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Il leone del deserto (1981)

24 Gen
Articolo già pubblicato il 16/06/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Basato su fatti realmente accaduti, questo film racconta la tenace ed eroica resistenza dei combattenti libici guidati dal carismatico Omar Mukhtar contro la prepotente espansione coloniale italiana in Libia alla fine degli anni ’20. Come è noto, la colonizzazione italiana in Libia incominciò nel 1911, ma soltanto dopo la salita al potere di Mussolini, nel 1922, le mire espansionistiche italiane in Cirenaica furono riprese con vigore. La strenua resistenza di folti gruppi di ribelli riuscì a tenere a freno le avanzate degli italiani per diversi anni. Le vicende narrate nel film sono avvenute a partire dal 1929, anno in cui il duce (Rod Steiger) nomina come nuovo governatore in Libia il generale Graziani (Oliver Reed), affidandogli il compito di spazzare qualunque forma di resistenza e di dare così una svolta alle ambizioni di conquista italiane nel nordafrica. Nonostante la caparbietà e il pugno duro di Graziani, la resistenza dei ribelli è efficace, grazie alla guida abile del loro condottiero, Omar Mukhtar (Anthony Quinn), soprannominato, non a caso, il ‘leone del deserto’.
Pur di mettere in ginocchio i ribelli, Graziani utilizza qualsiasi mezzo e non si fa alcuno scrupolo di eseguire pesanti rappresaglie sulla popolazione inerme, senza avere rispetto neanche delle donne e dei bambini. Con il solo scopo di guadagnare tempo per consentire l’arrivo di nuovi mezzi e rinforzi dall’Italia, Graziani mette in atto dei tentativi di negoziazione con i ribelli e incarica di questo compito il colonnello Diodìce (Raf Vallone), uno dei pochi italiani che si era mostrato comprensivo e disposto al dialogo con i libici. Omar Mukhtar e i suoi collaboratori non accettano le dure condizioni proposte dagli italiani e capiscono che si tratta soltanto di una mossa per prendere tempo. Infatti, non appena giunti i rinforzi, le offensive degli italiani cominciano a diventare più aspre e incisive. Gli uomini di Mukhtar, continuano a combattere eroicamente, ma le perdite si fanno pesanti e le munizioni sono sempre più scarse. Costretti a ripiegare sulle montagne, i combattenti libici vengono stanati dagli italiani con l’uso di gas e decimati. Omar Mukhtar viene catturato e condannato all’impiccagione con l’accusa di essere un traditore.

Ma traditore di chi? Egli non ha tradito nessuno, ha soltanto combattuto contro gli oppressori del suo popolo.

Non appena uscì, “Il leone del deserto” fu censurato in Italia perchè non dava una bella immagine dei soldati italiani (all’epoca era primo ministro Andreotti). Soltanto nel 2009 il film è stato trasmesso su Sky ma tuttora è ancora difficile da reperire nel nostro paese (mi riferisco all’edizione italiana). Al di là della sua importanza come testimonianza di fatti storici, si tratta un film ben fatto, grazie alla buona direzione del regista siriano Moustapha Akkad e alle grandi interpretazioni degli attori. Molto belle alcune scene d’azione e anche l’ambientazione risulta piuttosto suggestiva soprattutto grazie a una saggia direzione della fotografia.
La struttura della pellicola punta molto sulla contrapposizione a distanza tra i due grandi protagonisti, Omar Mukhtar e Graziani: i due si incontrano soltanto alla fine e quì vengono messe a confronto le loro idee. Si tratta di un film duro che mette a nudo le crudeltà perpetrate dai fascisti nei confronti della popolazione locale ma non dipinge tutti gli italiani allo stesso modo; ce ne sono alcuni, in particolare il già menzionato Diodìce e il tenente Sandrini, che hanno una coscienza e non condividono la politica attuata dai loro superiori ma sono costretti a eseguire gli ordini che vengono dall’alto.
Straordinariamente efficace Anthony Quinn nei panni di Omar Mukhtar: l’attore sembra nato per ricoprire ruoli di questo genere. Bravo Oliver Reed a dare durezza e fierezza al personaggio del generale Graziani. Strepitosa Irene Papas e intenso il nostro Raf Vallone. Rod Steiger è chiamato per la seconda volta ad interpretare Mussolini (lo aveva già fatto in “Mussolini, ultimo atto” di Carlo Lizzani). Un film da vedere assolutamente, che fa riflettere e che riguarda la nostra storia, in questo caso non onorevole, a cui non possiamo restare indifferenti.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Omar Mukhtar – The lion of the desert
Anno: 1981
Genere: guerra, drammatico, storico
Regia: Moustapha Akkad
Sceneggiatura: H.A.L. Craig
Soggetto: basato su fatti storici
Musica: Maurice Jarre

Cast:
Anthony Quinn interpreta Omar Mukhtar
Oliver Reed interpreta il generale Graziani
Irene Papas interpreta Mabrouka
Raf Vallone interpreta il colonnello Diodìce
Rod Steiger interpreta Mussolini
John Gielgud interpreta El Gariani
Andrew Keir interpreta Salem
Gastone Moschin interpreta il colonnello Tomelli
Sky Dumont interpreta Amedeo duca d’Aosta
Stefano Patrizi interpreta il tenente Sandrini

Alcune immagini:

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Il treno (1964)

2 Dic
Articolo già pubblicato il 26/11/2009 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Questo film è dedicato a tutti i partigiani francesi che durante l’occupazione nazista contribuirono, sacrificando la loro vita, alla liberazione del proprio paese. Nell’agosto del 1944, Parigi si trovava ancora sotto l’occupazione tedesca ma l’esercito alleato era ormai alle porte della capitale. Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield), fine intenditore di opere d’arte, ordina che i quadri dei più grandi pittori conservati nel museo Jeu de Paume di Parigi vengano trasferiti in Germania su un treno. La direttrice del museo, Mlle Villard (Suzanne Flon), indignata per questo oltraggio alla sua nazione, parla con un gruppo di partigiani ferrovieri che operano azioni di disturbo contro i nemici presso le stazioni ferroviarie di Parigi e dintorni. Il responsabile del gruppo, Labiche (Burt Lancaster), però, non ha intenzione di impegnare i pochi uomini rimasti per bloccare il treno con i quadri ma ritiene più importante, invece, impedire la partenza di un altro treno carico di mezzi e armi che i tedeschi vogliono inviare al fronte come supporto ai loro compagni. Labiche, quindi, affida la conduzione del treno con i quadri al vecchio Papa Boule (Michel Simon), mentre lui e suoi fidati compagni Didot (Albert Remy) e Pesquet (Charles Millot), ritardano con azioni di disturbo la partenza del treno dei rifornimenti destinati al fronte finchè la stazione non viene bombardata dagli aerei alleati. Il vecchio Boule, nonostante non sia un intenditore d’arte, capisce che il carico del suo treno ha un grande valore per la sua nazione e provoca intenzionalmente un guasto al locomotore per ritardare le operazioni. Purtroppo viene scoperto dai tedeschi che lo uccidono davanti agli occhi dell’impotente Labiche. Von Waldheim, che fino a quel momento si fidava di Labiche, affida allora a quest’ultimo il compito di riparare il locomotore e successivamente la conduzione del treno con le opere d’arte verso la Germania. Il sacrificio del compagno Boule fa cambiare prospettiva a Labiche nei confronti di quel treno e del suo prezioso carico e da quel momento egli cercherà in tutti i modi di impedirne l’arrivo in Germania.
Inizialmente, mediante un accordo fra i vari partigiani dislocati in varie stazioni, si fa credere ai tedeschi che il treno stia seguendo il regolare percorso verso la Germania ma in realtà si tratta di un percorso alternativo che riconduce il treno alla stazione di partenza; lì, poi, viene provocato un ulteriore incidente che rende inutilizzabile il locomotore ma nell’azione perde la vita Pesquet. Von Waldheim, furibondo per l’accaduto, fa fucilare i partigiani che lavorano nella stazione e ordina ai suoi uomini di scovare Labiche. Questi, ferito a una gamba da un colpo sparato dai tedeschi, trova rifugio presso la cantina di una locanda gestita da Christine (Jeanne Moreau). I tedeschi, intanto, per ordine di Von Waldheim sono già all’opera per riparare i danni e far ripartire il treno. Lasciata la locanda, Labiche si incontra in un casolare con l’amico Didot e altri partigiani francesi e lì viene organizzata una nuova pericolosa missione per salvare il treno. Gli alleati, infatti, hanno in programma di bombardare la stazione ma, previo accordo con i partigiani, il treno sarebbe stato risparmiato se avesse avuto un segno di riconoscimento. I partigiani, allora, tornano alla stazione durante la notte e, sfruttando un diversivo, riescono a pitturare di bianco la parte superiore dei primi tre vagoni in modo tale da essere facilmente riconosciuto dagli aerei alleati. Il tentativo riesce ma costerà la vita ad alcuni partigiani fra cui Didot.
Cessato il bombardamento, il treno riparte e, onde evitare ulteriori tentativi di sabotaggio, vengono tenuti a bordo diversi francesi in ostaggio. Labiche, ormai rimasto solo, riesce a far saltare il treno dalle rotaie. A quel punto il convoglio non può più avanzare e i tedeschi che si trovavano a bordo, dopo aver ucciso tutti gli ostaggi, si uniscono al resto dell’armata tedesca che, sconfitta, ripiega ormai verso la Germania. L’unico che non si ritira è Von Waldheim, come se non volesse abbandonare quelle opere d’arte a cui teneva tanto. In quel momento Labiche si avvicina al treno e i due protagonisti si trovano faccia a faccia nella memorabile scena finale. Von Waldheim dice a Labiche:

