffre di problemi psichici e che vorrebbe fosse trasferita all’ospedale in cui lavora Cukrowicz e operata al cervello dallo stesso chirurgo. Cukrowicz accetta di occuparsi della ragazza e già dal primo incontro con lei capisce che alla base della sua sospetta pazzia c’è qualcosa di misterioso che riguarda il cugino Sebastian e la sua scomparsa. Il chirurgo comincia a capire che l’obiettivo principale della signora Venable è quello di far credere a tutti che la nipote sia pazza e che venga operata al cervello con la speranza che possa dimenticare e, quindi, non essere più in grado di rivelare, dei particolari sulla vita di Sebastian. Questa tesi acquista ancora più valore quando si viene a sapere che la Vanable costringe la madre di Catherine (Mercedes McCambridge) ad autorizzare che la figlia venga operata offrendole una ingente somma di denaro. Cukrowicz è deciso a conoscere la verità e organizza un incontro a casa della Venable nel corso del quale Catherine finalmente trova il coraggio di rivelare ciò che la zia voleva a tutti i costi tenere nascosto per salvaguardare, a suo parere, la memoria del figlio: Sebastian era omosessuale e la sua scomparsa è stata tragicamente legata a questa sua condizione.
Secondo lo stile tipico di Mankiewicz, il film è stato costruito in modo tale da consentire allo spettatore di conoscere la verità in modo progressivo, a piccoli passi, mantenendo sino all’ultimo un alone di mistero. Basti pensare che la parola omosessuale non viene pronunciata neanche nella parte conclusiva del film. Il tema dell’omosessualità viene affrontato non dalla parte di chi lo è – il personaggio di Sebastian appare soltanto di sfuggita nelle scene finali durante il drammatico racconto di Catherine – bensì dal punto di vista delle altre persone, in particolare della madre che non riesce ad accettare questa caratteristica del figlio. [Non è da escludersi, comunque, che la totale assenza di riferimenti espliciti all’omosessualità sia stata dettata anche da ragioni di censura, considerando soprattutto l’epoca in cui è stato prodotto il film.]
Per come è strutturato, il film risulta inevitabilmente verboso, ma i dialoghi sono stati ben studiati e rendono la pellicola interessante sin dalle prime battute. Sontuose le interpretazioni dei tre attori principali. Katharine Hepburn e Elizabeth Taylor ricevettero la nomination per l’Oscar come miglior attrice protagonista. Ai Golden Globes e ai Laurel Awards vittoria per Liz e nomination per la Hepburn. Purtroppo nessun riconoscimento per Montgomery Clift, ma la sua interpretazione rimarrà indimenticabile.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Suddenly, last summer
Anno: 1959
Genere: drammatico
Regia: Joseph L. Mankiewicz
Sceneggiatura: Gore Vidal, Tennessee Williams
Soggetto: adattato dal dramma teatrale “Suddenly, last summer” di Tennessee Williams
Musica: Buxton Orr, Malcolm Arnold

Cast:
Elizabeth Taylor interpreta Catherine Holly
Montgomery Clift interpreta il dottor Cukrowicz
Katharine Hepburn interpreta Violet Venable
Albert Dekker interpreta il dottor Hockstader
Mercedes McCambridge interpreta la signora Holly
Gary Raymond interpreta George Holly
Mavis Villiers interpreta miss Foxhill
Joan Young interpreta sorella Felicita
Patricia Marmont interpreta l’infermiera Benson

Alcune immagini del film:

Il primo incontro tra il dottor Cukrowicz (Montgomery Clift) e la signora Venable (Katharine Hepburn).

Cukrowicz fa conoscenza con Catherine Holly (Elizabeth Taylor).

Dopo il racconto di Catherine, la signora Venable comincia a delirare e tratta Cukrowicz come se fosse suo figlio.

Addio a Elizabeth Taylor

11 Gen
Articolo già pubblicato il 24/03/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Ieri, 23 Marzo 2011, si è spenta all’età di 79 anni una grande attrice di Hollywood: Elizabeth Taylor. Da molti conosciuta col diminutivo di Liz, la Taylor è stata molto popolare in particolare negli anni ’50, all’apice della sua carriera artistica e della sua bellezza. Sì, in effetti è stata un’attrice piuttosto affascinante, soprattutto per quei suoi occhi blu-viola che hanno lasciato un’impronta indimenticabile sugli schermi. Di origini inglesi, Liz ha iniziato la sua carriera giovanissima – aveva solo 11 anni – recitando nel film “Torna a casa Lassie” del 1943 a cui farà seguito, l’anno successivo, “Il coraggio di Lassie”. La sua popolarità comincia a crescere sensibilmente con il film “Piccole donne” del 1949 tratto dal famoso romanzo della Alcott e che ebbe un discreto successo di pubblico. Gli fa seguito, nel 1950, la bella commedia “Il padre della sposa” diretto da Vincente Minnelli. Iniziano così gli anni ’50 e Elizabeth diventa protagonista di pellicole straordinarie a cominciare da “Un posto al sole” (1951) di Gerge Stevens dove recita al fianco di Montgomery Clift – i due diventeranno grandi amici – seguito dal kolossal storico Ivanhoe (1952) di Richard Thorpe con Robert Taylor. Arrivano poi “L’ultima volta che vidi Parigi” (1954) di Richard Brooks con Van Johnson, “Il gigante” (1956) di George Stevens, in cui Liz recita al fianco di un’altro suo grande amico, Rock Hudson, e “L’albero della vita” (1957) di Edward Dmytryk dove ritrova Montgomery Clift. Grazie a queste interpretazioni straordinarie Elizabeth diventa una star di livello assoluto raccogliendo, fra l’altro, la sua prima nomination agli Oscar con il sopraccitato “L’albero della vita”. E non finisce quì perchè la Taylor continua a essere protagonista di altri titoli di grande successo come la commedia con risvolti drammatici “La gatta sul tetto che scotta” (1958) sempre di Richard Brooks (seconda nomination agli Oscar), l’enigmatico “Improvvisamente l’estate scorsa” (1959) di Joseph L. Mankiewicz (terza nomination) e la commedia brillante “Venere in visone” (1960) di Daniel Mann che le consentirà di vincere il suo primo Oscar. Nel 1963 è la volta del kolossal storico “Cleopatra” in cui la Taylor recita al fianco di Richard Burton che sarà uno dei suoi sette mariti ma il vero e unico grande amore della sua vita, come dichiarò l’attrice. La seconda statuetta arriva con “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1966) di Mike Nichols in cui Liz duetta magistralmente col marito Richard Burton. Elizabeth ha lavorato anche in Italia recitando nel film di Franco Zeffirelli “La bisbetica domata” (1967) ancora una volta assieme a Richard Burton. Negli anni settanta dirada le sue apparizioni cinematografiche per poi allontanarsi gradualmente dalle scene continuando comunque a far parlare di se per la sua vita sentimentale molto movimentata. Ma al di là dei tanti amori burrascosi, Liz è stata una persona molto altruista; aveva fondato infatti un’associazione per raccogliere fondi a favore della ricerca per combattere l’AIDS.