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Fronte del porto (1954)

30 Gen
Articolo già pubblicato il 24/10/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA (contiene spoiler):

In un settore del grande porto di New York, l’impiego degli operai addetti ai lavori di scarico delle merci è gestito da un’organizzazione disonesta. I lavoratori, infatti, vengono sfruttati e costretti a lavorare per un misero stipendio. Uno di loro, Joey Doyle, decide di denunciare la situazione a una commissione d’inchiesta ma i vertici dell’organizzazione, venuti a conoscenza delle sue intenzioni, lo fanno assassinare. Il capo dell’organizzazione si chiama Johnny Friendly e il suo braccio destro è Charlie Malloy. Il fratello più giovane di Charlie, Terry, lavora anch’egli nello scalo merci ma viene trattato con molto riguardo in cambio della sua collaborazione nelle losche attività dell’organizzazione. Terry, infatti, è stato usato come esca per attirare Joey Doyle nell’imboscata che gli è costata la vita. Il parroco del quartiere, padre Barry, si prende a cuore la situazione di sfruttamento degli operai e cerca di incitarli a ribellarsi contro le ingiustizie a cui sono soggetti ma tutti hanno paura delle conseguenze. Soltanto uno di loro, Dugan, decide di parlare ma farà la stessa fine del povero Doyle. La tragica fine di Dugan, le forti parole di denuncia di padre Barry e l’amore per Edie Doyle, la sorella di Joey, smuovono la coscienza di Terry Malloy, il quale decide di non collaborare più con l’organizzazione e di denunciare i fatti alla commissione d’inchiesta. Friendly si rende conto che Terry potrebbe diventare un pericolo per lui e affida proprio a Charlie il compito di convincere il fratello a non aprire bocca altrimenti sarebbe stato fatto fuori. Charlie, però, non trova il coraggio di fare del male a suo fratello quando questi gli fa capire che sarebbe andato fino in fondo nella faccenda e così lo lascia andare via ma pagherà con la vita questo gesto.
Quando Terry trova il corpo di Charlie appeso in una strada del quartiere è colto da un incontenibile senso di rabbia e di dolore e si mette alla ricerca di Friendly e collaboratori per vendicare l’assassinio del fratello. Padre Barry, però, riesce a fermarlo in tempo e lo convince che la cosa più saggia da fare è presentarsi in tribunale per testimoniare contro Friendly e i suoi scagnozzi. Nonostante la testimonianza di Terry, il processo si conclude senza prove sufficienti per incastrare Friendly, in quanto i suoi collaboratori, la sera prima, avevano fatto sparire tutti i registri della contabilità della società (i ‘libri mastri’), facendo credere che si sia trattato di un furto. Friendly, dunque, può continuare la sua attività ma per ora è costretto a fare le cose in regola con i suoi operai. Terry, invece, viene additato come una spia e tenuto in soggezione anche da molti dei suoi amici e compagni di lavoro. Sì, perchè purtroppo la sua testimonianza viene interpretata come un gesto di vigliaccheria anzichè come un legittimo e doveroso atto di rivendicazione dei diritti di tanti lavoratori. Quando l’indomani mattina Terry si presenta al posto di lavoro è l’unico a essere scartato. Allora, con grande coraggio, egli va da Friendly e lo accusa delle sue soperchierie davanti agli occhi di tutti i suoi compagni di lavoro; solo dopo aver visto Terry massacrato di botte dagli uomini di Friendly, i suoi compagni finalmente capiscono il significato del suo gesto e trovano il coraggio di rifiutarsi di lavorare alle dipendenze dello spietato boss.

COMMENTI PERSONALI:

Fronte del porto è un dramma sociale di enorme spessore, basato fu fatti di cronaca realmente accaduti. Il film esprime una denuncia contro lo sfruttamento dei lavoratori proponendo una storia ben strutturata, coinvolgente che si impernia soprattutto su due personaggi chiave: uno di essi, padre Barry, è colui che, in un certo senso, lancia il messaggio di denuncia e di riscossa; l’altro, Terry, è colui che coglie questo messaggio, lo fa suo e ne diventa alla fine l’eroico paladino. L’autore del soggetto e della sceneggiatura, Budd Schulberg, si è ispirato a una serie di 24 articoli scritti dal giornalista Malcolm Johnson e pubblicati sul quotidiano New York Sun. I fatti raccontati da Johnson si sono svolti, presumibilmente verso la fine degli anni ’40, in varie banchine portuali tra Manhattan e Brooklyn, mentre il film è stato girato nel porto di Hoboken, nel New Jersey, quindi a nord di New York.
Elia Kazan (premio Oscar per la miglior regia) si avvalse, in questa pellicola, del duo formato da Marlon Brando e Karl Malden, che già gli aveva dato grandi soddisfazioni con Un tram che si chiama desiderio. La recitazione dei due attori – nei panni di Terry Malloy e padre Barry, rispettivamente – è di altissimo livello e Brando, soprattutto nella seconda parte del film, è stato a dir poco monumentale. Credo che raramente un premio Oscar come miglior attore protagonista sia stato così meritato come in questo caso. Per Malden, invece, una nomination come miglior attore non protagonista al pari degli altri due grandi interpreti del film: Lee J. Cobb e Rod Steiger – rispettivamente nelle parti di Johnny Friendly e Charlie Malloy. Nessuno dei tre, però, vinse la statuetta che fu assegnata quell’anno a Edmond O’Brien per la sua interpretazione nel film La contessa scalza. Di grande spessore anche la prova di Eva Marie Saint nel ruolo di Edie Doyle: interpretazione che colpisce per precisione ma soprattutto per l’estrema naturalezza. L’attrice vinse l’Oscar come miglior interprete femminile non protagonista. La pellicola fu premiata agli Awards anche per la miglior sceneggiatura e soggetto, miglior film (a Sam Spiegel), miglior fotografia in bianco e nero (a Boris Kaufman), miglior montaggio (a Gene Milford) e miglior direzione artistica (a Richard Day). Innumerevoli i riconoscimenti anche da parte di altre istituzioni e manifestazioni (Golden globes, BAFTA, Mostra di Venezia, ecc.). Film immortale.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: On The Waterfront
Anno: 1954
Genere: drammatico
Regia: Elia Kazan
Sceneggiatura: Budd Schulberg
Soggetto: Budd Schulberg, Malcolm Johnson
Musica: Leonard Bernstein

Cast:
Marlon Brando interpreta Terry Malloy
Karl Malden interpreta padre Barry
Eva Marie Saint interpreta Edie Doyle
Lee J. Cobb interpreta Johnny Friendly
Rod Steiger interpreta Charlie Malloy
Pat Henning interpreta Dugan
Leif Erickson interpreta Glover
James Westerfield interpreta ‘Big’ Mac
Tony Galento interpreta Truck

Alcune immagini:

Il leone del deserto (1981)

24 Gen
Articolo già pubblicato il 16/06/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Basato su fatti realmente accaduti, questo film racconta la tenace ed eroica resistenza dei combattenti libici guidati dal carismatico Omar Mukhtar contro la prepotente espansione coloniale italiana in Libia alla fine degli anni ’20. Come è noto, la colonizzazione italiana in Libia incominciò nel 1911, ma soltanto dopo la salita al potere di Mussolini, nel 1922, le mire espansionistiche italiane in Cirenaica furono riprese con vigore. La strenua resistenza di folti gruppi di ribelli riuscì a tenere a freno le avanzate degli italiani per diversi anni. Le vicende narrate nel film sono avvenute a partire dal 1929, anno in cui il duce (Rod Steiger) nomina come nuovo governatore in Libia il generale Graziani (Oliver Reed), affidandogli il compito di spazzare qualunque forma di resistenza e di dare così una svolta alle ambizioni di conquista italiane nel nordafrica. Nonostante la caparbietà e il pugno duro di Graziani, la resistenza dei ribelli è efficace, grazie alla guida abile del loro condottiero, Omar Mukhtar (Anthony Quinn), soprannominato, non a caso, il ‘leone del deserto’.
Pur di mettere in ginocchio i ribelli, Graziani utilizza qualsiasi mezzo e non si fa alcuno scrupolo di eseguire pesanti rappresaglie sulla popolazione inerme, senza avere rispetto neanche delle donne e dei bambini. Con il solo scopo di guadagnare tempo per consentire l’arrivo di nuovi mezzi e rinforzi dall’Italia, Graziani mette in atto dei tentativi di negoziazione con i ribelli e incarica di questo compito il colonnello Diodìce (Raf Vallone), uno dei pochi italiani che si era mostrato comprensivo e disposto al dialogo con i libici. Omar Mukhtar e i suoi collaboratori non accettano le dure condizioni proposte dagli italiani e capiscono che si tratta soltanto di una mossa per prendere tempo. Infatti, non appena giunti i rinforzi, le offensive degli italiani cominciano a diventare più aspre e incisive. Gli uomini di Mukhtar, continuano a combattere eroicamente, ma le perdite si fanno pesanti e le munizioni sono sempre più scarse. Costretti a ripiegare sulle montagne, i combattenti libici vengono stanati dagli italiani con l’uso di gas e decimati. Omar Mukhtar viene catturato e condannato all’impiccagione con l’accusa di essere un traditore.

Ma traditore di chi? Egli non ha tradito nessuno, ha soltanto combattuto contro gli oppressori del suo popolo.

Non appena uscì, “Il leone del deserto” fu censurato in Italia perchè non dava una bella immagine dei soldati italiani (all’epoca era primo ministro Andreotti). Soltanto nel 2009 il film è stato trasmesso su Sky ma tuttora è ancora difficile da reperire nel nostro paese (mi riferisco all’edizione italiana). Al di là della sua importanza come testimonianza di fatti storici, si tratta un film ben fatto, grazie alla buona direzione del regista siriano Moustapha Akkad e alle grandi interpretazioni degli attori. Molto belle alcune scene d’azione e anche l’ambientazione risulta piuttosto suggestiva soprattutto grazie a una saggia direzione della fotografia.
La struttura della pellicola punta molto sulla contrapposizione a distanza tra i due grandi protagonisti, Omar Mukhtar e Graziani: i due si incontrano soltanto alla fine e quì vengono messe a confronto le loro idee. Si tratta di un film duro che mette a nudo le crudeltà perpetrate dai fascisti nei confronti della popolazione locale ma non dipinge tutti gli italiani allo stesso modo; ce ne sono alcuni, in particolare il già menzionato Diodìce e il tenente Sandrini, che hanno una coscienza e non condividono la politica attuata dai loro superiori ma sono costretti a eseguire gli ordini che vengono dall’alto.
Straordinariamente efficace Anthony Quinn nei panni di Omar Mukhtar: l’attore sembra nato per ricoprire ruoli di questo genere. Bravo Oliver Reed a dare durezza e fierezza al personaggio del generale Graziani. Strepitosa Irene Papas e intenso il nostro Raf Vallone. Rod Steiger è chiamato per la seconda volta ad interpretare Mussolini (lo aveva già fatto in “Mussolini, ultimo atto” di Carlo Lizzani). Un film da vedere assolutamente, che fa riflettere e che riguarda la nostra storia, in questo caso non onorevole, a cui non possiamo restare indifferenti.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Omar Mukhtar – The lion of the desert
Anno: 1981
Genere: guerra, drammatico, storico
Regia: Moustapha Akkad
Sceneggiatura: H.A.L. Craig
Soggetto: basato su fatti storici
Musica: Maurice Jarre

Cast:
Anthony Quinn interpreta Omar Mukhtar
Oliver Reed interpreta il generale Graziani
Irene Papas interpreta Mabrouka
Raf Vallone interpreta il colonnello Diodìce
Rod Steiger interpreta Mussolini
John Gielgud interpreta El Gariani
Andrew Keir interpreta Salem
Gastone Moschin interpreta il colonnello Tomelli
Sky Dumont interpreta Amedeo duca d’Aosta
Stefano Patrizi interpreta il tenente Sandrini

Alcune immagini: