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I ragazzi venuti dal Brasile (1978)

26 Gen
Articolo già pubblicato il 07/09/2011 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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TRAMA

1974 – Il giovane Barry Kohler si trova in Paraguay per seguire i movimenti di un gruppo di ex ufficiali nazisti che si trovano a piede libero in sudamerica. Kohler intuisce che c’è sotto qualcosa di grosso e si mette in contatto con Ezra Lieberman, un famoso cacciatore di criminali nazisti, ormai anziano, che vive a Vienna con la sorella Esther. Lieberman capisce che il ragazzo si sta mettendo nei guai e gli consiglia di desistere da questa pericolosa impresa e di andarsene immediatamente dal Paraguay. Ma Kohler continua la sua personale indagine e scopre che il gruppo di ex nazisti ha intenzione di riunirsi nella villa di uno di essi; con la collaborazione di un servo della villa, il piccolo Ismael, Kohler riesce a far piazzare un ricevitore radio nella sala riunioni per poter ascoltare e registrare la conversazione dall’esterno dell’abitazione. La riunione è presieduta da Josef Mengele, colui che, durante il nazismo, fu il medico del campo di concentramento di Auschwitz e autore di innumerevoli atroci esperimenti nei confronti di tantissimi deportati. Mengele espone ai suoi camerati un inquitante progetto di rinascita del nazismo il quale, per poter essere attuato, prevede l’assassinio di 94 uomini di 65 anni di età che vivono in varie nazioni del mondo. Questi delitti devono avvenire secondo una tabella di marcia ben definita e con scadenze temporali più precise possibili. Qualcosa però non và per il verso giusto e si scopre la presenza del ricevitore: la riunione viene subito interrotta e il piccolo collaboratore di Kohler, una volta scoperto, è costretto a rivelare l’identità della spia. Kohler, intanto, giunto al suo appartamento, si mette subito in contatto telefonico con Ezra Lieberman e gli rivela quanto scoperto, ma prima che la conversazione si concluda, il giovane viene assassinato dagli uomini di Mengele. Quest’ultimo capisce che all’altro capo del telefono c’è Lieberman, ma nonostante ciò è fermamente deciso a proseguire nell’attuazione del suo progetto, convinto che gli indizi sono troppo vaghi e sconnessi perchè il piano possa essere scoperto. Lieberman, dal canto suo, vorrebbe fare luce sulla situazione ma effettivamente le informazioni a sua disposizione non gli consentono di capire cosa stia tramando l’ex medico del terzo Reich.
L’anziano cacciatore di nazisti decide allora di raccogliere informazioni su tutti gli uomini di 65 anni che vengono assassinati nelle nazioni di cui gli ha parlato Kohler e di andare a trovare le vedove di questi uomini. La maggior parte di queste visite si rivela infruttuosa, però il nostro arguto signore scopre che due dei figli di questi uomini assassinati sono identici fra loro sia come aspetto che come comportamento. Egli scopre, inoltre, che questi ragazzi, che hanno circa 14 anni, capelli neri e occhi azzurri, non sono figli naturali ma sono stati adottati tramite un’agenzia sudamericana e l’intermediario delle adozioni era una donna tedesca. Lieberman pensa che la donna dell’agenzia possa essere Frieda Maloney, una ex guardiana di un campo di concentramento che ora si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso tanti bambini ebrei. Fu proprio Liberman che la trovò dopo tanti anni dalla caduta del nazismo e la fece condannare. Dal colloquio in carcere con la donna, Lieberman ottiene delle informazioni decisive per la sua indagine: Frieda Maloney, infatti, ammette di aver effettivamente lavorato in una agenzia di adozioni gestita da ex nazisti e che il suo compito era quello di affidare dei bambini provenienti dal Brasile a una ventina di famiglie americane. Il nostro riesce anche a farsi dare il nome di una di queste famiglie a cui è stato affidato uno dei bambini in questione: si tratta della famiglia Wheelock che vive in Pennsylvania. Lieberman telefona subito a questa famiglia e avverte il signor Wheelock che qualcuno potrebbe ucciderlo e decide di andare là di persona.
Intanto si viene a sapere presso l’organizzazione neonazista che finanzia il progetto di Mengele, che Lieberman oramai conosce troppe cose e si decide di sospendere l’operazione e di richiamare tutti i sicari. Mengele non demorde e vuole continuare da solo a portare avanti il suo folle progetto e, quindi, proseguire con l’assassinio dei rimanenti uomini della sua lista. Il primo di questi che deve essere ucciso è proprio il signor Wheelock che vive in Pennsylvania. Per Lieberman ormai è chiaro che i bambini provenienti dal Brasile e che sono stati dati in affidamento da Frieda Maloney sono stati creati dal dottor Josef Mengele. Ma non riesce ancora a comprendere perchè i padri adottivi di questi bambini vengono assassinati una volta raggiunta l’età di 65 anni e, nel contempo, quando i loro figli adottivi ne hanno compiuto 14. La risposta a quest’ultimo interrogativo Lieberman la trova dopo una chiacchierata col professor Bruckner, dell’Università di Vienna, il quale gli fornisce delle spiegazioni sul meccanismo della clonazione e come questa possa essere potenzialmente applicata anche sugli esseri umani. In quest’ultimo caso la clonazione