“Labiche. Ecco il tuo premio. Alcuni dei più grandi quadri del mondo.
Sei soddisfatto, Labiche? Provi forse una qualsiasi emozione vicino a loro?
Per te un quadro ha lo stesso significato che una collana di perle per una scimmia.
Hai vinto per pura fortuna. Mi hai fermato senza sapere che cosa facevi o perchè.
Tu sei nessuno, Labiche. Un mucchio di muscoli.
I quadri sono miei. Saranno sempre miei.
La bellezza appartiene agli uomini che sanno apprezzarla.
Essi apparterranno sempre a me o a uomini come me.
Ora, in questo momento, non potresti neanche dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto”.

Labiche, accecato dalla rabbia, uccide l’ufficiale tedesco con una raffica di mitra.

Il film è ben diretto, ricco di spettaccolari scene d’azione regolarmente intervallate dalle scene parlate. Grande interpretazione per Burt Lancaster, uno dei miei attori preferiti. Benissimo anche Paul Scofield nel dare durezza e fierezza al suo personaggio. A proposito di Paul Scofield, questo è uno dei pochi film in cui è possibile ammirare il bravo attore brittannico in quanto egli dedicò gran parte della sua carriera al teatro. Le musiche sono del grande Maurice Jarre.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The train
Anno: 1964
Genere: guerra, drammatico
Regia: John Frankenheimer
Sceneggiatura: Franklin Coen e Frank Davis
Soggetto: da un romanzo di Rose Valland
Musica: Maurice Jarre

Cast:
Burt Lancaster interpreta Labiche
Paul Scofield interpreta il colonnello Von Waldheim
Jeanne Moreau interpreta Christine
Michel Simon interpreta Papa Boule
Suzanne Flon interpreta Mlle Villard
Wolfgang Preiss interpreta il maggiore Herren
Albert Remy interpreta Didot
Charles Millot interpreta Pesquet
Richard Munch interpreta il capitano Von Lubitz

Alcune immagini del film:

Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield) ammira i quadri nel museo.

 

Papa Boule (Michel Simon) conduce il treno contenente i preziosi quadri.

 

La stazione di Vaires vicino a Parigi viene bombardata dagli aerei alleati.

 

Labiche (Burt Lancaster) cerca inutilmente di convincere Von Waldheim a risparmiare la vita a Papa Boule.

 

Labiche si nasconde nella cantina della locanda di Christine (Jeanne Moreau).