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Prima linea (1956)

28 Mar

TRAMA (contiene spoiler)

1944 – II guerra mondiale, fronte occidentale in Belgio.

Una delle compagnie americane dislocate vicino alla linea di contatto col nemico è comandata dal capitano Cooney, uomo vile e incompetente che con i suoi piani e ordini scellerati ha causato la perdita di parecchi dei suoi uomini. Due degli ufficiali suoi subordinati, il tenente Costa e il tenente Woodroof, lamentano le incapacità del loro capitano al comandante di battaglione, il colonnello Bartlett; questi però, essendo amico di Cooney, non prende alcun provvedimento nei suoi confronti, soprattutto perchè vuole tenersi nelle grazie del padre dello stesso Cooney che è un potente uomo politico e dal quale spera di essere aiutato per fare carriera in polica una volta conclusa la guerra. Quando la compagnia riceve l’ordine di prendere una cittadina, Cooney manda in avanscoperta un plotone comandato da Costa assicurandogli dei pronti rinforzi nel caso vi fossero ingenti truppe tedesche a presidiarla. Costa obbedisce ma promette al suo superiore che lo avrebbe ucciso se non avesse mandato i rinforzi in caso di necessità.

I timori di Costa si avverano: appena entrati nella cittadina il suo plotone si trova subito sotto il fuoco nemico e i pochi superstiti rimangono bloccati in una casa periferica. Il tenente chiede invano dei rinforzi via radio e intanto i tedeschi passano al contrattacco. Costa e i suoi uomini sono costretti così a ripiegare. Giunta al comando di compagnia la notizia dell’imminente avanzata tedesca, Cooney cerca di vincere le sue paure con l’alcool mentre il saggio tenente Woodroof prende in mano la situazione e cerca di organizzare le difese. Quando Costa raggiunge la sua compagnia il suo unico pensiero è quello di trovare Cooney per farlo fuori come promesso, ma ormai anche i carri armati tedeschi sono a ridosso della compagnia e il coraggioso tenente, nel tentativo di fermare un carro nemico viene travolto e perde l’uso di un braccio.

I tedeschi riescono a sfondare ma un gruppo di americani, tra cui Woodroof, Cooney e i pochi uomini di Costa sopravvissuti, riescono a trovare rifugio in una cantina ed eludere l’assalto nemico. Anche Costa, gravemente ferito, riesce a raggiungere il gruppo e vorrebbe vendicarsi del vile capitano ma non trova la forza e muore davanti agli occhi dei suoi compagni. A quel punto Cooney vorrebbe consegnarsi al nemico ma viene sparato a morte da Woodroof. Di lì a poco giungono sul posto i rinforzi americani che respingono nuovamente il nemico. Quando il colonnello Bartlett viene a sapere dell’uccisione di Cooney, chiede a Woodroof di testimoniare che la sua morte è avvenuta in seguito ad una azione eroica e, per far apparire la cosa un po’ più sensata, propone una medaglia anche per Costa. Woodroof però ammette di essere stato lui ad uccidere Cooney perché questi voleva consegnarsi al nemico per viltà, ma il colonnello preferisce, per tornaconto personale, far figurare che Cooney sia caduto per un atto di eroismo. Woodroof si ferma davanti al corpo senza vita dell’amico Costa e gli dice: “Tu sai quello che devo fare, Joe… l’avresti fatto anche tu”; consapevole del rischio di essere impiccato dalla corte marziale, si dirige alla stazione radio, si mette in contatto col quartier generale e racconta come sono andate realmente le cose riguardo la morte di Cooney.

COMMENTI PERSONALI

Prima linea è un film diretto, forte, carico di tensione e straordinariamente intenso nella descrizione delle vicende umane. Possiamo dire che è l’emblema dello stile del suo regista, Robert Aldrich, uno che non usa certo le mezze misure per raccontare storie scomode e soprattutto per portare la sua denuncia verso qualcosa. Quì la denuncia non è diretta alla guerra in senso ideologico ma si rivolge a quei personaggi che, come Cooney e Bartlett, sono gli anelli difettosi di un sistema che già di per se è sbagliato (la guerra) e che lo rendono ancora più crudele perchè le conseguenze del loro operato sono pagate da coloro che stanno più in basso nella gerarchia militare, coloro che vengono mandati a combattere al fronte e rischiano più di tutti di morire. E sono proprio questi ultimi uomini, per contro, quelli che vengono valorizzati in questa pellicola che ne evidenzia il coraggio, la solidarietà e anche l’ironia.