potrebbe consentire di ottenere delle repliche di grandi uomini come Mozart o Einstein, per esempio. Bruckner spiega anche che per ottenere una copia identica di un essere umano sia dal punto di vista fisico che intellettuale è necessario che il nuovo essere clonato viva in un contesto ambientale che assomigli il più possibile a quello in cui ha vissuto la persona che si vuole replicare. Lieberman focalizza la sua attenzione sull’ambiente familiare in cui hanno vissuto i ragazzi provenienti dal Brasile che, nei i casi a lui noti, presenta delle forti analogie: padre un po’ anziano e autoritario con un posto di dipendente statale, madre un po’ giovane e permissiva; infine il padre muore all’età di 65 anni. La conclusione di Lieberman è agghiacciante: il piano di Mengele è quello di cercare di creare un altro Adolf Hitler!
Come previsto, Lieberman parte alla volta della Pennsylvania per trovare la famiglia Wheelock ma Josef Mengele arriva poco prima di lui. Il signor Wheelock in quel momento si trova solo in casa e quando apre la porta e chiede all’uomo che gli sta davanti se si tratta di Lieberman, Mengele astutamente annuisce. Wheelock ha in casa dei doberman addestrati ad attaccare chiunque cerchi di minacciare il loro padrone. Lo spietato medico tedesco allora, con una scusa, riesce a convincere Wheelock a rinchiudere i suoi cani in una stanza e subito dopo lo uccide con alcuni colpi di pistola. Nel frattempo giunge alla casa dei Wheelock anche Lieberman: appena questi vede Mengele gli si avventa contro ma quell’altro, essendo armato, riesce ad avere la meglio. Lieberman è ferito ma, nonostante Mengele gli tenga puntata contro la pistola, riesce con uno scatto ad aprire la porta della stanza in cui si trovavano rinchiusi i cani di Wheelock. Le bestie si avventano subito su Mengele facendogli perdere l’arma e rendendolo inoffensivo. A quel punto il figlio adottivo dei Wheelock, Bobby, rientra a casa da scuola e si trova davanti agli occhi i due uomini feriti. Alla vista del ragazzo, Mengele è colto da un senso di compiacimento per una delle sue creature e cerca di spiegargli lo scopo a cui è stato predestinato. L’agonizzante Lieberman dice a Bobby che Mengele ha ucciso suo padre e quando il ragazzo vede il corpo del genitore riverso in cantina ordina ai cani di attaccare a morte Mengele. Lieberman viene ricoverato in ospedale e riesce a sopravvivere nonostante le gravi ferite riportate. La morte di Mengele porta via con sè l’inaudito tentativo di creare un nuovo Adolf Hitler, ma ora un nuovo problema si presenta nei pensieri di Lieberman: se si venisse a conoscenza dei nomi di tutti i ragazzi clonati da Mengele, qualcuno potrebbe decidere di soppriemerli perchè potenzialmente pericolosi. Per evitare che ciò possa accadere, Lieberman brucia la lista con i loro nomi che era riuscito a prelevare dalla giacca di Mengele dopo che questi era stato ucciso dai doberman in casa Wheelock.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Dopo aver diretto film di grande spessore come Il pianeta delle scimmie, Patton generale d’acciaio e Papillon, Franklin J. Schaffner dimostra tutta la sua abilità e consolidata esperienza con questo I ragazzi venuti dal Brasile. Certamente fare una trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Ira Levin poteva essere un’impresa rischiosa viste le tematiche in gioco (neonazismo e clonazione umana) e soprattutto si poteva correre il rischio di cadere nel thriller-fantastico convenzionale. Invece, grazie anche a una sceneggiatura che rispecchia l’impostazione del romanzo, il buon regista riesce a sfornare un robusto film, teso e coinvolgente, basato su una iniziale vicenda misteriosa che viene svelata gradualmente con un crescendo ben ritmato. Forse l’unico momento in cui si eccede nel tentativo di enfatizzare la tensione è nella parte finale del film quando i due protagonisti-antagonisti si incontrano nella casa dei Wheelock. Ma si tratta di un piccolo peccato veniale che non può certo compromettere l’efficacia di questa pellicola. Altro grande punto di forza è il cast di attori scelti per questo film. Per il ruolo dei due protagonisti, Mengele e Lieberman, sono stati designati due grandissimi nomi del cinema: Gregory Peck e Laurence Olivier. Per Gregory Peck si è trattato di un ruolo insolito; infatti l’attore è stato quasi sempre impiegato in parti di personaggi positivi. Quì la sfida per lui è stata difficile ma è riuscito a cavarsela bene e grazie alla sua grande esperienza ha dato vita a un personaggio senza scrupoli, esaltato, con i suoi scatti d’ira e i suoi folli vaneggiamenti. Dall’altra parte c’è l’interpretazione assolutamente monumentale di Lord Olivier: intensa, precisa, a tratti anche ironica, con una espressività e una gestualità impressionanti. Ottimi anche gli altri interpreti di supporto a cominciare dall’inossidabile James Mason e dalla bravissima Lilli Palmer, senza dimenticare Uta Hagen e Steven Guttemberg. Degna di menzione anche l’efficace colonna sonora firmata da Jerry Goldsmith basata su un valzer cupo e inquietante.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The boys from Brazil
Anno: 1978
Genere: drammatico, fantastico
Regia: Franklin J. Schaffner
Sceneggiatura: Heywood Gould
Soggetto: da un romanzo di Ira Levin
Musica: Jerry Goldsmith

Cast:
Gregory Peck interpreta il dottor Josef Mengele
Laurence Olivier interpreta Ezra Lieberman
James Mason interpreta Eduard Seibert
Lilli Palmer interpreta Esther Lieberman
Uta Hagen interpreta Frieda Maloney
Steven Guttenberg interpreta Barry Kohler
John Dehner interpreta Henry Wheelock
Rosemary Harris interpreta la signora Doring
Anne Meara interpreta la signora Curry
John Rubinstein interpreta David Bennett
Jeremy Black interpreta Jack Curry, Simon Harrington, Erich Doring, Bobby Wheelock
Denholm Elliott interpreta Sidney Beynon
David Hurst interpreta Strasser
Bruno Ganz interpreta il professor Bruckner
Walter Gotell interpreta Mundt
Wolfgang Preiss interpreta Lofquist
Sky Dumont interpreta Hessen

Alcune immagini:

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Il treno (1964)

2 Dic
Articolo già pubblicato il 26/11/2009 su http://carovecchiocinema.splinder.com/

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Questo film è dedicato a tutti i partigiani francesi che durante l’occupazione nazista contribuirono, sacrificando la loro vita, alla liberazione del proprio paese. Nell’agosto del 1944, Parigi si trovava ancora sotto l’occupazione tedesca ma l’esercito alleato era ormai alle porte della capitale. Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield), fine intenditore di opere d’arte, ordina che i quadri dei più grandi pittori conservati nel museo Jeu de Paume di Parigi vengano trasferiti in Germania su un treno. La direttrice del museo, Mlle Villard (Suzanne Flon), indignata per questo oltraggio alla sua nazione, parla con un gruppo di partigiani ferrovieri che operano azioni di disturbo contro i nemici presso le stazioni ferroviarie di Parigi e dintorni. Il responsabile del gruppo, Labiche (Burt Lancaster), però, non ha intenzione di impegnare i pochi uomini rimasti per bloccare il treno con i quadri ma ritiene più importante, invece, impedire la partenza di un altro treno carico di mezzi e armi che i tedeschi vogliono inviare al fronte come supporto ai loro compagni. Labiche, quindi, affida la conduzione del treno con i quadri al vecchio Papa Boule (Michel Simon), mentre lui e suoi fidati compagni Didot (Albert Remy) e Pesquet (Charles Millot), ritardano con azioni di disturbo la partenza del treno dei rifornimenti destinati al fronte finchè la stazione non viene bombardata dagli aerei alleati. Il vecchio Boule, nonostante non sia un intenditore d’arte, capisce che il carico del suo treno ha un grande valore per la sua nazione e provoca intenzionalmente un guasto al locomotore per ritardare le operazioni. Purtroppo viene scoperto dai tedeschi che lo uccidono davanti agli occhi dell’impotente Labiche. Von Waldheim, che fino a quel momento si fidava di Labiche, affida allora a quest’ultimo il compito di riparare il locomotore e successivamente la conduzione del treno con le opere d’arte verso la Germania. Il sacrificio del compagno Boule fa cambiare prospettiva a Labiche nei confronti di quel treno e del suo prezioso carico e da quel momento egli cercherà in tutti i modi di impedirne l’arrivo in Germania.
Inizialmente, mediante un accordo fra i vari partigiani dislocati in varie stazioni, si fa credere ai tedeschi che il treno stia seguendo il regolare percorso verso la Germania ma in realtà si tratta di un percorso alternativo che riconduce il treno alla stazione di partenza; lì, poi, viene provocato un ulteriore incidente che rende inutilizzabile il locomotore ma nell’azione perde la vita Pesquet. Von Waldheim, furibondo per l’accaduto, fa fucilare i partigiani che lavorano nella stazione e ordina ai suoi uomini di scovare Labiche. Questi, ferito a una gamba da un colpo sparato dai tedeschi, trova rifugio presso la cantina di una locanda gestita da Christine (Jeanne Moreau). I tedeschi, intanto, per ordine di Von Waldheim sono già all’opera per riparare i danni e far ripartire il treno. Lasciata la locanda, Labiche si incontra in un casolare con l’amico Didot e altri partigiani francesi e lì viene organizzata una nuova pericolosa missione per salvare il treno. Gli alleati, infatti, hanno in programma di bombardare la stazione ma, previo accordo con i partigiani, il treno sarebbe stato risparmiato se avesse avuto un segno di riconoscimento. I partigiani, allora, tornano alla stazione durante la notte e, sfruttando un diversivo, riescono a pitturare di bianco la parte superiore dei primi tre vagoni in modo tale da essere facilmente riconosciuto dagli aerei alleati. Il tentativo riesce ma costerà la vita ad alcuni partigiani fra cui Didot.
Cessato il bombardamento, il treno riparte e, onde evitare ulteriori tentativi di sabotaggio, vengono tenuti a bordo diversi francesi in ostaggio. Labiche, ormai rimasto solo, riesce a far saltare il treno dalle rotaie. A quel punto il convoglio non può più avanzare e i tedeschi che si trovavano a bordo, dopo aver ucciso tutti gli ostaggi, si uniscono al resto dell’armata tedesca che, sconfitta, ripiega ormai verso la Germania. L’unico che non si ritira è Von Waldheim, come se non volesse abbandonare quelle opere d’arte a cui teneva tanto. In quel momento Labiche si avvicina al treno e i due protagonisti si trovano faccia a faccia nella memorabile scena finale. Von Waldheim dice a Labiche:

“Labiche. Ecco il tuo premio. Alcuni dei più grandi quadri del mondo.
Sei soddisfatto, Labiche? Provi forse una qualsiasi emozione vicino a loro?
Per te un quadro ha lo stesso significato che una collana di perle per una scimmia.
Hai vinto per pura fortuna. Mi hai fermato senza sapere che cosa facevi o perchè.
Tu sei nessuno, Labiche. Un mucchio di muscoli.
I quadri sono miei. Saranno sempre miei.
La bellezza appartiene agli uomini che sanno apprezzarla.
Essi apparterranno sempre a me o a uomini come me.
Ora, in questo momento, non potresti neanche dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto”.

Labiche, accecato dalla rabbia, uccide l’ufficiale tedesco con una raffica di mitra.

Il film è ben diretto, ricco di spettaccolari scene d’azione regolarmente intervallate dalle scene parlate. Grande interpretazione per Burt Lancaster, uno dei miei attori preferiti. Benissimo anche Paul Scofield nel dare durezza e fierezza al suo personaggio. A proposito di Paul Scofield, questo è uno dei pochi film in cui è possibile ammirare il bravo attore brittannico in quanto egli dedicò gran parte della sua carriera al teatro. Le musiche sono del grande Maurice Jarre.

Alcuni dati sul film:

Titolo originale: The train
Anno: 1964
Genere: guerra, drammatico
Regia: John Frankenheimer
Sceneggiatura: Franklin Coen e Frank Davis
Soggetto: da un romanzo di Rose Valland
Musica: Maurice Jarre

Cast:
Burt Lancaster interpreta Labiche
Paul Scofield interpreta il colonnello Von Waldheim
Jeanne Moreau interpreta Christine
Michel Simon interpreta Papa Boule
Suzanne Flon interpreta Mlle Villard
Wolfgang Preiss interpreta il maggiore Herren
Albert Remy interpreta Didot
Charles Millot interpreta Pesquet
Richard Munch interpreta il capitano Von Lubitz

Alcune immagini del film:

Il colonnello Von Waldheim (Paul Scofield) ammira i quadri nel museo.

 

Papa Boule (Michel Simon) conduce il treno contenente i preziosi quadri.

 

La stazione di Vaires vicino a Parigi viene bombardata dagli aerei alleati.

 

Labiche (Burt Lancaster) cerca inutilmente di convincere Von Waldheim a risparmiare la vita a Papa Boule.

 

Labiche si nasconde nella cantina della locanda di Christine (Jeanne Moreau).