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Quinto potere (1976)

14 Gen
Articolo già pubblicato il 12/04/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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“Dedico questo articolo con il cuore al grande regista Sidney Lumet, scomparso qualche giorno fa”

Dopo una brillante carriera come conduttore di telegiornale nella rete nazionale americana UBS, per Howard Beale (Peter Finch) inizia un periodo di declino aggravato dalla perdita della moglie e dal vizio dell’alcol. La UBS decide così di licenziarlo con due settimane di preavviso e la notizia gli viene data dal suo amico, nonché diretto superiore, Max Schumacher (William Holden) presidente del servizio notizie della rete. I due si sbronzano e il giorno seguente Beale, mentre va in onda, minaccia di suicidarsi. Il fatto crea molto scalpore e non contribuisce di certo a migliorare l’immagine della UBS, un’azienda in crisi che da qualche tempo è stata presa in mano da un’altra società, la CCE. Schumacher concede a Beale un ultima apparizione in TV per potersi congedare in modo dignitoso dai telespettatori, ma l’intervento si rivela un autentico show di Howard che si fa portavoce delle sofferenze e dei disagi della gente, utilizzando un linguaggio non certo consono a un telegiornale. L’episodio, se da una parte provoca preoccupazione nel presidente della UBS, Edward Ruddy (William Prince) e negli altri dirigenti, dall’altra causa un’impennata degli indici di ascolto della rete.
Quest’ultimo fatto non sfugge alla responsabile della programmazione, Diana Christensen (Faye Dunaway), che intravede la possibilità di far risalire le quotazioni della rete sfruttando proprio la follia di Howard. L’idea della Christensen trova l’appoggio di Frank Hackett (Robert Duvall), uno dei maggiori amministratori della CCE, che cerca in tutti i modi di entrare nelle grazie del suo capo supremo Arthur Jensen (Ned Beatty). Così Beale viene rilanciato con un nuovo programma in cui avrebbe dovuto rivestire il ruolo di “profeta dell’etere”. La nuova trasmissione all’inizio non dà i risultati sperati ma a un certo punto Beale, dopo aver fatto un sogno rivelatore, trova una nuova ispirazione – ma probabilmente non è altro che una nuova manifestazione della sua follia – e i suoi spettacoli cominciano a riscuotere un grandissimo successo. La cosa fa esultare Diana e Hackett ma non garba invece a Schumacher che non sopporta di vedere l’amico così sfruttato e ridicolizzato. Approfittando dell’assenza di Ruddy per malattia – morirà di lì a poco – Hackett coglie l’occasione per licenziare Schumacher e affida a Diana anche la gestione del servizio notizie.
Il successo di Howard continua e intanto Diana e Max riprendono una relazione che avevano interrotto al momento del licenziamento di quest’ultimo. Le cose sembrano andare bene per Hackett fino a quando Howard, durante un suo show, rivela dei particolari che riguardano degli accordi economici fra la CCE e delle società arabe: milioni di telespettatori vengono invitati a mandare dei telegrammi alla casa bianca per protesta contro questi accordi e naturalmente in moltissimi aderiscono all’iniziativa. Questo fatto manda su tutte le furie Jensen che convoca Beale e gli impone di assumere una linea completamente differente nel suo programma rivolta, ora, a sedare gli animi della gente e a farli accettare passivamente lo stato delle cose. Questa nuova impronta del programma fa calare notevolmente gli ascolti e a questo punto per Hackett, Diana e gli altri dirigenti della rete si prospetta una situazione senza via d’uscita: non possono licenziare Beale perchè Jensen vuole che egli continui con il suo spettacolo, ma se la trasmissione continua gli ascolti continueranno a diminuire con gravi danni economici per la UBS. Viene così presa una decisione assurda: eliminare Howard. A tale scopo vengono incaricati dei membri di una setta estremistica di rivoluzionari i quali erano già stati ingaggiati dalla Christensen per una trasmissione televisiva. L’omicidio di Howard viene eseguito durante la sua trasmissione perchè, secondo la mentalità di Diana, ogni motivo è buono per far aumentare l’indice di ascolto.
Il film esprime una severa critica al mondo della televisione, in particolare alla logica a cui devono sottostare le programmazioni proposte da un’emittente televisiva – che è quella di ottenere il maggior numero di ascolti indipendentemente dai contenuti delle trasmissioni – e agli intrighi e alle speculazioni delle società che gestiscono il quinto potere. In esso è contenuto anche un monito per tutti gli utenti della televisione, cioè i cittadini; il messaggio viene proprio dalle parole che Howard pronuncia in uno dei suoi spettacoli:


Perchè io dico poveri noi? Perché voi, il pubblico, ed altri 62 milioni di americani ascoltate me in questo istante. Perchè meno del 3 per cento di voialtri legge libri, capito! Perché meno del 15 per cento di voi legge giornali o riviste. Perché l’unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV!
Attualmente, c’è da noi un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla TV!

La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio! E poveri noi se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati!

La televisione non è la verità, la televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni e giocatori di calcio. Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.

Da noi non potreste ottenere mai la verita! Vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna.

Noi commerciamo illusioni; niente di tutto questo è vero! Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede; conoscete soltanto noi!
Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo quì; cominciate a credere che la TV è la realtà e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice. Vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino pensate come in TV! Questa è pazzia di massa!

Nonostante la trama sia piuttosto articolata, si tratta di un grande film perchè la direzione è impeccabile, perchè il messaggio che vuole lasciare non è per niente banale – come spesso accade nei film di Lumet – e perché le interpretazioni degli attori sono state ottime. Faye Dunaway disegna benissimo il suo personaggio di donna completamente immersa nel suo lavoro, cinica e opportunista, incapace di provare veri sentimenti; William Holden interpreta, col suo stile inossidabile, un personaggio che dimostra di avere una certà umanità, sia in senso positivo (la sua solidarietà nei confronti di Beale) che negativo (la sua relazione extraconiugale con Diana); Robert Duvall dà efficacemente vita a un personaggio opportunista e speculatore, anch’egli, come la Christensen, privo di alcuna traccia di sentimento. Ma il grande mattatore è Peter Finch, che interpreta magnificamente la personalità più complessa del film: Howard Beale. Un mix di follia e drammaticità esemplari: performance strepitosa! Da sottilineare, inoltre, la breve ma straordinaria interpretazione di Beatrice Straight nei panni della moglie di Max Schumacher: nella scena in cui il marito le confessa di avere una relazione con un’altra donna, la prova dell’attrice è da manuale di recitazione drammatica! “Quinto potere” ricevette ampi riconoscimenti da parte della critica. Per quanto riguarda gli Oscar furono ben quattro le statuette assegnate: a Faye Dunaway come miglior attrice protagonista, a Peter Finch come miglior attore protagonista, a Beatrice Straight come miglior attrice non protagonista e a Paddy Chayefsky come miglior soggetto e sceneggiatura originale. Peter Finch non potè vedere nè la sua nomination nè l’assegnazione dell’Oscar perchè morì poco dopo la fine delle riprese: il premio fu ritirato dalla moglie Eletha e dallo sceneggiatore Paddy Chayefsky. Anche un BAFTA e un Golden Globe gli furono assegnati postumi.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: Network
Anno: 1976
Genere: drammatico
Regia: Sidney Lumet
Sceneggiatura: Paddy Chayefsky
Soggetto: Paddy Chayefsky
Musica: Elliot Lawrence

Cast:
Faye Dunaway interpreta Diana Christensen
William Holden interpreta Max Schumacher
Peter Finch interpreta Howard Beale
Robert Duvall interpreta Frank Hackett
Wesley Addy interpreta Nelson Chaney
Ned Beatty interpreta Arthur Jensen
Beatrice Straight interpreta Louise Schumacher
William Prince interpreta Edward George Ruddy
Marlene Warfield interpreta Laureen Hobbs
Jordan Charney interpreta Harry Hunter

Alcune immagini del film:

Howard Beale (Peter Finch) comincia a manifestare i primi segni di pazzia.

Diana Christensen (Faye Dunaway) e Max Schumacher (William Holden).

Louise Schumacher (Beatrice Straight).

Howard Beal durante uno dei suoi show.

Frank Hackett (Robert Duvall).

Il ponte sul fiume Kwai (1957)

22 Nov
Articolo già pubblicato il 30/10/2009 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Di solito i miei commenti sui film sono abbastanza sintetici ma in questo caso, trattandosi di uno dei miei film preferiti in assoluto, mi dilungherò un po’ sperando, però, di non annoiare troppo il lettore.

Durante la seconda guerra mondiale, sul versante asiatico – in Birmania per essere precisi – un battaglione di soldati inglesi viene fatto prigioniero dai giapponesi e condotto su un campo di prigionia situato nella foresta. Il colonnello Saito, comandante del campo, vuole impiegare i soldati inglesi, compresi gli ufficiali, per la costruzione di un ponte che consenta di attraversare il fiume Kwai con una strada ferrata e contribuire così alle ambizioni espansionistiche verso occidente dei nipponici. Il comandante dei soldati inglesi, il colonnello Nicholson, si rifiuta di far lavorare gli ufficiali secondo quanto stabilito dalla convenzione di Ginevra, ma Saito non ne vuol sapere e allora fa rinchiudere Nicholson e gli altri ufficiali inglesi in delle celle di isolamento e ordina di cominciare i lavori utilizzando i soldati. Nel campo giapponese è presente anche un marinaio americano di nome Shears il quale, prima di essere catturato, ha indossato la divisa di un maggiore con la speranza che i giapponesi, credendolo un ufficiale appunto, lo avrebbero trattato con più riguardo durante la prigionia. Approfittando di un momento favorevole, Shears riesce a fuggire dal campo e dopo un lungo vagare viene avvistato da un aereo inglese e condotto in un centro di addestramento alleato. Lì Shears apprende dal maggiore Warden che gli inglesi, venuti a conoscenza della costruzione del ponte, vogliono farlo saltare in aria non appena venga costruito. Shears viene coinvolto contro la sua volontà a partecipare alla missione visto che conosce la zona in cui si stanno svolgendo i lavori di costruzione del ponte.
Il colonnello Saito, intanto, vedendo che i lavori non procedono secondo i tempi previsti a causa di incompetenze dei suoi collaboratori e per il cattivo umore dei soldati inglesi, decide di liberare Nicholson e gli altri ufficiali inglesi dall’isolamento, grazie anche alle continue denunce del tenente Clipton, il medico del campo. Saito prova così a dialogare con Nicholson e, su proposta di quest’ultimo, decide alla fine che la direzione dei lavori venga affidata agli ufficiali inglesi. Da quel momento, con i soldati inglesi animati da un nuovo spirito, i lavori riprendono in maniera molto efficiente. Una volta ultimati i lavori, tutti i prigionieri inglesi vengono trasferiti in altro campo, tranne Nicholson e Clipton che rimangono nei pressi del ponte assieme a Saito e alcune guardie giapponesi per attendere l’arrivo di un convoglio nipponico. Proprio in quegli istanti Nicholson si accorge che sui piloni del ponte c’è qualcosa di strano: durante la notte, infatti, il gruppo dei sabotatori diretto da Warden e Shears aveva piazzato una serie di cariche esplosive e la loro intenzione era quella di far saltare il ponte proprio quando sarebbe passato il convoglio. Nicholson capisce che il ponte è stato minato e dà l’allarme: inizia così un cruento scontro a fuoco tra il gruppo dei sabotatori appostati nelle vicinanze e le guardie giapponesi di Saito nel quale quasi tutti rimangono uccisi: fra questi Nicholson, Shears e Saito. Ma proprio Nicholson, in fin di vita, riesce ad azionare il dispositivo per far saltare il ponte e impedire così al convoglio di attraversarlo.

Il ponte sul fiume Kwai è la storia di due personaggi molto diversi: uno, Nicholson, è un uomo orgoglioso sempre pronto a osservare la disciplina e le regole militari anche in una situazione drammatica come quella della prigionia; disposto addiritura a collaborare alla costruzione del ponte pur di dimostrare la superiorità organizzativa e creativa degli inglesi nei confronti dei loro nemici; l’altro, Shears, invece odia la guerra e il sistema militare, dai quali ha sempre cercato di sfuggire. I loro destini si incontreranno in una fine tragica. L’interpretazione di Alec Guinness nei panni del colonnello Nicholson è stata veramente straordinaria e l’attore inglese fu premiato giustamente con l’Oscar come miglior attore protagonista. Molto bravo anche William Holden nel dare drammaticità e ironia al marinaio/maggiore Shears. Il film ricevette altre sei statuette, una delle quali fu assegnata a David Lean come miglior regista. Un’altra statuetta andò alla colonna sonora del film curata da Malcolm Arnold che riadattò per l’occasione una marcia scritta nel 1914 dal tenente inglese F.J. Ricketts intitolata “Colonel Bogey March”. Il motivetto fischiettato dai soldati inglesi nel film è diventato celebre in tutto il mondo. Solo – si fa per dire – una nomination a Sessue Hayakawa come miglior attore non protagonista per l’ottima interpretazione del colonnello Saito.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The bridge on the river Kwai
Anno: 1957
Genere: guerra, drammatico
Regia: David Lean
Sceneggiatura: Michael Wilson e Carl Foreman
Soggetto: da un romanzo di Pierre Boulle
Musica: Malcolm Arnold

Cast:

Alec Guinness interpreta il tenente colonnello Nicholson
William Holden interpreta il maggiore/marinaio Shears
Sessue Hayakawa interpreta il colonnello Saito
Jack Hawkins interpreta il maggiore Warden
James Donald interpreta il tenente medico Clipton
Geoffrey Horne interpreta il tenente Joyce
André Morell interpreta il colonnello Green

Alcune scene del film:

Il tenente colonnello Nicholson (Alec Guinness) nel campo di prigonia giapponese.

Il maggiore Warden (Jack Hawkins) espone a Shears (William Holden) il suo piano per far saltare il ponte.

Nicholson e Saito (Sessue Hayakawa) ispezionano le fondamenta del ponte.

Il ponte salta in aria un istante prima che passi il convoglio ferroviario nipponico.