La direzione degli attori è stata straordinaria così come le loro interpretazioni. Un grandissimo Jack Palance (già sotto la guida di Aldrich ne Il grande coltello e in seguito in Dieci secondi col diavolo) offre una prestazione sicura e intensa nei panni dell’eroico tenente Costa, mentre l’esperto Eddie Albert si cala perfettamente nei panni del codardo e infame capitano Cooney. Estremamente efficace e robusta anche l’interpretazione di William Smithers nel ruolo del saggio e coraggioso tenente Woodroof. Per questo attore si tratta di una delle rare apparizioni in un film per il cinema perchè la sua attività principale è stata nella TV. L’altro grande protagonista è il sempre affidabile Lee Marvin, altrettanto bravo a disegnare un colonnello Bartlett cinico e accecato dagli interessi personali. Degne di menzione le interpretazioni degli altri attori co-protagonisti a cominciare dal vigoroso Buddy Ebsen, passando per l’ironico Robert Strauss e senza dimenticare il preciso Richard Jaeckel. Piccola parte per Peter Van Eyck nel ruolo di un ufficiale tedesco.

Opera memorabile, un ottimo film di guerra con alcune scene d’azione ben costruite inserite in una storia abilmente strutturata e che offre diversi motivi di riflessione. Tratto dal racconto Volpe fragile di Norman Brooks, originariamente scritto per un lavoro teatrale e poi adattato per il grande schermo dal bravo sceneggiatore James Poe.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Attack!
Anno: 1956
Genere: guerra
Regia: Robert Aldrich
Sceneggiatura: James Poe
Soggetto: da un racconto di Norman Brooks
Musica: Frank Devol

Cast:

Jack Palance interpreta il tenente Joe Costa
Eddie Albert interpreta il capitano Erskin Cooney
William Smithers interpreta il tenente Harry Woodroof
Lee Marvin interpreta il tenente colonnello Clyde Bartlett
Robert Strauss interpreta Bernstein
Richard Jaeckel interpreta Snowden
Buddy Ebsen interpreta il sergente Tolliver
Jon Shepodd interpreta il caporale Jackson
Peter van Eyck interpreta il capitano tedesco (prigioniero)
Steven Geray interpreta il soldato tedesco (prigioniero)
James Goodwin interpreta Ricks

Alcune immagini:

Il ponte di Remagen (1969)

6 Feb

A Ben Gazzara (1930-2012)

TRAMA

Marzo 1945 – Le sorti della seconda guerra mondiale sono ormai favorevoli agli alleati. Sul fronte occidentale, le armate tedesche sono in ritirata, incalzate dall’avanzata degli anglo-americani. Il fiume Reno costituisce l’ultimo grosso ostacolo che gli alleati devono superare per poter penetrare nel cuore della Germania. Per questo motivo il Fuhrer ordina che tutti i ponti su questo fiume vengano fatti saltare in aria per bloccare l’avanzata delle truppe di terra alleate. Questa operazione comporta però un caro prezzo da pagare: infatti anche i convogli tedeschi in ritirita, che trasportano feriti, armi e munizioni, resterebbero tagliati fuori e cadrebbero facilmente in mano ai nemici che incalzano. Tale situazione sta particolarmente a cuore al generale Von Brock (Peter Van Eyck), il quale cerca di temporeggiare il più possibile prima di dare l’ordine di distruggere i ponti per permettere che il maggior numero di convogli tedeschi in ritirata possano oltrepassare il fiume. Oramai soltanto un ponte è rimasto in piedi, quello presso Remagen, e l’ordine del Fuhrer è ancora una volta perentorio: deve essere distrutto il prima possibile. Von Brock sà che quell’ultimo ponte potrebbe salvare ancora tanti convogli tedeschi in ritirata ma anche molte persone civili costrette a un vero e proprio esodo. Così, all’insaputa dei suoi superiori, egli invia un nuovo comandante al presidio di Remagen, il maggiore Kreuger (Robert Vaughn) affidandogli il compito di tenere il ponte intatto il più a lungo possibile.

Anche per gli americani l’obiettivo principale è quello di far saltare il ponte e inchiodare le colonne tedesche ancora in ripiegamento. Si rende, perciò, necessario mandare una pattuglia in avanscoperta presso il ponte di Remagen con lo scopo di verificare l’entità delle forze tedesche che lo presidiano. Il maggiore Barnes (Bradford Dillman), che non perde mai occasione di mandare i suoi uomini a compiere missioni difficili, affida l’incarico a una delle sue migliori compagnie nella quale si distinguono due personaggi molto diversi ma altrettanto valorosi: il tenente Hartman (George Segal) e il sergente Angelo (Ben Gazzara). Lungo il cammino alla volta di Remagen, il comandante della compagnia rimane vittima di una mina e il comando viene affidato ad Hartman. Dopo qualche scontro con esigue forze nemiche, Hartman e compagni giungono nei pressi del ponte e riescono ad impossessarsi del lato ovest. Il compito del gruppo sembra essersi compiuto ma ecco che un nuovo ordine arriva dal comando statunitense: ora l’obiettivo per loro è di impedire che il ponte venga fatto saltare in aria dai tedeschi. Visto, infatti, che le forze tedesche appostate sull’altro lato del ponte non sono molto consistenti, il ponte intatto avrebbe consentito agli americani di penetrare agevolmente vesto est e abbreviando, secondo loro, la durata dell’intero conflitto. Hartman, Angelo e compagni, sotto il fuco nemico, si arrampicano sulla struttura per cercare di mettere fuori uso le cariche posizionate dai tedeschi.

Dall’altra parte, Kreuger, che sino a quel momento aveva cercato di ritardare le operazioni di distruzione del ponte, si vede ora costretto a dare l’ordine di farlo saltare in aria; l’esplosione, però, non riesce a farlo crollare perchè gli esplosivi utilizzati non avevano il potenziale adeguato. Kreuger, allora, ordina ai pochi uomini rimasti di cercare a tutti i costi di arginare l’avanzata nemica oltre il ponte mentre egli si reca dal suo generale per chiedergli altre forze di supporto. Von Brock però è stato frattanto rimosso dall’incarico e il suo sostituto ordina che Kreuger sia condannato a morte con l’accusa di aver ritardato le operazioni di distruzione del ponte. Approffitando dell’assenza di Kreuger da Remagen, il suo subalterno, capitano Schmidt (Hans Christian Blech), prende la saggia decisione di arrendersi e consegnarsi agli americani evitando così un sicuro massacro dei suoi uomini.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Dopo aver diretto altri film di guerra e d’azione, in particolare La caduta delle aquile, il regista John Guillermin si conferma con questo film un buon direttore di pellicole vigorose e spettacolari. Senza dubbio, Il ponte di Remagen presenta molti luoghi comuni e situazioni standard tipiche di un film di guerra, cosa peraltro quasi inevitabile in questo genere cinematografico. Ma va evidenziato, fra gli aspetti positivi della pellicola, oltre la buona direzione e la spettacolarità di alcune scene, la presenza di un giusto equilibrio tra le due parti contrapposte protagoniste della storia narrata; in altre parole, il film dà lo stesso peso sia alle vicende americane sia a quelle tedesche evidenziando per ciascuna parte aspetti positivi e aspetti negativi. A tale riguardo, mi pare giusto sottolinearlo, molti film bellici, a differenza di questo, tendono spesso in modo spropositato e pomposo a valorizzare soltanto gli aspetti positivi di una delle due parti (gli americani, quasi sempre) e a enfatizzare quelle negative dell’altra parte in gioco (il 99% nazisti). Uno degli aspetti criticabili de Il ponte di Remagen, a mio avviso, è quello di essere un po’ schematico e troppo sintetico nello sviluppo delle personalità e dei rapporti fra i protagonisti – a parte, forse, nel finale del film quando, dopo la resa dei tedeschi, Hartman ritrova l’amico Angelo che credeva morto in uno degli scontri precedenti col nemico. Per contro, questa stessa schematicità e il taglio semidocumentaristico fanno emergere chiaramente il contesto storico e rendono chiara la situazione tattica in cui si svolgono le vicende.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The bridge at Remagen
Anno: 1969
Genere: guerra
Regia: John Guillermin
Sceneggiatura: Richard Yates, William Roberts
Soggetto: da un racconto di Roger Hirson
Musica: Elmer Bernstein

Cast:
George Segal interpreta il tenente Hartmann
Ben Gazzara interpreta il sergente Angelo
Robert Vaughn interpreta il maggiore Kreuger
Bradford Dillman interpreta il maggiore Barnes
Peter Van Eyck interpreta il generale Von Brock
Hans Christian Blech interpreta il capitano Schmidt
E.G. Marshall interpreta il generale Shinner
Heinz Reincke interpreta Holzgang
Joachim Hansen interpreta il capitano Baumann
Sonja Ziemann interpreta Greta Holzgang
Anna Gael interpreta la ragazza francese

Alcune immagini del film:

La spia che venne dal freddo (1965)

28 Gen
Articolo già pubblicato il 23/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

Negli anni della guerra fredda, l’agente Alec Leamas lavora a Berlino per conto dei servizi segreti britannici. Leamas è in attesa che uno dei suoi agenti infiltrati all’est gli passi delle informazioni, ma quando questi cerca di passare il confine tra zona est e zona ovest viene assassinato. Si pensa che il mandante sia un certo Mundt, capo del servizio segreto sovietico che opera nella Germania dell’est. Il servizio britannico organizza allora un piano per eliminare Mundt chiamando in causa l’agente Leamas. Una volta rientrato a Londra, Leamas, come stabilito dal piano, deve fingere di essere stato licenziato dagli inglesi, cercarsi un’altro lavoro e farsi vedere frustrato e amareggiato: tutto ciò per fare in modo che il controspionaggio sovietico lo assuma come loro collaboratore. Una volta entrato nell’ambiente dei servizi segreti nemici, il compito successivo di Leamas è quello di prendere contatto con Fiedler, il vice di Mundt, e fornirgli delle prove che Mundt sia un traditore. Sfruttando il fatto che tra i due gerarchi non corre buon sangue, l’obiettivo è quello di indurre Fiedler a fare fuori il suo capo e a prenderne il posto.
Tutto va secondo i piani finché, durante il processo istituito per decidere le sorti di Mundt, la situazione subisce un brusco ribaltamento: l’avvocato difensore dello stesso Mundt dimostra infatti che Leamas sta facendo il doppio gioco. Così Mundt viene riabilitato mentre il suo antagonista Fiedler viene condannato. Anche per Leamas la situazione si fa difficile, ma un nuovo colpo di scena cambia il corso degli eventi: una volta concluso il processo, Mundt rivela a Leamas di essere effettivamente un agente del controspionaggio inglese e lo aiuta a fuggire. Leamas si rende conto di essere stato soltanto una pedina di un progetto di cui non conosceva importanti dettagli e che ha visto coinvolta anche la sua ragazza Nancy, conosciuta a Londra poco prima di essere assoldato dai servizi sovietici. Per i due amanti il finale sarà molto amaro.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Martin Ritt dirige con grande mestiere questo bellissimo film di spionaggio tratto da un apprezzato romanzo dello scrittore John Le Carré. La pellicola colpisce per la bella direzione della fotografia in bianco e nero, l’ambientazione suggestiva e la dinamica coinvolgente con cui le vicende vengono narrate, nonostante il fitto intreccio di nomi e fatti. Il cast di attori è di grandissimo livello. Richard Burton è fenomenale nei panni del protagonista Alec Leamas: crea un personaggio vero, un uomo senza grandi ideali, disilluso e consapevole della precarietà e pericolosità di un mestiere come il suo. Per questa interpretazione l’attore britannico ricevette una nomination agli Oscar e vinse un BAFTA, un David di Donatello e un premio ai Laurel Awards. Da segnalare anche le ottime interpretazioni di Claire Bloom, Oskar Werner (un Golden Globe per lui) e Peter Van Eyck. Bella la colonna sonora scritta da Sol Kaplan che si sposa bene con le atmosfere cupe e malinconiche del film.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The spy who came in from the cold
Anno: 1965
Genere: spionaggio, drammatico
Regia: Martin Ritt
Sceneggiatura: Paul Dehn, Guy Trosper
Soggetto: da un romanzo di John Le Carré
Musica: Sol Kaplan

Cast:
Richard Burton interpreta Alec Leamas
Claire Bloom interpreta Nancy Perry
Oskar Werner interpreta Fiedler
Sam Wanamaker interpreta Peters
Peter Van Eyck interpreta Mundt
George Voskovec interpreta l’avvocato difensore di Mundt
Rupert Davies interpreta Smiley
Cyril Cusack interpreta Control
Michael Hordern interpreta Ashe
Robert Hardy interpreta Dick Carlton
Bernard Lee interpreta Patmore

Alcune immagini: