Tag Archives: Richard Burton

La spia che venne dal freddo (1965)

28 Gen
Articolo già pubblicato il 23/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

__________

TRAMA

Negli anni della guerra fredda, l’agente Alec Leamas lavora a Berlino per conto dei servizi segreti britannici. Leamas è in attesa che uno dei suoi agenti infiltrati all’est gli passi delle informazioni, ma quando questi cerca di passare il confine tra zona est e zona ovest viene assassinato. Si pensa che il mandante sia un certo Mundt, capo del servizio segreto sovietico che opera nella Germania dell’est. Il servizio britannico organizza allora un piano per eliminare Mundt chiamando in causa l’agente Leamas. Una volta rientrato a Londra, Leamas, come stabilito dal piano, deve fingere di essere stato licenziato dagli inglesi, cercarsi un’altro lavoro e farsi vedere frustrato e amareggiato: tutto ciò per fare in modo che il controspionaggio sovietico lo assuma come loro collaboratore. Una volta entrato nell’ambiente dei servizi segreti nemici, il compito successivo di Leamas è quello di prendere contatto con Fiedler, il vice di Mundt, e fornirgli delle prove che Mundt sia un traditore. Sfruttando il fatto che tra i due gerarchi non corre buon sangue, l’obiettivo è quello di indurre Fiedler a fare fuori il suo capo e a prenderne il posto.
Tutto va secondo i piani finché, durante il processo istituito per decidere le sorti di Mundt, la situazione subisce un brusco ribaltamento: l’avvocato difensore dello stesso Mundt dimostra infatti che Leamas sta facendo il doppio gioco. Così Mundt viene riabilitato mentre il suo antagonista Fiedler viene condannato. Anche per Leamas la situazione si fa difficile, ma un nuovo colpo di scena cambia il corso degli eventi: una volta concluso il processo, Mundt rivela a Leamas di essere effettivamente un agente del controspionaggio inglese e lo aiuta a fuggire. Leamas si rende conto di essere stato soltanto una pedina di un progetto di cui non conosceva importanti dettagli e che ha visto coinvolta anche la sua ragazza Nancy, conosciuta a Londra poco prima di essere assoldato dai servizi sovietici. Per i due amanti il finale sarà molto amaro.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Martin Ritt dirige con grande mestiere questo bellissimo film di spionaggio tratto da un apprezzato romanzo dello scrittore John Le Carré. La pellicola colpisce per la bella direzione della fotografia in bianco e nero, l’ambientazione suggestiva e la dinamica coinvolgente con cui le vicende vengono narrate, nonostante il fitto intreccio di nomi e fatti. Il cast di attori è di grandissimo livello. Richard Burton è fenomenale nei panni del protagonista Alec Leamas: crea un personaggio vero, un uomo senza grandi ideali, disilluso e consapevole della precarietà e pericolosità di un mestiere come il suo. Per questa interpretazione l’attore britannico ricevette una nomination agli Oscar e vinse un BAFTA, un David di Donatello e un premio ai Laurel Awards. Da segnalare anche le ottime interpretazioni di Claire Bloom, Oskar Werner (un Golden Globe per lui) e Peter Van Eyck. Bella la colonna sonora scritta da Sol Kaplan che si sposa bene con le atmosfere cupe e malinconiche del film.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The spy who came in from the cold
Anno: 1965
Genere: spionaggio, drammatico
Regia: Martin Ritt
Sceneggiatura: Paul Dehn, Guy Trosper
Soggetto: da un romanzo di John Le Carré
Musica: Sol Kaplan

Cast:
Richard Burton interpreta Alec Leamas
Claire Bloom interpreta Nancy Perry
Oskar Werner interpreta Fiedler
Sam Wanamaker interpreta Peters
Peter Van Eyck interpreta Mundt
George Voskovec interpreta l’avvocato difensore di Mundt
Rupert Davies interpreta Smiley
Cyril Cusack interpreta Control
Michael Hordern interpreta Ashe
Robert Hardy interpreta Dick Carlton
Bernard Lee interpreta Patmore

Alcune immagini:

Annunci

Addio a Elizabeth Taylor

11 Gen
Articolo già pubblicato il 24/03/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

__________

Ieri, 23 Marzo 2011, si è spenta all’età di 79 anni una grande attrice di Hollywood: Elizabeth Taylor. Da molti conosciuta col diminutivo di Liz, la Taylor è stata molto popolare in particolare negli anni ’50, all’apice della sua carriera artistica e della sua bellezza. Sì, in effetti è stata un’attrice piuttosto affascinante, soprattutto per quei suoi occhi blu-viola che hanno lasciato un’impronta indimenticabile sugli schermi. Di origini inglesi, Liz ha iniziato la sua carriera giovanissima – aveva solo 11 anni – recitando nel film “Torna a casa Lassie” del 1943 a cui farà seguito, l’anno successivo, “Il coraggio di Lassie”. La sua popolarità comincia a crescere sensibilmente con il film “Piccole donne” del 1949 tratto dal famoso romanzo della Alcott e che ebbe un discreto successo di pubblico. Gli fa seguito, nel 1950, la bella commedia “Il padre della sposa” diretto da Vincente Minnelli. Iniziano così gli anni ’50 e Elizabeth diventa protagonista di pellicole straordinarie a cominciare da “Un posto al sole” (1951) di Gerge Stevens dove recita al fianco di Montgomery Clift – i due diventeranno grandi amici – seguito dal kolossal storico Ivanhoe (1952) di Richard Thorpe con Robert Taylor. Arrivano poi “L’ultima volta che vidi Parigi” (1954) di Richard Brooks con Van Johnson, “Il gigante” (1956) di George Stevens, in cui Liz recita al fianco di un’altro suo grande amico, Rock Hudson, e “L’albero della vita” (1957) di Edward Dmytryk dove ritrova Montgomery Clift. Grazie a queste interpretazioni straordinarie Elizabeth diventa una star di livello assoluto raccogliendo, fra l’altro, la sua prima nomination agli Oscar con il sopraccitato “L’albero della vita”. E non finisce quì perchè la Taylor continua a essere protagonista di altri titoli di grande successo come la commedia con risvolti drammatici “La gatta sul tetto che scotta” (1958) sempre di Richard Brooks (seconda nomination agli Oscar), l’enigmatico “Improvvisamente l’estate scorsa” (1959) di Joseph L. Mankiewicz (terza nomination) e la commedia brillante “Venere in visone” (1960) di Daniel Mann che le consentirà di vincere il suo primo Oscar. Nel 1963 è la volta del kolossal storico “Cleopatra” in cui la Taylor recita al fianco di Richard Burton che sarà uno dei suoi sette mariti ma il vero e unico grande amore della sua vita, come dichiarò l’attrice. La seconda statuetta arriva con “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1966) di Mike Nichols in cui Liz duetta magistralmente col marito Richard Burton. Elizabeth ha lavorato anche in Italia recitando nel film di Franco Zeffirelli “La bisbetica domata” (1967) ancora una volta assieme a Richard Burton. Negli anni settanta dirada le sue apparizioni cinematografiche per poi allontanarsi gradualmente dalle scene continuando comunque a far parlare di se per la sua vita sentimentale molto movimentata. Ma al di là dei tanti amori burrascosi, Liz è stata una persona molto altruista; aveva fondato infatti un’associazione per raccogliere fondi a favore della ricerca per combattere l’AIDS.

Dove osano le aquile (1968)

13 Dic
Articolo già pubblicato il 25/07/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

__________

Una squadra di soldati inglesi viene inviata in Germania con lo scopo di liberare un generale americano tenuto prigioniero dai nazisti in un castello quasi inespugnabile situato in mezzo alle montagne innevate. Il gruppo è comandato dal maggiore Smith (Richard Burton) e fra essi vi è anche un americano, il tenente Schaffer (Clint Eastwood). L’obiettivo ufficiale del difficile compito è di impedire che il prigioniero possa rivelare ai tedeschi preziose informazioni circa lo sbarco alleato in Europa. In realtà la missione è una messa in scena predisposta allo scopo di smascherare il controspionaggio tedesco infiltratosi nei vertici del comando britannico. Il prigioniero che i tedeschi credono sia il generale americano, infatti, altro non è che un attore al servizio degli inglesi.
La trama apparentemente articolata e macchinosa rende invece il film avvincente e meno scontato rispetto a molti altri appartenenti a questo genere. Molto belle e spettacolari le tante scene d’azione anche se alcune sono un po’ al limite del realistico. Per quanto riguarda il cast, tutti sono stati all’altezza della situazione: Richard Burton solido e convincente, nonostante non fosse più giovanissimo; Clint Eastwood preciso e in forma smagliante e Mary Ure decisa e pimpante. Da sottolineare anche le buone prove di Patrick Wymark, del veterano Michael Hordern e di Anton Diffring, attore già collaudato nel vestire i panni di ufficiale tedesco.
Il soggetto del film è tratto da un romanzo di Alistair MacLean e fu lo stesso autore a curarne la sceneggiatura. Ai Laurel Awards del 1970 questa pellicola ricevette due nominations per il Golden Laurel: una per la categoria film drammatico d’azione (Action Drama) e l’altra a Clint Eastwood come performance d’azione. Il film ebbe un ottimo riscontro sul pubblico e ancora oggi è molto conosciuto e apprezzato: per gli amanti del genere si tratta di un vero e proprio cult!

PS:
Per i più curiosi, esiste un sito internet non ufficiale in inglese dedicato a questa pellicola dove si possono trovare tantissime informazioni e curiosità. Ecco il link: http://www.whereeaglesdare.com

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Where eagles dare
Anno: 1968
Genere: spionaggio, guerra, azione
Regia: Brian G. Hutton
Sceneggiatura: Alistair McLean
Soggetto: da un romanzo di Alistair MacLean
Musica: Ron Goodwin

Cast:
Richard Burton interpreta il maggiore Smith
Clint Eastwood interpreta il tenente Schaffer
Mary Ure interpreta Mary
Patrick Wymark interpreta il colonnello Turner
Michael Hordern interpreta l’ammiraglio Rolland
Robert Beatty interpreta il generale Carnaby
Anton Diffring interpreta il colonnello Kramer
Ferdy Mayne interpreta il generale Rosemeyer
Ingrid Pitt interpreta Heidi
Derren Nesbitt interpreta il maggiore Von Hapen
Donald Houston interpreta il capitano Christiansen
Peter Barkworth interpreta Berkeley
William Squire interpreta il capitano Thomas
Brook Williams interpreta il sergente Harrod
Neil McCarthy interpreta il sergente MacPherson

Alcune immagini del film:

Smith (Richard Burton) e Schaffer (Clint Eastwood) osservano da lontano la roccaforte nazista.

Smith spiega il piano d'azione a Mary (Mary Ure) sua collaboratrice nonchè amante.

L'intervento di un ufficiale delle SS mette a repentaglio l'esito della missione.

La spettacolare scena della lotta sulla teleferica.

Addio a Jean Simmons

7 Dic
Articolo già pubblicato il 23/01/2010 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

__________

Ieri, 22 gennaio 2010, nella sua casa di Santa Monica in California si è spenta all’età di 80 anni l’attrice Jean Simmons. E’ stata una delle più grandi protagoniste del cinema degli anni 50′ e 60′ lavorando con quasi tutti i migliori attori e registi di quel periodo. Jean Simmons nacque a Londra il 31 gennaio del 1929 e iniziò la sua carriera di attrice all’età di 14 anni. Fra i suoi primi film ricordiamo “Grandi speranze” del 1946 diretto da David Lean e tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens. Due anni più tardi, nel 1948, recitò in “Amleto” di Laurence Olivier interpretando il ruolo di Ofelia. Nel 1952 l’attrice esordì a Hollywood con la commedia “Androclo e il leone” e successivamente fu protagonista di una serie di fim notevoli fra cui il kolossal biblico “La tunica” del 1954 al fianco di Richard Burton e la commedia “Bulli e pupe” del 1955 al fianco di Marlon Brando. Notevole anche la sua prova nel western impegnato “Il grande paese” del 1958 diretto dal grande William Wyler. Nel 1960 l’attrice, ormai giunta alla sua piena maturità artistica, è protagonista di altri due film memorabili:  “Il figlio di Giuda” di Richard Brooks , in cui  interpreta alla perfezione un ruolo drammatico al fianco del grande Burt Lancaster, e “Spartacus”, altro grande kolossal diretto da Stanley Kubrik e avente come protagonista Kirk Douglas. Negli anni 70′ le sue apparizioni cinematografiche furono meno frequenti perchè  l’attrice preferì dedicarsi maggiormente al teatro. Jean Simmons partecipò anche a produzioni televisive e fra queste ricordiamo la mini serie “Uccelli di rovo” del 1983. L’attrice ricevette diversi riconoscimenti da parte della critica fra cui: due nominations all’Oscar, una nel 1949 come miglior attrice non protagonista in “Amleto” e l’altra  nel 1969 come miglior attrice protagonista in “The happy ending”; una coppa Volpi a Venezia sempre per “Amleto” e un David di Donatello per “I perversi” del 1955. Nel 1988 le fu consegnato un premio alla carriera al festival di Cannes.
Il mio giudizio personale su Jean Simmons è molto positivo: è un’attrice che mi è sempre piaciuta nelle sue interpretazioni e alla quale sono sempre stato particolarmente affezionato forse per quel suo modo di fare molto fine ed elegante, mai volgare, e per la sua semplice ma straordinaria bellezza. Addio Jean!